12/11/09

Presentazione di Crollo Nervoso e live degli State Of Art



REBEL MOTEL presenta
Venerdì - 27 novembre 2009 - TUNNEL CLUB/Milano

22.30
Retroactive products presenta
"CROLLO NERVOSO" video premiere
MILANO NEW WAVE 1980 - 2009

23.30
State Of Art live

ALEXANDER ROBOTNICK
(Hot Elephant Music / Creme Organization)

REBEL MOTEL dopo un’inaugurazione memorabile, riapre le sue porte per accogliere un ospite particolarmente atteso: Alexander Robotnick. Per capire chi è davvero occorre farsi trasportare all’inizio degli anni 60, quando getta le basi della sua immensa cultura musicale trasformandosi in un instancabile ricercatore. Spinto da un’incontrollabile passione, vive gli anni 80 influenzato dalla New Wave, dall’Electropop Inglese e dai pionieri, non che maestri, Kraftwerk. Inizia le sue prime produzioni, trasformando la sua cameretta in un laboratorio di synts analogici e drum machines. Non riuscendo a interpretare il suo genio musicale se non per mezzo di un personaggio, decide di nascondersi dietro lo pseudonimo Alexander Robotnick (in russo “Alessandro il lavoratore”). È nel 1983 che si fa conoscere alla scena mondiale con il capolavoro "Problèmes d'amour", divenuto un classico disco. Da qui una serie interminabile di produzioni che toccano tutti i generi musicali. Oggi Robotnick è stimato da Carl Craig, Miss Kittin (che ha incluso la sua “Dance Boy Dance” nel suo mix “Radio Caroline”), The Hacker, Kiko e da molti altri artisti della scena mondiale. Il suo live set è un concentrato cosmico di storiche tracce 80’s, eletro-tech, reminiscenze italo disco e di personali produzioni che reinterpreta improvvisando per mezzo di controller midi e microfono, accompagnando il beat con originali movenze.

Questa è musica per “disco freaks”! Resident dj SVPERFINE (Rebel Motel / Rongwrong / Subterfuge) - VJ: Rhizo

Durante questo secondo appuntamento Rebel Motel presenta “Crollo Nervoso” - un documentario sulla New Wave italiana anni ’80 opera di Pierpaolo De Iulis, un viaggio indietro nel tempo che contiene rari video clip, live show ed interviste.

A seguire, un’ esclusiva reunion di uno dei gruppi di punta della Wave italiana dell’epoca: State of Art (Spittle). La band - riformatasi e con un cd in uscita - si esibirà sul palco del REBEL MOTEL alle 23.30

TUNNEL - Via Sammartini 30 - Milano
Contatti: 347 69 56 589 - 349 89 41 305
rebelmotel@gmail.com

11/11/09

Fjieri



Infinito. Come l'orizzonte o come un suono che in realtà non conosce confini spazio temporali. “Endless” è il debutto dei Fjieri, un progetto che fondamentalmente nasce in studio, ma che presto potrà avere nuove interessanti propaggini esterne. E' un incontro che si fonda sull'esperienza portante di quattro elementi: Nicola Lori (chitarre), Stefano Panunzi (tastiere), Angelo Strizzi (batteria e percussioni) ed Elio Lori (basso). Un nucleo originale su cui poi fondare una collaborazione ed un profilo dal taglio squisitamente internazionale. L'idea decolla espressamente con l'ingresso in campo di un veterano quale Richard Barbieri (ex tastierista di Japan, Rain Tree Crow, David Sylvian), attualmente in forza ai giganti del rock progressivo inglese Porcupine Tree. Dopo aver ascoltato un provino della band, Richard decide infatti di unirsi fattivamente al collettivo, mettendo in campo oltre alle sue peculiari specifiche anche una scrittura di più ampio respiro, che permetterà al gruppo di definire le dinamiche dell'album stesso. E' solo il viatico ad un'esperienza ancor più privilegiata, con l'estemporaneo ingresso in campo di ulteriori calibri da 90 del circuito internazionale. I musicisti che partecipano alla stesura di “Endless” sono di primissimo piano: c'è l'altro Japan Mick Karn, Gavin Harrison (attuale batterista dei Porcupine Tree, con un impressionante curriculum da session man), Tim Bowness (No Man), Peter Chilvers (musicista inglese molto vicino alla dialettica di Fripp ed Eno), la vocalist giapponese Haco ed un veterano dei circuiti italiani più originali come Andrea Chimenti. Il disco -- realizzato presso i prestigiosi Forward Studios -- si ripromette di fissare alcuni punti chiave della più modernista tradizione pop-rock. Con un piede saldo nell'avanguardia ed uno nella più sofisticata tradizione melodica continentale, “Endless” attraverso numerose sfumature umorali mette in scena un viaggio unico, da concepirsi come opera completa ed originale. Con Fjieri si vuole dunque riscrivere una pagina importante della musica contemporanea, alimentando un suono post-romantico che nella sua costruzione progressiva non mette mai da parte una sentita devozione per la canzone d'autore. Ne esce un ibrido prezioso, una rivelazione, per chi sa guardare oltre la grande tradizione del rock progressivo britannico.

