02/05/13

Chino Moreno meets Isis: Palms!




Direttamente da Los Angeles la nuova sensazione heavy-shoegaze. Dietro alla sigla Palms, pronta a debuttare con l’album omonimo questo giugno per Ipecac, si nascondono in realtà personaggi ben noti dell’emisfero rock statunitense più incline alla ricerca. Parliamo di veri e propri eroi del nostro tempo che rispondono ai nomi di Chino Moreno (voce dei Deftones) ed Isis. In pratica uno scontro tra titani pronto a ridefinire le fattezze di quello che è il suono heavy contemporaneo.

Dalle ceneri degli Isis, che alla Ipecac debbono proprio la diffusione del loro verbo, arrivano Bryant Clifford Meyer (chitarre e tastiere), Jeff Caxide (basso, tastiere) ed Aaron Harris (batteria, elettroniche). Dopo lo split consensuale del gruppo madre forse la decisione più ardua di sempre: abbandonare la musica o continuare con una nuova avventura. Il fatto di vivere a Los Angeles e di aver pubblicato collettivamente musica per così tanto tempo, deve aver condizionato la loro scelta, di fronte ad un desiderio comune: abbandonare l’aspetto unicamente strumentale. C’era bisogno di una voce, possibilmente carismatica.

In cima alla loro lista Chino Moreno, il cui stile poteva immediatamente interfacciarsi alla visione eclettica dei Palms. Harris, che ha anche registrato e supervisionato l’album, sapeva di una passione innata del cantante per gli Isis, ecco perché non ha avuto remore a coinvolgerlo nel progetto. Amavo le sue dinamiche e la sua estensione vocale – dice  Harris – poteva passare da momenti di grande leggerezza ad attimi di pura acredine, mettendo seriamente a rischio le sue corde vocali. Anche la sua scrittura possedeva il giusto magnetismo. Moreno non si è mostrato per un attimo titubante, accettando immediatamente l’incarico.

Il dinamismo di Moreno si bilancia con gli spostamenti tettonici nella strumentazione dei Palms, quando ulula sopra la chitarra di Meyer - creando letteralmente una conflagrazione con i ritmi propulsive di  Caxide ed Harris – nell’apice emotivo di ‘Shortwave Radio’. Un album che nel suo processo di scrittura ha consentito di ampliare il piglio creativo di ambo le parti. C’è maggiore comunicazione rispetto agli ultimi giorni degli Isis, nessuno sembra più temere il confronto e nessuno è più confinato alle rispettive consegne. Nelle parole di Meyer,  i brani nascono dal  subconscio, le tessiture sonore si accumulano come sedimenti, fornendo la base all’ispirata vocalità di Moreno. Come nell’andamento lento di ‘Antarctic Handshake’ che affianca note cristalline capaci di risuonare nello spazio con una voce pienamente a suo agio in  luoghi ed atmosfere distanti, create ad hoc dai sottili passaggi del synth.




Il vento heavy del sud: Iron Tongue







La Neurot è orgogliosa di presentare l’album di debutto
del collettivo ‘southern rock’ dell’ Arkansas Iron Tongue. Capitanati da Chris “CT” Terry, il fondatore della temibile entità sludge  Rwake (i cui ultimi due dischi per Relapse hanno fatto gridare al miracolo tutti gli appassionati di Eyehategod e Buzzoven), i nostri possono vantare trascorsi importanti nelle rispettive scene d’appartenenza, dando l’idea di veterani vogliosi di confrontarsi in nuove imperiture sortite soniche.

