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12/03/10

Madlib in Africa!



Inarrestabile Madlib! Come annunciato, le sue nuove uscite a cadenza mensile avranno un soggetto preciso di volta in volta. Il suo Medicine Show dopo la comparsata di Guilty Simpson ed il ritorno alle sonorità carioca del secondo volume, fa naturalmente tappa in Africa, laddove è iniziato tutto. Il terzo volume del Medicine Show è da leggersi anche come la quarta installazione della collana Beat Konducta, altra serie che ha foraggiato le doti di eccelso ricercatore passatista dello stesso Madlib. Scandagliando tra il solito innumerevole quantitativo di vinili – dimostrazione che il collezionismo è una scienza (quasi) esatta - ci sono 40 strumentali hip-hop che vanno a costituire una mixtape imperdibile che lascia fuori le ovvietà del caso, concentrandosi su campioni originali di musicisti provenienti da Zambia, Nigeria, Etiopia, Ghana, Botswana e Costa D’avorio. Non solo afro-beat, tra i solchi di queste autentiche rarità troverete anche gemme garage, prog-rock, funk e psych, segno della grande varietà delle fonti cui si attinge. In attesa dell’annunciato viaggio artistico in Jamaica – per il successivo capitolo di questa straripante saga – non resta che perdersi tra i solchi di questo eclatante assemblaggio.

Scarica due tracce da Beat Konduct In Africa:
Madlib - The Frontline (Liberation)
Madlib - African Voodoo Queen (Drama)

29/01/10

The Last Electro-Acoustic Space Jazz & Percussion Ensemble (Madlib) - Miles Away

Seguendo idealmente il filo rosso che aveva portato alla creazione di piccoli capisaldi del rare groove con Stevie (a sua eminenza Stevie Wonder) e Monk Hughes: A Tribute To Brother Weldon (per sua eccellenza Weldon Irvine), Madlib inaugura un’inedita sigla personale come The Last Electro-Acoustic Space Jazz & Percussion Ensemble pagando pegno ad alcuni degli artisti jazz che maggiormente hanno contribuito alla sua formazione artistica. E’ come aprire un enorme file dati pur di attingere alle fasi più calde del jazz creativo, facendo viaggiare corpo ed anima attraverso la spiritualità dei seventies e le innovazioni del post-bop.
Dopo gli exploit di Yesterday’s New Quintet Madlib s’imbarca in quello che è forse il suo progetto più ambizioso. E lo fa con un passo ed una naturalezza che hanno dell’eccezionale. Migliaia di miglia lontano dai producers neri contemporanei, Miles Away è così un’altra disamina coraggiosa del suono Impulse!/Blue Note, ma anche un’indagine sul lavoro non meno prezioso di indipendenti quali Tribe o Strata East.
Una fusion umana, in cui le macchine hanno la loro buona responsabilità in fase di post-produzione, ecco come etichettare Miles Away, vero e proprio cortocircuito temporale contenuto nella preziosa copertina di Radek Drutis. Tra un omaggio a Coltrane/Sanders, uno al grande organista Larry Young ed un altro al trombonista di Detroit Phil Ranelin il disco scorre in un continuum estatico, roba da far accapponare la pelle. Deep jazz is now!

28/01/10

Brasilian Guitar, Fuzz Bananas

Dopo il successo ottenuto con la compilation Psych Funk 101, la neonata World Psychedelic licenzia il suo secondo lavoro, assemblato con dovizia di particolari da Egon della Stones Throw e da un altro manipolo di accaniti collezionisti. Dimenticate i pur ottimi tributi al tropicalismo di Os Mutantes, Tom Zè e compagnia danzante, perchè Brasilian Guitar, Fuzz Bananas è affare per palati fini, una cosa da intenditori autentici insomma. Il fantomatico Joel Stones che si fa carico anche delle note introduttive al disco specifica che i nomi più celebri del movimento sono stati volutamente accantonati.

Quindi nessun accolita del grande produttore Rogerio Duprat, quanto un manipolo di artisti assolutamente misconosciuti e di culto, con magari un solo 45 giri alle spalle.

Parliamo dunque di rarità assolute, all'insegna del più spiritato chitarrismo sudamericano, funky e psichedelia carioca, ammantati da una scorza di fuzz, spesso e volentieri episodi unici pubblicati in veste di promo radiofonici o destinati alla stampa di settore. Ed un piatto del genere oltre che far gola ai più accaniti completisti risulta essere un pozzo cui attingere anche per il pubblico più affascinato dai risvolti terzomondisti dell’acid rock
di fine 60/inizio 70.

Con un lavoro di mastering che ha riportato alla luce tutti i particolari delle incisioni originali ed un libricino a colori di 24 pagine con immagini d'epoca e biografie dettagliate degli artisti coinvolti nel progetto, il disco si presenta come una delle ristampe più significative di
questo anno solare. E se volete saperla tutta un paio di occhialini in 3d sono inclusi nel packaging.