"Endless" esce il 21 Novembre per Forward Music Italy

Richard Barbieri: Synthesizers, Electric Piano, Prophet 5
Tim Bowness: Vocals & Backing Vocals
Gavin Harrison: Drums
Nicola Lori: Electric, Acoustic & Reverse Guitars, Fretless Bass, Keyboards
Stefano Panunzi: Keyboards, Acoustic Piano, Hammond, Loops, Programming
Elio Lori: Fretless Bass
Nicola Alesini: Soprano & Basso Saxophone, Bass Clarinet
Andrea Chimenti: Vocals
Mick Karn: Fretless Bass
Peter Chilvers: Textures, Marimba
Haco: Vocals and Backing Vocals
Angelo Strizzi: Drum & Programming Percussions
Laura Pierazzuoli: Cello

Prodotto da Richard Barbieri e Luciano Torani.


09/11/09

Scary Mansion, un nuovo album



Questa volta il piglio è più rock e l’ingresso in scena di Leah Hayes con "Make Me Cry" è prepotente, quasi a stabilire nuove gerarchie nel tanto trafficato universo indie. La timidezza è solo un antico ricordo, perché anche i brani che più si avvicinano al format della ballata,conservano sempre una carica a loro modo eversiva. Scary Mansion è il nome della band e Brooklyn è la loro casa, ma dimenticate ogni coinvolgimento con la scena locale di orientamento più artistoide. Leah Hayes non è certo una fashion victim ed il suo piglio si traduce in un suono che semmai guarda con reverenza alla grande poetessa locale Patti Smith o alla fragile Polly Jean Harvey. Originariamente parte del giro antifolk – con Adam Green e Kimya Dawson – la nostra si è presto emancipata, cercando una fonte più solida per la sua scrittura. Da qui la cooperazione con il bassista Bradley Banks ed il batterista Ben Shapiro. Ovvero la strada più breve per incendiare definitivamente i suoi brani, attraverso una generosa scorsa white-noise. Ma è pur sempre indie-pop, della migliore razza, tanto che i paragoni altisonanti con stelle tipo Weezer o Pixies non sono affatto fuori luogo. Nello spettro lirico della Hayes anche lo struggimento di cantori come Morrissey o Stephen Merritt dei Magnetic Fields. Come un fulmine a ciel sereno sceso dagli Appalachi, la Hayes ha il piglio disinvolto di una rockstar proletaria. E le sue canzoni sono qui per raccontarvi di un originale struggimento.