Partendo da una comune passione per il più corrosivo blues-rock, il gruppo regala la sua funambolica versione hard, rifuggendo ogni luogo comune ‘fantasy’ e dando vita ad un contesto lirico quanto meno credibile. C’è il piglio proto-metal di Blue Cheer e Grand Funk, i moment più oscuri dei Kiss (quelli di ‘God Of Thunder’ per capirci), la possenza dei Deep Purple e le tinte sudiste degli ‘Skynyrd. Il gruppo si è fatto le ossa dal vivo negli ultimo 3 anni, attraversando in lungo  e in largo gli States, dando spesso del filo da torcere agli stessi gruppi headliner: dai Black Tusk a Scott Kelly passando per The Sword, High On Fire o Crowbar

‘The Dogs Have Barked, The Birds Have Flown’ raccoglie sette trace ed è una delle migliori offerte che la label dei Neurosis potesse offrire ai suoi agguerriti sostenitori. Registrato dall’ingegnere del suono per eccellenza Billy Anderson (Melvins, Sleep, Neurosis, etc) presso la sala del chitarrista Jason Tedford (Wolfman Studios), il disco è - nelle parole dello stesso proprietario Steve Von Till - un lavoro ricco di anima ed attitudine, un’eccezione nell’asfittico universo rock contemporaneo.





Saltland, nuova scommessa in casa Constellation




Saltland è il nuovo progetto capitanato dalla violoncellista originaria di Montreal Rebecca Foon, meglio nota come una delle fondatrici del gruppo rock cameristico Esmerine e già operativa in formazioni culto locali come Thee Silver Mt. Zion e Set Fire To Flames. Foon ha iniziato a lavorare alle sue composizioni in solo nel 2010, utilizzando pedaliere ed effetti applicati al suo strumento madre, centrando l’obiettivo di una musica soave e minimale grazie al consistente apporto della sua voce. Quello che ne vien fuori è un surrogato avant-pop, acceso da frasi improvvisate ed insistite figure drone. Accompagnata da Jamie Thompson (Unicorns, Esmerine) che si occupa delle percussioni e delle elettroniche, Foon ha letteralmente impressionato con le recenti apparizioni dal vivo nel paese natale, incrementando la sua abilità di muoversi con circospezione tra musica gentilmente ritmica e scorie digitali. Ha diviso il palco con personaggi altrettanto  eclettici quali Mary Margaret O'Hara, Julia Kent, Nat Baldwin e Sam Amidon. Il suo album di debutto – registrato quasi integralmente in ottica casalinga – ha iniziato a prendere forma nel 2011, grazie anche al contributo di numerosi ospiti che hanno permesso al progetto Saltland di decollare definitivamente.

La Foon canta della sua innocenza adolescenziale smarrita, dei suoi orizzonti distopici e della ricerca di una forza stoica in un universo sempre più oscuro, specchio di un mondo in disfacimento. Una voce discreta ma ben definita, cesellata dalle preziose melodie del violoncello e dagli interventi percussive di Thompson. L’ingresso misurato di chitarra, basso, fiati ed archi da parte dei numerosi collaboratori coincide con un lavoro di grande rilevanza artistica, una creazione da antico laboratorio , autentica nei suoi contorni.

Le solenni ambientazioni di 'I Thought It Was Us But It Was All Of U'  sono anche merito dell’ingegnere del suono Mark Lawson, già vincitore di un Award per il lavoro svolto con le stelle del pop alternativo canadese Arcade Fire. I tratti salienti di questo disco sono individuabili nell’intenzionale fusione di stili, un respiro che parte dall’intimità delle registrazioni in bassa fedeltà per raggiungere progressivamente gli spazi e la tensione della musica da camera. Scenari fantasmagorici grazie anche ai superpi ingressi di Laurel Sprengelmeyer e Jess Robertson (Little Scream), Mishka Stein (Patrick Watson), Colin Stetson (Bon Iver), Sarah Neufeld e Richard Reed Parry (Arcade Fire).