Di seguito la scaletta:

Celio Balona - Tema De Batman
Loyce E Os Gnomes - Era Uma Nota De
The Youngsters - I Want To Be Your Man
Serguei - Ourico
Fabio - Lindo Sonho Delirante
Tony E Som Colorido - O Carona
14 Bis - God Save The Queen
Banda De 7 Legues - Dia De Chuva
Ton E Sergio - Vou Sair De Cateveiro
Ely - As Turbinas Estao Ligadas
Com Os Falcoes Reais - Ele Seculo XX
Marisa Rossi - Cinturao De Fogo
The Pops - Som Imaginario De Jimmi Hendrix
Loyce E Os Gnomes - Que E Isso?
Piry - Heroi Moderno
Mac Rybell - The Lantern

14/01/10

Black Man's Cry - The Inspiration Of Fela Kuti

Cover e musiche ispirate dal padrino dell’Afro-Beat, un’antologia che tematicamente affronta uno dei momenti più alti della musica nera tutta. Approvata dagli stessi familiari di Fela Kuti, la raccolta include tracce rare o altrimenti inedite composte da artisti provenienti da Nigeria, Ghana, Colombia, Trinidad ed altri paesi del sud del mondo.

Fela è stato certamente il nome più celebre della scena musicale nigeriana, quanto meno l’artista che ha avuto maggiore esposizione all’estero. Assieme ai fidi Africa '70 hanno reso celebre un ibrido stilistico a cavallo tra highlife, jazz ed il perpetuo beat del godfather of funk James Brown. Uno stile che presto sarà noto come afro-beat.

In terra natia la popolarità di Fela è stata spaventosa, alla stessa stregua dell’Elvis nell’America degli anni cinquanta.. Eppure, prima che l’occidente si rendesse pienamente conto dell’influenza del nostro, ne è passata di acqua sotto i ponti. Questa compilation è uno dei luoghi ‘strategici’ per affermare la sua legacy – come si dice in gergo – a livello planetario.

La musica di Fela ha avuto infatti un impatto notevole su quello che intendiamo come villaggio globale. La compilation si focalizza sui suoni che il nostro ha in qualche misura ispirato: dagli artisti nigeriani – con i quali ha spesso collaborato nei primi ’70 - ai vicini musicisti del Ghana, fino ad arrivare agli ensemble colombiani – spesso informati dai ritmi Yoruba prossimi alla cumbia – e a quelli di Trinidad dove le cosiddette steel bands andavano per la maggiore. Un’organizzazione musicale quella degli Africa '70 e del loro mentore che echeggia ancora ai giorni nostri, basta farsi un viaggio nei basement di Brooklyn e assistere alle performance dei vari Antibalas o Menahan Street Band.

La compilation assemblata dal sempre puntuale Egon – uno dei produttori artistici alla corte di Stones Throw - è un ulteriore risorsa per i numerosi sostenitori del principe africano ed il nutrito booklet del cd – per il vinile si parla di una lussuosa confezione con 4 dieci pollici – non manca di assemblare foto d’epoca ed approfondimenti di sicuro interesse.

Nella tracklist spiccano i nomi di eroi contemporanei come Whitefield Brothers, Karl Hector & The Malcouns e Daktaris, al fianco di autentiche leggende africane come Segun Bucknor, Dan Satch & His Atomic 8 Dance Band e Bola Johnson.

La compilation edita dalla Now Again Records uscirà in Italia il 1 Febbraio 2010

da questo link è possibile scaricarne una gustosa anticipazione: Dan Satch and his Atomic 8 Dance Band: “Woman Pin Down.”

21/12/09

Strong Arm Steady - Stoney Jackson (Produced by Madlib)

La collaborazione tra Madlib e Strong Arm Steady è frutto di un vero e proprio flusso di energia, dopo oltre sei mesi di certosino taglia e cuci Stoney Jackson è realtà, travolgente essenza hip hop moderna. Sulla stregua di progetti altrettanto definitivi come il Jaylib del 2003 (assieme al compianto J. Dilla) ed il Madvillain del 2004 (assieme a Doom), Stoney Jackson è in tutto e per tutto una produzione da ascriversi al genio di Madlib. Il produttore che ha confezionato 14 esclusivi beats per l’album, passa il testimone al fido collaboratore J. Rocc – uno dei dj più in vista al momento - che smista al centro per Krondon e Phil Da Agony, due mc già ascoltati in numerosi mixtape – proprio con la sigla di Strong Arm Steady – e cruciali nella riuscita di Liberation, collaborazione a quattro mani tra Talib Kweli e Madlib.
Lo stesso Talib Kweli assieme a Guilty Simpson e ad un manipolo di altri talenti del rap made in Los Angeles, prestano carattere ed ugola a questo strabordante progetto. E’ il ritorno deciso di Madlib ad un sentire tipicamente hip-hop e sarà il preludio alla grande collaborazione – liberamente ispirata ad Oj Simpson – che il nostro sta mettendo in piedi con Guilty Simpson.
Considerando che Strong Arm Steady, attraverso canali totalmente indipendenti, ha complessivamente venduto 200 mila copie dei suoi precedenti mix-tapes, è lecito attendersi per queste 14 tracce un vero e proprio tripudio. Sas che vantano anche passate collaborazioni con Juvenile, Xzibit e Dilated Peoples, saranno presto in tour, con un’apparizione al Rock The Bells e date selezionate in compagnia di Talib Kweli. Soul 4 Real!