06/11/09

Daptone Records - Keep Putting Soul Up


C’è un tempo per capitalizzare, un momento in cui effettuare il cosiddetto allungo ciclistico. Per la newyorkese Daptone Records il concetto può passare, pur trattandosi di una realtà indipendente da sempre auto finanziata. Il segreto consiste nell’aver ampliato il confine stesso di musica ritmica, senza prescindere da nessun aspetto della cronologia black. Ciononostante siano proprio gli artisti bianchi a posizionarsi - spesso e volentieri - in sala d’incisione o in cabina di regia. Proprio nel sodalizio tra talenti emergenti e vecchie glorie restituite nottetempo ai club ed alle situazioni che contano, possiamo scorgere lavororo formativo svolto da Daptone. Sino ai giorni nostri. Una collezione d’oro - per l’appunto - è ciò che offre al momento, per fotografare l’operato, per trasmettere a mezzo mondo una lezione di stile. L’etichetta vede i suoi natali nel 2001 ed in meno di un decennio riesce a guadagnarsi il supporto incondizionato di critca e pubblico, senza mai contemplare operazioni nostalgiche, anzio portando a nuovi livelli di intensità la produzione di musica soul, rhythm and blues, afrobeat, gospel e funk
Un marchio di fabbrica che è stato talmente apprezzato fuori da cogliere le attenzioni particolari di gignati quali Bob Dylan e Amy Winehouse, che in più di una cisrcostanza hanno voluto al loro fianco i padroni di casa Dap-Kings e di produttori come Mark Ronson che nel corso degli anni hanno utilizzato le parti strumentali della in house band per creare le proprie fortune.

La raccolta pubblicata in doppio CD è molto più di un semplice best of, anzi, per molti sarà l’occasione di ascoltare alcuni brani troppo in fretta divenuti pezzi da collezione. Al fianco di pezzi storici a firma Sharon Jones & the Dap-Kings - Tell Me - e Budos Band - Up From the South – un numero importante di singoli attualmente fuori catalogo renderanno l’acquisto più che obbligato per i numerosi cultori della scena black internazionale. Lee Fields con Could Have Been e Charles Bradley con The World (Is Going Up In Flames) vi faranno gridare nuovamente al miracolo. Mentre inediti assoluti come A Lover Like Me di Binky Griptite e l’ottima rivisitazione di Giving Up delle Gladys Knights da parte di Sharon Jones, vi lascerranno direttamente di stucco. Enjoy!


05/11/09

Nuova colonna sonora curata da Goodfellas



Con la pellicola "Meno Male Che Ci Sei", Goodfellas si ripropone consulente musicale per Cattleya dopo gli ottimi risultati del film “Diverso Da Chi?”.
Il commento sonoro si pone come elemento di spicco all’interno di un film che affronta le difficoltà e le mille contraddizioni della sfera adolescenziale. Chiara Martegiani e Claudia Gerini sono le due protagoniste/complici di una storia che le vede coinvolte in relazioni sentimentali parallele, che solo apparentemente sembreranno allontanarle.
Un lungometraggio in cui i buoni sentimenti trionfano, pur tra mille traversie. Ed in questo crescendo appassionato la selezione musicale acquista un valore cruciale, sottolineando scelte inedite e coraggiose, prendendo in considerazione il taglio comunque popolare della pellicola stessa. Una scelta tecnica ma anche “culturale” profondamente sentita quella di Goodfellas, in grado di creare un sodalizio inedito tra suoni ed immagini. C’è l’aplomb decadente della Cat Power di ‘The Greatest’ e la vena cantautorale sopra le righe di Sufjan Stevens con ‘Casimir Pulasky Days’
Ma seguendo appunto le evoluzioni del film la colonna sonora si arricchisce del tocco speziato del soul man bianco Mayer Hawthorne accompagnato in ‘When I Say Goodbye’ dai fidi The County, mentre la ‘Stay Alive’ dei Pains For Being Pure At Heart è davvero uno dei modi più semplici per trasmettere un raggio di sole, imemdiato. Le emozioni sembrano quasi sposare le sette note The Dykeniees con ‘Clean Up Your Eyes’ e Barzin ‘Past All Concerns’ farciscono i momenti più delicati ed allo stesso tempo intensi del film. Citazione d’obbligo poi per le musiche originali, opera di Pasquale Catalano.
Un saliscendi di situazioni tragiche e brillanti che proprio nella scelta curatissima dei suoni, sembrano acquisire un colore ed una potenza narrativa particolari.