Le Naphta Narcisse: Narcisi Geishe




Le Naphta Narcisse nasce una sera di gennaio del 1995 a L’Aquila, quando Mirko Marzolo (voce) e Stefano Valeri (batteria) si conoscono per caso nell’unica birreria degna di questo nome della città e, sempre per caso, scoprono che di lì a una settimana compiranno diciotto anni a un giorno di distanza l’uno dall’altro.. Ognuno è folgorato dalle idee dell’altro, presto reclutano altri musicisti e iniziano a provare in una storica sala-prove della città che altro non è che un enorme scantinato di un palazzo del ‘400. E’dagli anni settanta che quel posto si chiama Nafta Benza. E’da questo nome e dall’interesse che hanno per il concetto di Narcisismo che Gas e Caster – questi i loro pseudonimi - inventano Le Naphta Narcisse. Caster canta e scrive i testi, Gas suona la batteria e compone. Dopo svariati cambi di formazione i Naphta registrano un demo e finalmente iniziano ad esibirsi. Fra il ‘97 e il ‘98 hanno un intensa attività live e all’ Indhastria di Giulianova (TE) aprono i concerti di Wolfango e Subsonica. Sempre al ‘98 risale l’avvenimento più importante nella storia del gruppo, entra a far parte della band, come chitarrista e non solo, Daniele Tortora che Gas e Caster  nominano subito Mafalda, cioè  ilMafio. Registrano nuovo materiale e si esibiscono diverse volte a Roma, memorabili le esibizioni a “Il Locale”. Nel ’99 però ilMafio è costretto a lasciare la band per incompatibilità artistica e personale con altri membri del gruppo. Per simili motivi alla fine dello stesso anno anche Caster lascia e, di fatto, scioglie la band ed il sodalizio con Gas.

Una mutazione in realtà perché il nome Le Naphta Narcisse non verrà mai accantonato. Aldilà del progetto musicale qeusta è una vera e propria entità artistica e sovversiva. Almeno così è nella testa di Caster che, in solitudine inizia a comporre nuove canzoni che sottopone solo agli amici in occasioni per lo più conviviali. Fra questi amici c’è, come c’è sempre stato dal giorno in cui si sono incontrati, ilMafio, il quale alla fine del 2007 si convince e fa la sua proposta all’amico,rimettendo di fatto in piedi la band. La sede lavorativa del gruppo si sposta definitivamente a Roma. IlMafio invita a far parte del progetto il chitarrista Federico Gullo che conosce i vecchi demo dei Naphta e accetta. E’ buio totale sul bassista, ma per il batterista ilMafio non ha dubbi, bisogna richiamare Gas.

Il 6 Aprile del 2009 alle 3:32 la vita di Caster e Gas (e di altre cinquantamila persone) viene per sempre sconvolta dal terremoto più violento mai registrato in Abruzzo negli ultimi trecento anni. La città de L’Aquila è distrutta. Quella notte trecentonove persone perdono la vita sotto le macerie. Decine di migliaia perdono casa e lavoro; soprattutto, perdono quelle poche certezze che avevano fino ad allora. Fra queste anche Gas e Caster. Ma non c’è tempo per piangere e commiserarsi,bisogna rifarsi una vita. Gas si trasferisce a Pescara. Caster viene letteralmente prelevato dal Mafio e portato a Roma dove è ospite dell’amico per qualche settimana, poi trova un lavoro e una camera in affitto. Anche se può sembrare assurdo non è poi così difficile diventare fatalisti quando nella vita ti capitano certe cose. Nella mente di Mirko scatta qualcosa,per lui il terremoto era un appuntamento…tellurico. La sua presenza a Roma, la vicinanza con ilMafio e Federico e una nuova, più cinica visione del mondo lo portano a scrivere altro materiale e, soprattutto, a spingere se stesso e gli altri a fare di più. I Naphta si esibiscono con brevi performance in alcuni locali della capitale fra i quali il Contestaccio e Stazione Birra. L’obiettivo principale però resta la lavorazione del primo album. Gas non riesce però a garantire una presenza costante alla band, ragion per cui le strade artistiche di Caster e Gas si separano definitivamente. A Gas subentra  Corrado D’Agostino (detto Dagus). L’attività del gruppo subisce un’accelerazione, il live migliora e diventa più corposo. “Narcisi Geishe” il loro primo album sta per venire alla luce.