Scarica il singolo Best Of Times in MP3

18/12/09

The Whitefield Brothers - Earthology

Viaggio intorno alla terra, non un romanzo di Jules Verne, nemmeno quel celebre esperimento consumato nei famosi 80 giorni. Mappe alla mano i Whitefield Brothers hanno puntato luoghi esatti, un’esplorazione che si fonda sul loro concetto di musica dal mondo. Earthology è sin dal titolo un lavoro ambizioso, costruito sulla fondamentale tradizione afro-americana. Dopo la recente ripubblicazione del debutto In The Raw, Now Again licenzia un lavoro che di per sé sarà pietra angolare di un genere ormai cosmopolita. Nelle pieghe della musica dei fratelli di Germania possiamo trovare gli esotismi della musica asiatica (i flauti ed i gong), gli xilofoni e gli strumenti a corda della tradizione africana e le percussioni tipiche dell’America Centrale. Di base c’è ovviamente una propedeutica guida funk, ed un formidabile gusto psichedelico. Ma spesso i capolavori non si completano in solitudine. Meglio rivolgersi alla famiglia, agli spiriti affini di casa Stones Throw ed in giro per il mondo a rapper e musicisti che della musica nera rappresentano oggi l’avanguardia assoluta. Da Brooklyn come dal vecchio continente arrivano i rinforzi ed Earthology si modella come un grande carnevale sonoro, in cui le voci di straordinari mc come Bajka (Joyful Exaltation), Percee P e Med (Reverse), Edan e Mr. Lif (The Gift), si danno appuntamento sullo stesso ring, Le fila dei ‘fratelli’ sono ovviamente aumentate dalla presenza di elementi di Antibalas, Dap-Kings, El Michels Affair e Quantic, per donare maggiore profondità a quello che è stato già definito il manifesto wolrd-psichedelico dei Whitefield Brothers. Visioni in 3-D per un nuovo tribale funk.

Scarica il singolo “The Gift” feat. Edan & Mr. Lif

Peanut Butter Wolf presents: The Minimal Wave Tapes, Vol. 1

Quando i Baron Zen col loro ibrido di punk, disco, rock ed hip hop suonavano per lo più nelle college radio della Bay Area, nessuno avrebbe immaginato il successo che un giorno avrebbe abbracciato uno dei componenti del gruppo. Il giovanissimo Chris Manak - addetto alla programmazione sintetica ed alla drum machine, si dilettava coi compagni universitari a rivisitare numeri dei Joy Division – Walked In Line – e Katrina & The Waves – Walking On Sunshine – prima di spiccare il volo verso una fortunata carriera di discografico. Meglio noto col nome d’arte di Peanut Butter Wolf, sarà uno dei padri fondatori di Stones Throw, l’etichetta californiana che più di ogni altra ha saputo rinverdire i fasti dell’hip-hop americano, attraverso uno slancio futurista ed una ricerca negli ambienti limitrofi. Pagando pegno alle proprie origini musicali, Peanut Butter Wolf bussa direttamente alle porte dell’etichetta culto newyorkese Minimal Wave. Pescare nel torbido del post-punk internazionale, rivolgendosi direttamente alla fonte. Miracoli di synth-pop, stortissima wave e rock dal piglio danzereccio, in un’altra ipotesi scabrosa di suono anni ’80. Direttamente dai nastri originali e con un impeccabile lavoro di restauro, la prima compilation tematica dedicata all’etichetta è fuori. 14 episodi lungamente ricercati dai completisti del genere, con esponenti provenienti davvero da mezzo mondo. Dai leggendari spagnoli Esplendor Geometrico – pionieri del movimento electro-industrial – ai francesi Martin Dupont, passando per la sotterranea hit Who’s Really Listening firmata da Mark Lane (quasi antesignano del sound di Model 500). E’ tutto un fiorire di elementi sintetici, tipologie no wave ed ibridi tra dance e chitarre elettriche. Un pezzo dell’altra storia non più per pochi intimi.

Scarica il Podcast di Minimal Wave da questo link

The Minimal Wave Tapes
Track List:
1. “Way Out Of Living” Linear Movement
2. “Flying Turns” Crash Course In Science
3. “Radiance” Oppenheimer Analysis
4. “Who's Really Listening” Mark Lane
5. “Tempusfugit” Tara Cross
6. “Blurred” Turquoise Days
7. “Mickey, Please...” Bene Gesserit
8. “Moscú Está Helado” Esplendor Geometrico
9. “Reassurance Ritual” Das Ding
10. “Just Because” Martin Dupont
11. “Game & Performance” Deux
12. “Things I Was Due To Forget” Somnambulist
13. “My Time” Ohama
14. “The Cabinet” Das Kabinette

02/10/09

Oh No presents: Ethiopium - nuova uscita Stones Throw

Dopo la Turchia - il rock psichedelico dell’Anatolia rivisto e corretto, sminuzzato – condito attraverso spezie greche, italiane e libanesi - ed offerto attraverso un incessante martellare di breakbeat Oh No visita virtualmente un'altra grande terra foriera di ispirate tradizioni musicali. Siamo in Etiopia per questo nuovo esperimento sul suono curato dal minore dei fratelli Jackson (l’altro è Madlib ovviamente). I dischi li fornisce un grande collezionista come Egon, che da sempre ha avuto le mani in pasta nelle più intime faccende della californiana Stones Throw. L’album sarà pubblicato nella versione integrale a novembre, contemporaneamente all’omonimo caffè Ethiopium, che l’etichetta di Los Angeles lancerà più per vezzo promozionale che non per finalità strettamente commerciali.