Il Film esce nelle sale il 26 Novembre

30/10/09

King Midas Sound - Waiting For You (Hyperdub)

Un approccio all’elettronica elevato dall’enorme bagaglio tecnico ed espressivo dei due, al secolo Roger Robinson e Kevin Martin. Robinson rispettato poeta ha fatto in modo che il suo stile divenisse più confidenziale, optando per una fragile voce in falsetto, presto divenuta elemento caratterizzante. Originali i risultati di questa metamorfosi, per un album che contempla interamente la forma canzone, rappresentando una nuova scommessa per la stessa Hyperdub. Un’atmosfera oppiacea sorregge il disco, quasi uno scenario urbano sfocato, una nebbiolina perenne che circonda ritmi in levare mai troppo invadenti. E’ il lavoro del produttore Kevin Martin, noto anche per le sue scorribande con la sigla The Bug (ma una carriera che abbraccia l’avanguardia jazz coi God e l’hip-hop mutante coi Techo Animal) ad essere affascinante e subdolo come non mai. La voce di Roger è stata addirittura accostata ad un fantasioso ibrido tra Gregory Issacs e Vincent Gallo. In tre tracce dell’album , il duo si trasforma in trio, con l’ulteriore contributo vocale di Hitomi (direttamente dalla crew Dokkebi Q) che aggiunge ulteriore flavor ad un disco per certi versi definitivo.

Dopo l’exploit compiuto da Burial con Untrue, un ulteriore passo verso una canzone mutante, ritmica, quasi cantautorato jazz in prospettiva Blade Runner. Un progetto che sin da questo momento è destinato ad iscriversi tra le ‘cose’ che contano di questo fine decennio.

http://www.myspace.com/kingmidassound

Neon Indian - Psychic Chasms

Alan Palomo è un personaggio evasivo, sregolato produttore che galleggia in una zona d’ombra tra il mainstream ed il più avveniristico underground. Avendo già lavorato a propulsivi remix per Grizzly Bear, Au Revoir Simone e The Silent League, è già un nome in vista nei club più alternativi. Presto le richieste aumenteranno e le sue quotazioni saliranno alle stelle, uomo avvisato…I Neon Indian sono necessariamente il suo sogno bagnato, una psichedelia sintetica che piuttosto che adagiarsi sugli schermi al plasma contemporanei, si perde nelle nebbioline da videoclip anni ’80. Tutto molto fluorescente, con synth analogici che reclamano vendetta e canzoni immolate ai più sordidi sentimenti pop da dancefloor. Il disco è stato realizzato durante un severo inverno texano - altro luogo dove la tradizione lisergica è di casa – partendo da basi molto poco ortodosse, in cui field recordings, rozzi campionamenti e bizzarri sintetizzatori convenivano per dare il là allo scabroso party titolato Psychic Chasms. Con l’intervento della video artista Alicia Scardetta, questo progetto sposa la multimedialità con fare profano e presto sarà in grado di spingervi in un immaginario girone infernale. E’ un disco che nei contenuti si focalizza sugli ardori post-adolescenziali, tirando in ballo le sempre più alienanti relazioni interpersonali od il ripetitivo utilizzo di sostanze stupefacenti. Lo spleen esistenziale dei primi New Order ed un casalingo french touch che occhieggia d’ufficio ai Daft Punk, per i Neon Indian non è solo un gioco citazionista, ma il sentore di un’attitudine homemade all’indie elettronica. Una storia che si consuma tra Austin e Brooklyn ed un finale quanto mai imprevedibile.