Il disco - su etichetta Goodfellas/Le Narcisse - è variegato e complesso, come la natura dei suoi componenti e la dinamica dell'evoluzione della band stessa. Partendo da ciò che di buono c'era nel pensiero originale fino a farlo collimare con l'idea attuale. Disco affatto facile, dalle intenzione quasi bellicose, almeno a leggere il manifesto che illumina la band: "La destrutturazione e distruzione dell'icona per eccellenza". L'album, fin dal titolo, si riferisce ai miti - Narciso / le Geishe - e a come le icone, se portate fuori dal proprio contesto,  possano essere ridicolizzate. Il trionfo del pensiero autonomo rispetto al proprio credo in definitva.

E poi "La cronologia decadente della graduale perversione dell'idea stessa di icona". Quindi "La corruzione dell'essenza e del significato derivante". Oltre a un bel concetto degno del migliore Hendrix (o del buon Frank Zappa) "La distorsione e il Fuzz, come mentalità e metodo di composizione", contaminato però con "Il glam rapportato ad oggi". Un disco dalle grandi potenzialità, in cui eclettismo sembra essere la parola d'ordine. Tra lancinanti chitarre lisergiche ed una vena più smaccatamente mediterranea.




L'urlo disperato dei Thermals




Il sesto album dei Thermals – e loro debutto per l’etichetta Saddle Creek – porta il titolo di ‘Desperate Ground’ ed è stato prodotto da John Agnello (Dinosaur jr, Sonic Youth) al rinomato Water Music studio di Hoboken, New Jersey. Agnello e i Thermals hanno completato le registrazioni ed evacuato lo studio solo alcune ore prima che l’uragano Sandy si abbattesse sullo stato del New Jersey.  Un dettaglio indicativo di quello che è il ritorno in scena dei Thermals con forse il loro lavoro più intenso dai tempi degli esordi. Un disco crudo ed essenziale che in qualche misura si ricollega all’incontaminato spirito post-adolescenziale che rese i loro primi vagiti qualcosa di incredibilmente trascinante.

Dal punto di vista testuale, l’album è una vivida descrizione della violenza umana, una nera celebrazione dell’inevitabilità della guerra e della morte. Un affare oscuro e gioioso allo stesso tempo, ‘Desperate Ground’ ci racconta la storia (torbida) di un solitario delinquente nel cuore della notte. Un uomo, un destino, una sciabola. L’incessante desiderio di distruggere. Una battaglia infinita contro le forze della natura, un destino cui è impossibile sottrarsi. Una parabola del genere umano, che in termini musicali si traduce in dieci stilettate che rimettono in circolo il pedigree post-punk della band, che senza colpo ferire torna ad agitarsi tra le celle del rock alternativo, regalandoci una impareggiabile ed impetuosa opera.






30/04/13

Tre formidabili uscite per il catalogo Spittle




Ref. 907

Compilation originariamente pubblicata in collaborazione con lo storico marchio Italian Records, una raccolta che avrebbe profondamente influenzato tutto l’underground nostrano, dando il là ad una sensibile serie di innovazioni tecnologiche. Modelli artistici e musicali per definizione pionieristici, distanti da ogni forma di sentimentalismo, prossimi ad un grado elevato di interazione con l’universo elettronico. Nel 1981 Absurdo, Eurotunes, Ipnotico Tango, Kerosene e Metal Vox facevano la loro comparsa in questa compilation curata da Toni Brillanti, indicando la strada per numerosi gruppi del post-punk continentale. Rispetto alla stampa originale di rilievo la presenza di ben 8 tracce extra, 5 firmate dagli Absurdo e 3 dagli Eurotunes.

tracklist

EUROTUNES – 1. European Progress 2. I Git The Beak 3. Osaki Motion IPNOTICO TANGO – 4. Ipnotico Tango 5. Erotico Mango 6. Spasmodico Rango (Carneficina Colori) METAL VOX – 7. Future World 8. T.V. Hero 9. Infinity ABSURDO – 10. Out O’vell 11. Audio Output 12. Sex In Ball KEROSENE – 13. Meccano 14. Jazz-rock 15. Stivali ABSURDO - 16. Sense Of Humor 17. Alcatraz 18. Pseudofano 19. Autovehicles 20. Little Road Girl EUROTUNES – 21. Five Years Ago 22. African Beguine 23. Magic