Come al solito è un florilegio di suoni ed idee geniali a trionfare sulla scena, la brillantezza di Oh No non è solo nella tecnica dell’assemblaggio, ma nel gusto in cui anche i più coraggiosi degli accostamenti sembrano trovare un senso compiuto, una logica di appartenenza. Tenendo conto di quegli strepitosi anni 60 e 70, la musica etiope viene saccheggiata nei suoi più eclettici momenti, con dosi importanti di funk, jazz, soul, psichedelia e folklore locale. Un disco prettamente strumentale, se si esclude qualche vezzo locale tagliato finemente per l’occasione, quasi come un campione impazzito od un’allucinogena ciliegina sulla torta.

E’ un disco che può rapire i più smaliziati ricercatori di incredibile strange music come i patiti del turntablism, ma in generale tutti coloro che adorando la musica del passato vogliono vederla trasposta – con piglio documentaristico - su una pellicola dei giorni nostri.

23/09/09

Dam-Funk "Toeachizown"

Iniziamo dal personaggio, un improbabile incrocio visivo tra Afrika Bambaata e Rick James. E’ il nuovo in casa Stones Throw, una figura ibrida tra produttore e dj, intrattenitore e mastermind. La musica dell’uomo è un bollente crogiuolo di hip-hop ed electro, un suono che mette in scena i balli sfrenati del rap, attraverso una cultura digitale stimolante. Potrebbero fioccare paragoni anche ingombranti, ma per instradarvi potremmo suggerire un approccio che sta tra Prince – quello di 1999 ad esempio – ed i Newcleus di Brooklyn, con il bene placido degli uomini-macchina di Dusseldorf. I contenuti dei brani di Dam-Funk - a detta dello stesso autore – si focalizzano sulle relazioni, buone e cattive, un sunto poi della vita che scorre quotidianamente.

La musica del nostro, ancora una volta secondo le sue stesse parole, è un funk di taglio melodico, rispettoso di mostri sacri che animavano il dancefloor tra il finire degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo. Si fanno i nomi di Loose Ends, Kashif, Mtume e degli Slave di Steve Arrington.

La solida cultura hip-hop di Dam-Funk, si basa infatti sulla conoscenza di classici latin funk e soul jazz. Palesando comunque un interesse scientifico per le nuove tecniche di registrazione, il taglio dei brani è addirittura chirurgico, l’assemblaggio spaventoso. Toeachizown – che in slang sta appunto per To Each Is Own (ad ognuno il suo) – è il disco definitivo dopo una serie di mix ad hoc per quello che è considerato a Los Angeles l’ambasciatore del boogie-funk.. The new jack is now!

Dam-Funk sarà presto in Italia per due show:

14/10/2009 - Roma - Circolo Degli Artisti

18/10/2009 - Torino - Flora

10/07/09

Introducing Triorganico

Nessun mistero che in casa di Egon girasse della musica brasiliana di nicchia. Del resto le avvisaglie di un'apertura al genere si erano rivelate nel fantastico nuovo album dei Savath & Savalas di Scott Herren, La Llama. Anche un altro habituè dei saloni Stones Throw conme Madlib aveva stretto alleanza con Jackson Conti dei mai troppo decantati jazz-fusionist sudamericani Azymuth, ulteriore suggerimento per chi ha sempre osservato l'evoluzione dell'etichetta californiana ben oltre gli steccati del moderno hip-hop.

Il debutto di Triorganico per la label consorella Now Again è così una diffusione di sapori bossa tardi '50, con le opportune spennellate di jazz caliente. Un qualcosa che mai avreste immaginato provenire dai club sottoerranei di Los Angeles.

Pablo Calogero (sassofono e fiati), Ricardo “Tiki” Pasillas (percussioni) e Fabiano do Nascimento (chitarra) si formano artisticamente nel garage dello stesso Calogero. In primis era solo l'occasione di ascoltare e commentare musica, condividere idee, successivamente si è passati alla scrittura, alla realizzazione di un progetto comune.

Presto il terzetto si trasferisce in un club losangeleno, con residenza settimanale, circostanza che permette loro di provare pezzi inediti ed omaggiare i più grandi compositori brasiliani, in una scaletta fatta prevalentemente di cover. Il gruppo incide il suo primo album seguendo quella che in gergo hip-hop si chiama “guerrilla tactics”. Il risultato è ora alla vostra portata, un album che va a scandagliare le profonde insenature della bossanova, con ricorrenti motivi jazz sixties ed un'idea di multi-culturalità che logicamente regna sovrana.

Se Baden Powell ed il grande maestro Hermeto Pascoal hanno spesso occupato la sfera dei vostri sogni, con Triorganico arriverete a toccare con mano questa sfavillante materia.