28/10/09

Uragano Cope

Quando anche il più severo fra i suoi detrattori è pronto a sventolare bandiera bianca, è lui stesso a coglierci di sorpresa con una serie di esibizioni soliste – sono state due le date italiane – in cui ha sì rivisitato il suo repertorio, ma unicamente armato di chitarra acustica, elettrica e – salturiamente – pianoforte. Archiviata questa esperienza – tutti i presenti ne hanno parlato in termini entusiastici – il nostro è sempre più indaffarato con una release schedule che non gli consente di tirare il fiato. Se anche la sua vecchia label Island si affretta a ripubblicare in versione doppia il capolavoro Peggy Suicide, ci sarà pure un motivo? Omaggiato dal prestigioso mensile The Wire con un copertina ed un relativo articolo monografico, Julian ci ricorda che il suo ultimo album, coi Black Sheep, Kiss My Sweet Apocalypse – pubblicato dalla Invada di Geoff Barrow dei Portishead - è ancora lì a testimoniare di quanto il druido abbia ampio controllo sul suo profilo artistico. La musica psichedelica è ancora oggi il suo pane quotidiano, il punto di partenza per nuove esagitate avventure. Un pozzo di scienza Cope, che dopo i libri monografici sul kraut rock ed il corrispettivo nipponico, è assurto al ruolo di incontestabile critico di settore. Kiss My Sweet Apocalypse è anche uno dei sui lavori di più spiccato orientamento politico, in cui l’omaggio diretto è a Che Guevara ed Ulrike Mainhof. Sonorità al solito evocatrici , tra strappi hard rock e pindarici voli psycho-prog, con annesse acide ballate decantate con fare propiziatorio.

Nuovo artista in casa Easy Star: Tommy T

Tommy T è il bassista dei Gogol Bordello, almeno da tre anni a questa parte. Nato e cresciuto in Etiopia, ha portato la sua enorme conoscenza per i ritmi globali proprio in seno alla banda punk tzigana, facendo in modo che divenisse una delle più piacevoli anomalie nell’ambito del rock più estremo e scanzonato. Per il suo debutto in solo Tommy ha prodotto un qualcosa di realmente ambizioso, a titolo The Prester John Sessions. E’ un viaggio in musica come era lecito attendersi da uno strumentista che ha toccato tutti i confini possibili del globo terracqueo, almeno a livello immaginifico. Si tratta di 11 brani, con un remix ad opera dei compagni di squadra Eugene Hutz e Pedro Erazo. Un affare di famiglia, tanto che il mixaggio dell’album è stato affidato a Michael Goldwasser degli Easy Star All-Stars. La newyorkese Easy Star è infatti la casa per cui Tommy T lancia la sua offensiva artistica al mondo. Di spicco anche la collaborazione estesa a due brani con la vocalist Gigi (una delle più popolari voci della moderna tradizione etiope nonché moglie di Bill Laswell).

Mentre i Gogol Bordello si apprestano a pubblicare un nuovo album da studio nel 2010 (prodotto addirittura da Rick Rubin!), Tommy T scopre una della maniere più vantaggiose per riconnettersi alle proprie memorie ancestrali, concependo un disco che oltre ai suoni del continente africano, possa anche baciare le tecniche del dub. Con il tocco finale in post-produzione di Victor Van Vugt (Nick Cave, Gogol Bordello) il disco assume i tratti di una fantasiosa jam tra gli Headhunters di Herbie Hancock ed uno dei fondamenti della musica etiope, la Imperial Bodyguard Orchestra. Una musica etnica che si arricchisce senza soluzione dio continuità di elementi dub reggae, funk,e jazz mescolando il noto all’imprevisto, sempre in un’atmosfera profondamente familiare.