26/06/09

Strange Arrangements



‘Ho creato questo mio alter ego soul per gioco, doveva essere una cosa riservata ad amici e familiari e non immaginavo che avrei registrato un album intero o che mi sarei esibito dal vivo. A dire la verità fino a che non ho firmato per la Stones Throw non è che ci abbia mai ragionato su molto in generale…’ Mayer Hawthorne è l’outsider di casa, un bianco dagli occhi blue, ma soprattutto un soulman di quelli autentici. Tanto che Peanut Butter Wolf – uno dei responsabili dell’etichetta di Los Angeles – continuava a chiedere al diretto interessato se i suoi pezzi fossero re-edit di brani soul dei ’60. Eppure Mayer ha fatto tutto in piena autonomia, per di più nella proprio cameretta. L’influenza della Motown è chiaramente palpabile, del resto il vocalist – cresciuto ad ovest di Detroit – è stato da sempre affascinato dai flessuosi arrangiamenti e dalla calda vocalità degli artisti locali. Il brano Just Ain’t Gonna Work Out (certificati oltre 100.000 downloads) è stato singolo della settimana su ITunes in tempi recenti, aumentando il buzz per l’uscita dell’album completo – A Strange Arrangement – atteso con trepidazione tanto dagli addetti ai lavori quanto dai più edotti sostenitori di Isaac Hayes, Leroy Hutson e finanche del primo Barry White. Un lavoro che è figlio di quella grande stagione della musica nera americana, specchio fedele di quanto accaduto e registrato con parsimonia a cavallo tra il 1966 ed 1974. Il celebre dj e selezionatore Gilles Peterson ne parla già come la next big thing di questo 2009, un vecchio marpione del nuovo pop come Mark Ronson (colui che ha lavorato spalle a spalle con Amy Winehouse) ne decanta le qualità. Gli astri sono dalla sua parte, la critica pure.

Il disco esce in Europa il 9 Settembre



22/04/09

Nuovo singolo per Mayer Hawthorne

Nemmeno il tempo di celebrare il suo debutto per Stones Throw con il singolo ‘Just Ain’t Gonna Work Out’ che Mayer Hawthorne torna a deliziarci con il suo suadente timbro in ‘Maybe So, Maybe No’, nuovo dodici pollici destinato ad aumentare vertiginosamente le quotazioni sul mercato di questo autore bianco, completamente immerso nella cultura di un’etichetta simbolo come Motown. Cantante e musicista a tutto tondo originario del Michigan, con il suo esordio Mayer ha conquistato i favori di dj e produttori di calibro internazionale quali Q-Tip, Mark Ronson, Gilles Peterson e Benji B. ‘Maybe So, Maybe No’ è ancora una volta una magnetica jam soul-funk, quasi una hit sommersa della Detroit anni ’60, con un beat tanto minimale quanto ammiccante. Non da meno la b-side “I Wish It Would Rain” (anch’essa nella doppia versione vocale/strumentale), che ci consegnano una futura stella del revival soul, prossimo al suo esordio sulla lunga distanza.

08/04/09

Madlib in Italia!

Re::Life e 24Carat, in collaborazione con Goodfellas, presentano:
MADLIB + J.ROCC
Uno dei volti più noti del catalogo Stones Throw in due dj set esclusivi per l'Italia. Accompagnato - in apertura - dal funambolo dei giradischi J.Rocc

Giovedi 14/05/2009 - Roma - Circolo Degli Artisti
Venerdi 15/05/2009 - Milano - Spazio Maderna

Otis Jackson Jr., in arte Madlib, è senza alcun dubbio l’artista più autorevole e rappresentativo del suono black contemporaneo. Una definizione necessariamente sfuggevole, viste le molteplici e sorprendenti forme che la sua ispirazione musicale riesce ad incarnare. Produttore ipertrofico e multi-dimensionale, Madlib è cresciuto in una famiglia di melomani (suo zio è il noto jazzista John Faddis) appassionati di soul, jazz e funk. Durante l’adolescenza è però la grammatica hip hop a conquistare la sua applicazione maniacale: in breve trasforma lo studio di registrazione (ribattezzato Bomb Shelter) nel suo habitat naturale; attorno a quel suono asciutto, grezzo e analogico finisce per raccogliersi gran parte della scena underground californiana di fine anni ’90, e il suo nome diventa sinonimo di un rinascimento in grado di spingere avanti le inflessibili regole della old-school.
Due i tratti salienti del suo stile: la prospettiva temporale (la capacità di proiettare nel futuro le accecanti intuizioni dei pionieri neri) e l’approccio povero ai suoni (rifiuta di ‘quantizzare’ la musica su un pc, utilizzando solo macchine e campionatori di vecchia tecnologia). Uno sguardo allucinato e onnivoro che lo porta di volta in volta a rileggere (e piegare come un alchimista) le musiche di Bollywood, samba e batucada, Stevie Wonder, il jazz esoterico di fine ‘60, il roots&dub giamaicani, il catalogo Blue Note, il suono broken beat londinese. Nei panni di DJ ha già fatto impazzire mezzo mondo, ivi compreso il Wu-Tang Clan in occasione di un party privato per i Grammy Awards. Il suo ultimo disco (“Beat Kondukta Vol. 5-6”) prodotto proprio insieme a J.Rocc e come sempre edito dalla label cui è legato a filo doppio, la Stones Throw, è un meraviglioso omaggio al collega e amico J Dilla, un florilegio di citazioni soul e jazz assemblate dal tocco magico del Re Mida dei produttori contemporanei.

Assieme a lui, sul palco del Circolo, il DJ ufficiale della Stones Throw, l’unico e inimitabile J.Rocc. Già membro fondatore dei seminali Beat Junkies, vince assieme a quel collettivo ogni dj competition possibile tra il 1997 e il 1998, per poi decidere di ritirarsi dalle sfide e dedicarsi a tempo pieno alla musica. Vedere J.Rocc ‘suonare’ i dischi dal vivo è un’esperienza ai confini dell’indicibile: il suo incontestabile virtuosismo, infatti, non è mai sterile esibizione d’ego ma, piuttosto, perizia tecnica al servizio della musica. Con J.Rocc è sempre la musica infatti a sedere in prima fila: soul, hip hop, reggae, funky-carioca, soundtrack italiane, non fa differenza: tra le sue mani la selezione prende sempre forma e vita propria, ricca di citazioni ludiche e uno spiccato gusto per l’intrattenimento.


19/03/09

Nuovo album per Guillermo Scott Herren aka Prefuse 73 aka Savath & Savalas

Produttore e musicista instancabile Guillermo Scott Herren ha posto le basi per una delle più convincenti contaminazioni tra hip-hop ed elettronica degli ultimi anni, anticipando di gran lunga quanto oggi proposto da artisti vezzeggiatissimi come Flying Lotus, Nosaj Thing, Hudson Mohawke e Bullion

Le sue pubblicazioni a nome Prefuse 73 licenziate da Warp, hanno inaugurato un filone quanto meno progressivo nell’ambito della musica ritmica moderna. Ma Scott ha sempre inseguito il suo istinto in maniera fedele. Facendo leva sulla sua sfaccettata personalità artistica, ha sempre mantenuto i piedi in più staffe. Sintomatica l’avventura svoltasi in parallelo con Savath & Savalas, che esordivano nel 2000 con Folk Songs for Trains, Trees and Honey per la Hefty di John Hughes, marchio di Chicago da sempre lungimirante nella scelta del suo roster.

Se Savath & Savalas era da considerarsi l’alter ego post-rock di Prefuse 73, con tutto quello che comporta l’abusato termine, la strada per Herren si è sempre mostrata in salita. Indubbiamente per la sua smania nel ricercare l’ibrido più fantasioso. Dopo aver vissuto per ben 4 anni a Barcelona è il momento del suo album catalano. Apropa't che vede la luce nel 2004 su Warp (nuova logica destinazione) introduce la collaborazione con la cantante locale Eva Puyelo Muns. Ed è una svolta, decisa. Ci troviamo in territori strettamente neo-folk, anche se la post-produzione di Scott e lo zampino di due vecchi e stimati amici come John Herndon e John McEntire (Tortoise), contribuiscono ad offrire una patina di modernità al tutto.

A distanza di pochi mesi l’Ep Mañana costituito da outtakes che non fanno che rinverdire i fasti dell’album principale, capace di catturare l’attenzione dei più sensibili ascoltatori di psichdelia in bassa fedeltà

E’ un mistero come Golden Pollen – uscito nel 2007 per un colosso indipendente come Anti – non abbia raccolto altrettanto successo. Un piccolo cambiamento si scorge nell’utilizzo della voce, dato che le parti cantate sono ora a completo appannaggio di Herren, che solo in un occasione si fa aiutare dallo svedese Josè Gonzales.

Il mercato si chiude a riccio nel frattempo e presto occorre trovare una nuova dimora artistica. E’ allora che Scott si decide a titar su il telefono per entrare in contatto col vecchio amico Egon, uno dei boss della californiana Stones Throw.

Dopo una breve contrattazione si aprono dunque le porte della label di Los Angeles, che è ben lieta di accogliere le avventure decisamente visionarie ed introspettive del nuovo Herren.
La Llama prende in considerazione melodie di stampo catalano e ritmi subdoli che invece guardano direttamente al sud America. I nomi dei due nuovi collaboratori sono Puyuleo Muns e Roberto Carlos Lange. Entrambi sono mossi dall’amore comune per le sonortià lisergiche provenienti dalla piccola scena di Recife, in Brasile, agli albori degli anni ’70. E considerato che Egon è un accanito collezionista, presto si ritrova con Herren a fare considerazioni sulle musiche imprevedibili di Marconi Notaro, Flaviola, Lula Cortes e Ze Ramalo.
In tutto questo c’è anche poi la stima infinita per il compianto produttore di casa J.Dilla, l’apprezzamento per Madlib e per il giovane virgulto Koushik, che proporpio con Herren sembra condividere una visone musicale a 360 gradi .

E’ un altro colpaccio per Stones Throw ed un’altra indicazione di assoluta attualità dopo le azzeccate escursioni prog psichedeliche del chitarrista dei Mars Volta Omar Rodiguez Lopez - Old Money - ed il Beat Konducta 5&6 con cui Madlib ha voluto pagare il suo personale tributo a J.Dilla. L’intenzione non è quella di scalare le classifiche, ma di lasciare – ancora una volta – un segno permanente nella storia della musica underground che conta.