Mr.Chop - For Pete's Sake

Coz Littler è un musicista/produttore inglese ai più noto come Mr. Chop. Operativo nella regione del Cheshire – dove presso gli Ape Studios è stato concepito For Pete’s Sake – il nostro lancia in realtà una sfida a un mito nero d’oltreoceano, il produttore Peter Pillips da New York. Ovvero sua eminenza Pete Rock. Con For Pete’s Sake vengono riprodotti - in chiave rigorosamente strumentale - alcuni suoi classici, brani guida dell’hip –hop più moderno. Si tratta di un disco integralmente suonato, in cui finissime atmosfere space jazz si ricongiungono al corposo beat del primigenio funk. Il tutto è legato da una concezione moderna di cut up sonoro in cui le camere d’eco del dub si prestano ad un interessante gioco di specchi. Mr. Chop non fa mistero delle sue doti, essendo polistrumentista di rango, spesso protagonista di session in casa Now-Again e Jazzman Records. Recentemente al lavoro con MF DOOM al disco Born Like This, Littler ha fatto sì che in For Pete’s Sake trovassero spazio un’infinità di generi musicali, o almeno quelli a lui più cari. Si parte dall’arte del campionamento hip-hop per riscrivere completamente un disco fatto di intuizioni psych funk, jazz e rock, che spesso abbandonano il versante degli stessi originali, per approdare ad una nuova dimensione iper-moderna. Complice anche il batterista Malcom Catto – visto di recente in azione con gli Heliocentrics – questo è un disco che stimolerà la fantasia dei b-boy di mezzo mondo come l’immaginazione di migliaia di crate-diggers dispersi nel mondo. Un festival del rare-groove, in cui Pete Rock è solo il pretesto per una sfilata di momenti deliziosi, in cui riscopriamo il sapore di alcune etichette americane come Strata East o Black Jazz in piena collisione con l’attitudine rivoluzionaria del breakbeat di scoola Ninja Tune e Mo’ Wax.. Space is the place!

27/10/09

Due nuove uscite per Tracce / RAI Trade


Matthew Shipp - "Nu Bop Live"
Daniel Carter-tenor & alto sax
Matthew Shipp-piano
William Parker-bass
Guillermo E.Brown drums, electronics

Cresciuto a fianco di nomi importanti come Roscoe Mitchell, David S. Ware e William Parker, Matthew Shipp rappresenta oggi una delle massime individualità del jazz afroamericano. Con il progetto "Nu Bop" il pianista intende forzare i limiti del linguaggio jazzistico e spingersi verso il mondo dell'elettronica e dei ritmi digitali. Daniel Carter, William Parker e Guillermo E. Brown, ovvero il cuore del jazz d'avanguardia newyorkese, sono i musicisti scelti a completamento di un quartetto di grande personalità. L'ambiente perfetto dove far interagire elementi della tradizione free con pulsazioni funk e ritmi quantizzati. Dopo un primo album prodotto nel 2002 dalla Thirsty Ear ecco finalmente il secondo capitolo della storia "Nu Bop" un "istantanea" catturata durante l'apparizione dal vivo al festival "New York is Now", un'imponente rassegna (Roma 2004) interamente dedicata alla scena del nuovo jazz newyorchese e artisticamente diretta da Pino Saulo di Rai Radio 3. La musica di "Nu Bop" fluisce e attraversa fasi molto eterogenee, si va dal fraseggio aperto delle zone più astratte e spirituali fino a inoltrarci in intrigate e reiterate giungle ritmiche dove la tensione lirica del sax di Daniel Carter scava nel profondo degli accordi di Shipp e la scansione basica di William Parker segna il terreno per i ritmi programmati di Guillermo E. Brown.


Stefano Maltese, As Sikilli Ensemble - "This Floating Space Suite"
Stefano Maltese-sop. & alto sax, bass cl. flute. perc.
Gaetano Cristofaro-tenor sax, bass cl.
Ivan Cammarata-trumpet. & fluegelhorn.
Tony Cattano-trombone & dijeridoo
Giuseppe Guarrella-cello
Alberto Amato-bass
Antonio Moncada-drums, perc.
Gioconda Cilio-vocals, mbira perc.

l'As Sikilli ensemble è la creatura multiforme attraverso cui il compositore e sassofonista Stefano Maltese esprime e concretizza una visione musicale profonda, rigorosa e in costante evoluzione. Un organico di base siciliana attraverso cui la scrittura generosa del leader si offre come traccia necessaria alla costruzione di un suono fortemente collettivo. Da sempre Maltese ha costruito i suoi ensemble su musicisti di estrazione e generazione diversa, ed ecco un giovane asso come il trombonista Tony Cattano al fianco di veterani del ritmo come Giuseppe Guarrella e Antonio Moncada. (In passato ricordiamo presenze non meno eterogenee come il trombonista Sebi Tramontana e il trombettista Roy Paci). La musica di Maltese appare profondamente radicata nell'esperienza del jazz creativo contemporaneo, una sorta di ponte tra la poesia proveniente da un mondo antico e mediterraneo e la sensualità del linguaggio jazzistico afroamericano. Echi del suono della prima AACM affiorano da una struttura musicale densa e fortemente narrativa, un luogo di dialogo naturale dove l'ego jazzistico viene dichiaratamente abbolito in favore di un suono di gruppo lirico ed altamente evocativo.