IL DISCO USCIRA' IN EUROPA IL 18 MAGGIO

Scarica il singolo La Llama da questo link

13/01/09

Madlib è The Beat Konducta - A Tribute To Dilla

Quando Madlib ha fatto seguito all’epocale Donuts di J Dilla – un lavoro che ha introdotto nuovi standard non solo nel mondo dell’hip-hop, ma anche in quello della musica ritmica tutta – con un concept interamente strumentale, una nuova serie ha preso forma all’interno del già sfavillante catalogo della californiana Stones Throw.
Beat Konducta, questo il marchio indelebile che campeggia nella nuova collana, di cui Madlib è cospiratore principe, spesso associato a complici di tutto valore. Il concetto è semplice, tutti i beats ed i campioni accumulati dal nostro in maniera spesso rudimentale, vengono accorpati formalmente in un album, seguendo un concetto comune. Sono autentici viaggi che prendono forma attorno alla produzione più ‘casalinga’ del nostro, quasi un diversivo rispetto alle avventure ufficiali che lo hanno visto protagonista dietro al banco di regia per il gotha della musica urban afro-americana: Ghostface, De La Soul, Talib Kweli e più recentemente Erykah Badu.
I primi due volumi della serie – Movie Scenes – rappresentavano una colonna sonora mentale, come un film che si svolgesse unicamente nella testa di Madlib. Viaggio totale con tappe in Africa – il versante più psichedelico dell’afro beat – nell’America – appunto – cinematografica della Blaxpoitation , in Sudamerica – tropicalismi ed emanazioni lisergiche di quella tribù facente capo ai vari Caetano Veloso, Gilberto Gil ed Os Mutantes – e forse anche in Italia (certo oscuro rock progressivo). Per la seconda tappa ci spostiamo in India, e più precisamente nei pressi della grande industria cinematografica locale: Bollywood, anno di grazia 1975.
Con Beat Konducta Vol. 5-6: Dil Cosby & Dil Withers, l’attenzione si sposta ai giorni nostri. L’omaggio – evidente sin dal titolo – è al compianto compagno di scuderia J Dilla, arguto ricercatore di rime e battiti. E’ una riflessione sul suo innato talento. Prendetelo come un tributo di cuore all’opera dell’uomo, una trasposizione ideale, una lettera aperta alla comunità hip-hop internazionale. Del resto fu lo stesso Madlib ad incoronare J Dilla come King Of The Beats. Niente esotismi questa volta, la strada da battere è quella urbana, contemporanei impasti sonori come pellicole che sfilano sullo schermo della nostra quotidianità. Beats da qui all’eternità.

“One of hip-hop’s finest, most cerebral craftsmen” - Rolling Stone

17/11/08

Omar Rodriguez Lopez su Stones Throw


Siamo di fronte ad uno degli artisti più prolifici del nostro tempo. Un uomo per cui la pianificazione discografica è una vaga opinione, un musicista il cui impulso creativo sembra non conoscere freni inibitori. Dai tempi in cui ‘aggrediva’ i palchi di mezzo mondo con una delle formazioni prototipo del nuovo emo-core – gli At The Drive In – alla sua multiforme carriera solista ne è passato davvero molto di tempo. Eppure gli stimoli non sembrano mancare ad Omar, che durante i lunghi – e salutari – congedi dal gruppo madre Mars Volta, sembra esser votato ad ampliare il suo raggio d’azione, costantemente. Dopo gli album per GSL e Willie Anderson, il chitarrista si accasa preso Stones Throw, con quello che possiamo definire un autentico colpo di coda. Data la natura dell’etichetta californiana – specializzata nel più moderno e sorprendente hip hop come nella riproposizione dei cosiddetti rare grooves – la curiosità era davvero tanta.

Old Money conserva tutti i tratti salienti dello stile del chitarrista, offrendo spunto a lunghe divagazioni prog-rock, ad anfetaminiche jam acid-rock e ad interessanti forzature etno-psichedeliche. Tra le righe è possibile scorgere dei link con la più estroversa cultura black dei seventies, tanto che lo stile di Rodriguez è in qualche misura influenzato dal mitico Eddie Hazel dei Funkadelic, come la sua musica può a tratti avvicinarsi ad altri eroi della ‘coscienza nera’ come Black Merda, Black Sugar od i progressivi inglesi Demon Fuzz.

Quindi non vi stupisca più di tanto l’associazione con Stones Throw, se è vero che gli stessi Mars Volta adorano produttori come Madlib e vecchie leggende della musica più off americana come Gary Wilson e Stark Reality, che proprio grazie all’etichetta di Peanut Butter Wolf hanno conosciuto una seconda giovinezza.

Old Money è un disco ovviamente eclettico, poderoso, bilanciato tra un sapere cosmico ed una fascinazione world da non sottovalutare. E’ la crescita artistica dell’artista, completamente a suo agio e capace di puntare ad obiettivi fino a poco tempo fa nemmeno immaginabili.

Un altro passo importante vero il crossover totale, per una delle menti più fertili del nostro tempo.

Il disco uscirà a Gennaio 2009

14/11/08

Introducing Mr.Chop



Coz Littler, in arte Mr. Chop, può definirsi un veterano del nu jazz, con già numerose pubblicazioni a suo nome per alcuni dei più prestigiosi marchi underground internazionali. Il suo nome è stato già associato a label quali A.P.E., Stark Reality (etichetta amministrata dal piccolo vate Gerald “Jazzman” Short’) e più recentemente Jazz&Milk Records, ragione sociale tedesca, ma non per questo timida nel rilasciare ottimi rare grooves.

Il suo debutto per Now-Again – gemella della californiana Stones Throw di Peanut Butter Wolf – dovrebbe scuotere più di una coscienza. E’ uno di quei classici viaggi strumentali che non concede respiro, una danza infinita, condotta superbamente da uno stuolo di musicisti che non ci risparmia alcun volteggio elettrico. E’ la naturale introduzione a questo produttore/polistrumentista che non ha mai fatto mistero di apprezzare le musiche ed i sapori di mezzo mondo. Per Lightworlds si è circondato di altre figure capaci di interpretare la sua analoga visione: Malcolm Catto siede alla batteria e Jake Ferguson degli Heliocentrics si esibisce al basso. Uno stuolo di session men inglesi con pedigree ‘avanzato’ contribuisce poi a colorar ulteriormente l’Ep, registrato presso gli Ape Studios nel Cheshire. Quello che ascolterete è un ibrido futurista che oltre a conservare delle spettacolari qualità cinematiche (vale la lezione di John Barry, ma anche quella dei grandi compositori italiani) affronta i meandri del kraut rock e del jazz dalle tinte più psichedeliche
Se il buongiorno si vede dal mattino, presto avremo un collettivo capace di rinverdire i fasti della cosiddetta ‘library music’. Sette tracce per un onirico universo parallelo.

Il disco, disponibile in download digitale, vedrà unicamente la luce in una versione vinile limitata, ma non è altro che la succosa anteprima ad un album completo schedulato per il 2009.

27/08/08

Koushik - Out My Window


Presso i quartieri generali della Stones Throw – con il boss Egon in testa - si sono sempre dichiarati fans della psichedelia, se possibile oscura e decadente. Quel tipo di sonorità che andrebbero a costituire un ipotetico Nuggets od un mixtape dal profondo senso mistico. Nessuna sorpresa, la storia ci ha insegnato come i dj’s siano i veri cratedigger, quelli che si fanno spazio a gomitate in mezzo ai polverosi scaffali di dischi, per mettere a segno l’agognato colpo a sorpresa. Un preambolo doveroso per narrare le vicende dell’oriundo Koushik, mezzosangue di origine indiana e con passaporto canadese. Accomunato per spirito di iniziativa all’altro connazionale Manitoba/Caribou, il nostro ha presto conquistato le grazie di Stones Throw grazie ad un ibrido fortemente lisergico a base di beats hip-hop e campioni d’epoca. Un caleidoscopio, letteralmente, dove brass band incontrano misconosciuti gruppi garage, grandi orchestre vanno a braccetto con fenomenali batteristi jazz, momenti di trance psichedelica sfumano nel pop d’autore. Il primo singolo di Koushik ha visto la luce non a caso per Text, indipendente a mezzo servizio gestita da Four Tet, altro cospiratore con cui il nostro deve condividere più di un punto filosofico in comune. La vera novità del disco – Out My Window, luogo d’osservazione speciale a ben vedere – è la voce dello stesso Koushik, il suo stile è soffice e posizionato proprio al centro della traccia (questo nell’ottica dei maniaci del mixaggio), e suona – a detta degli stessi interni di Stones Throw – come uno di quei cori ascoltati nei vecchi dischi di Percy Faith o delle 101 Guitars dei tardi sessanta. A prescindere dal fatto che siate seguaci degli artisti sopra menzionati, non potete davvero rinunciare a questo disco: un compendio ideale per chi ama il pop psichedelico immerso in salsa abstract funk.


24/07/08

Straight Outta Compton



Un lavoro definitivo che presenta gran parte dell’opera omnia di Arabian Prince, autentico prime-mover della scena black americana. Produttore e dj attivo sulla costa occidentale a partire dalla prima metà degli anni ’80, Arabian Prince – oltre ad essere annoverato tra i membri fondatori della storica crew degli N.W.A.(sue alcune delle magistrali invenzioni da studio concepite con un giovanissimo Dr. Dre proprio ai tempi di ‘Straight Outta Compton’) – verrà ricordato per la debordante produzione del classico Supersonic, firmato da JJ Fad, riempi pista e discreto successo nelle charts specializzate d’epoca.
Innovatore nella locale scena west-coast, Arabian Prince (nato Mik Lezan ) muove i suoi primi passi quasi in contemporanea con istituzioni del calibro di Egyptian Lover e World Class Wreckin Cru.
Innovative Life è il titolo di questa raccolta che sin dal titolo evidenzia lo status dell’autore: la fase di transizione electro e l’approdo sfavillante nei lidi dell’hip hop losangeleno, in un’antologia che copre l’intenso quinquennio 1984-1989. 12 brani che toccano tutti i possibili scenari dell’universo rap e non, riportando alla luce il fine lavoro dietro al banco di regia del nostro, attualmente ancora inattività. Da segnalare infatti un suo 12 pollici per etichetta Clone, marchio olandese specializzato in electro e derivati creativi, ed il contributo alla raccolta Chrome Children edita dalla stessa Stones Throw