Cute Lepers



Steve E Nix dei The Briefs è il leader degli scatenatissimi Cute Lepers, è lui a dirigere le operazioni con i compagni di ventura Kicks – basso - Prisilla Ray - voce, tamburino – Duffy - voce – Brian Yeager - chitarra, voce – e Josh Blisters che siede dietro alla batteria. Il debutto "Can’t Stand Modern Music", che vedeva la luce nell’aprile del 2008, ed il secondo "Smart Accessories" - in uscita in questi giorni - non fanno che confermare la vena assolutamente spontanea del gruppo, che nonostante i natali americani – arrivano infatti dal Northwest, Seattle – sembra appropriarsi di un immaginario mod-punk tipicamente inglese. La loro musica attinge al vasto e misconosciuto calderone del power-pop di fine ’70, incrementando in buona misura quel sodalizio adrenalinico con staffilate punk e wave. Hanno una sfilza di riferimenti, e questo è una sorta di miracolo dell’abbondanza, se pensate che il gruppo può spaziare in maniera vivace nell’ambito delle sonorità più guitar-oriented, senza fare prigionieri. Generation X, Mink DeVille, Tom Robinson Band, Johnny Thunders, The Equals, Richard Hell & the Voidoids, Newtown Neurotics, The Boys, Eddie & the Hot Rods, The Nips/Nipple Erectors, The Only Ones, Real Kids, The Zeros e The Undertones, sono solo alcuni dei nomi di un’ipotetica e kilometrica lista. Attingere ad un sostanzioso periodo storico, pur mantenendo una solida filosofia ed un tiro strepitoso questa sembra essere la regola in casa Cute Lepers. Originariamente l’idea era appunto quella di far convivere la prima ondata wave punk, il mod revival, il power-pop e l’irriverente approccio del tardo Johnny Thunders. Ma unitamente a questi elementi l’attenzione si è anche spostata sul rock’n’roll dei primordi ed i vocalizzi tipici della tradizione doo-wop. E’ ancora un’eccellente idea e l’uso massiccio di una sezione fiati in alcuni dei brani guida di questo "Smart Accessories" non fa che confermarlo. Un quadretto da Quadrophenia modernista.

26/10/09

Jon Spencer torna con il progetto Heavy Trash



Pensavate di poter fare a meno del più genuino rock’n’roll, anche in tempi in cui la musica passa attraverso compresse digitali? Evidentemente il buon gusto non manca a molti dei seguaci del verbo ed è questo il motivo per cui gli Heavy Trash continuano nemmeno troppo segretamente ad infestare i malfamati (per eccesso) club di mezzo mondo. Parcheggiata la sgargiante automobile Blues Explosion in esterno – chissà quanto è pagato il guardia macchine - Jon Spencer si butta anima e corpo in quella che è la terza avventura lunga del duo. Sì, perchè aldilà del cast intercambiabile dei musicisti (alcuni sono addirittura calati dal nord Europa), Heavy Trash rimane una faccenda a due. Assieme all’ex Pussy Galore (nel frattempo anche i suoi Boss Hog hanno rimesso la testa fuori dalla lussuosa cantina di downtown) l’altro architetto del suono sconnesso è Matt Verta-Ray, che coi suoi Speedball Baby ha pur fatto sobbalzare qualche cuore. Dove vanno a pescare i nostri? L’iconografia è nota e quei ciuffi sparati sono belli a vedersi, ma la musica è tosta, roba per veri intenditori. Insomma conosci i maestri e rovescia i banchi di scuola. Per compiere la scalata alla corte del rock’n’roll la rivisitazione è globale: gli anni 50, 60 e 70 sono messi a ferro e fuoco, nottetempo. Punk, blues e rock ‘n’ roll sono gli ingredienti, cucinati comunque con grazia, perchè di raffinatezze vive anche la musica del diavolo, cosa credete? Bo Diddley, Link Wray, Eddie Cochran, Lux Interior e Joe Strummer banchettano (in alcuni casi sono solo ologrammi) felicemente assieme, sullo sfondo di questa festa titolata "Midnight Soul Serenade". Nel 2010 ci sarà poi il live ed in quell’occasione bisognerà vestirsi di tutto punto…

22/10/09

Lightning Bolt



Di animali in gabbia non si può più parlare ormai, dopo che i due di Providence, Rhode Island, hanno preso a frequentare anche i più trafficati festival internazionali. Quasi un addio intenzionale ai famosi basement show immortalati nel bellissimo dvd The Power Of Salad. I Lightning Bolt non sono più affar per pochi, la loro notorietà è esplosa definitivamente dopo il penultimo Hypermagic Mountain. Da protagonisti all’ATP organizzato dai My Bloody Valentine a New York a primissime stelle nel rinomato Primavera Sound di Barcelona. Brian Chippendale con la sua maschera microforata si dimena come un ossesso dietro alla sua batteria, mentre Brian Gibson – uno tra gli ideatori di Guitar Hero, pensate un po’ – è l’anima più austera del gruppo, che nonostante tutto sciorina una serie di scale distorte sul suo basso. Da sempre fedeli al marchio Load, label con cui del resto sono cresciuti, con Earthly Delights non perdono minimamente terreno, continuando a fustigare i loro strumenti con fare apparentemente sconnesso. E’ una musica che ricicla tutto, dall’hardcore americano al noise giapponese, fino a mostrare elementi di rock progressivo e intrepide mosse da dissennata compagine world music. E in tutto questo i nostri non sembrano perdere una stilla di sudore, tanta è l’applicazione che mostrano in studio. I Lightning Bolt sono infatti una delle rare formazioni contemporanee che riescono a mantenere invariata la propria forza d’urto dentro uno studio di registrazione come su un qualsiasi palco. Della serie: niente orpelli, ma solo una palestra per la mente ed il corpo che genera più di un capogiro. E’ l’assalto all’arma bianca più logico che possiate trovare ad oggi tra gli scaffali dei dischi, non una rivoluzione pre-confezionata, ma una medicina di quelle che sortiscono effetto immediato.

King Khan And BBQ Show - Invisible Girls



Chi li ha visti dal vivo di certo non dimenticherà la foga e lo spirito con cui questa band - per metà canadese e per l'altra berlinese - ci ha restituito alcuni dei momenti migliori del rock'n'roll incrociando il garage sound dei sixties con una vena soul che rimanda direttamente ai classici della Stax. Non è affar da poco, quando le canzoni sanno essere allo stesso tempo così travolgenti e calde, incamerando vecchi ideali di vita ed affermando come i distinguo tra black music e suoni chitarristici siano questione da adolescenti brufolosi. Il pubblico variopinto che li accompagna senza esitazione da molti anni a questa parte - il leader King Khan è poi un trasformsita nato, basta scorrere le numerose ragioni sociali con cui è solito esibirsi - costituisce più di una garanzia. Il loro peregrinare artistico non è mai stato fine a sè stesso, diverse etichette per diverse esigenze, dalla Fat Possum alla Norton passando per Crypt e Vice. Eppure con Invisible Girl si torna nella casa dei sogni, la In The Red, che grazie ad un programma di uscite sempre più strabiliante, vuole ottenere un sostanzioso ritorno di immagine. Per King Khan & BBQ Show si tratta del terzo album lungo, un ritorno spumeggiante alle influenze doo-wop ed all'impronta garage che ne hanno costituito il mito. Del resto due personalità così decise come lo stesso Khan e Mark Sultan non possono certo soprassedere su quelle che sono le loro passioni più tardo-adolescenziali. E dunque via a questa giostra di umori e desideri, dove la musica è traino di un gioco mai troppo più grande e dove l'intrattenimento (pur sempre artistico) Ë il primo obiettivo. Long live King Khan & BBQ Show.