Italia Synthetica 1981-1985

Compilazione assemblata con grande rigore da Fred Ventura, prime mover di questa stessa scena e animatore sin dagli albori dei sotterranei milanesi e non. La sua visione d’insieme ci concede uno spaccato importante di quella che è stata una realtà alternativa e parallela ai fuochi della primigenia onda wave e del dopo punk. Un lavoro che è summa di un sentire comune, una mutazione in termini, il passaggio progressivo ad una più rigida comunione digitale, in linea con quanto accadeva nell’Europa continentale e nell’Inghilterra della synth-wave. Un periodo cruciale circoscritto alla prima metà degli anni ’80, con artisti ancora oggi venerati anche oltreoceano. Ritmi robotici ed intuizioni che avrebbero animato anche le discoteche più alternative. Motivo di ulteriore interesse è la presenza di quattro tracce inedite a firma Der Blaue Reiter, Modo, Actor’s Studio e La Maison, unitamente alle composizioni già classiche di alfieri di questo rinnovamento come Neon e Naif Orchestra.

tracklist


1. NEON – Lobotomy (1981) 2. DER BLAUE REITER – Lights Off (1981 –previously unreleased) 3. EIN-ST-EIN – Varsavia (1985) 4. MODO – Niagara Falls (1983 –previously unreleased) 5. ACTOR’S STUDIO – Dancing Alone (1985 – previously unreleased) 6. LA MAISON – Bells In The Night (1982 – previously unreleased) 7. SCORTILLA – YHW (1981) 8. EUROTUNES – Swimming Pool Motion (1983) 9. OH OH ART – It’s Just A Movie Soundtrack (1985) 10. NAIF ORCHESTRA – Check-Out Five (1984) 11. 2+2=5 – Haiku (feat. Paolo Mauri) (1985) 12. JEUNESSE D’IVOIRE - Days (1984- previously unreleased on CD) 13. FOCKEWULF 190 – We Are Colder (1985 – previously unreleased on CD) 14. STATE OF ART – Your Eyes (1981 – previously unreleased on CD) 15. N.O.I.A – Forbidden Planet 16. 2+2=5 – Mathematic ‘n Logarythm (1984 – previously unreleased on CD)









Italia NO! – Contaminazioni No Wave Italiane 1980-1985

Raccogliendo il testimone dalla contemporanea e rivoluzionaria no wave newyorkese, molte formazioni italiane ben oltre ciò che si stava affermando sui maggiori palcoscenici locali, lavorò a nuovi ed interessanti ibridi sonori. Una base creativa importante che avrebbe interessato tutto lo stivale, dalle isole alle Alpi, innescando una rivoluzione filologica in tutte le maggiori province. Una visione sicuramente più artistica, in linea con quanto accaduto nella Big Apple, inseguendo nuovi format. Il suono mutava divenendo spesso un corpo unico con l’arte performativa e la moda. Dai nervosi scatti white funk dei napoletani Bisca, alle vette strumentali dei Confusional Quartet, passando per il cosiddetto “fake jazz” degli Hi-Fi Bros (in un episodio prodotto dal vate Arto Lindsay), questa raccolta testimonia uno dei periodi più creativi del sottobosco italico. La traccia inedita ‘Noise Express’ è firmata da La Maison

1. EAZYCON – Double Life 2. MODERN MODEL - The Day’s On 3. DIE FORM – No Kill 4. BISCA - Dott. Jekyll 5. FUNKWAGEN – Ebdomero 6. NOFUN - Mongolia 7. HAKKAH – Stairs 8. ILLOGICO – 871zx 9. RINF – Was Besonders 10. STATE OF ART - Scoop And Loop 11. HI-FI BROS – Stranger in the Night 12. BAND AID – L’inviato d’oltreoceano / Festa Happening 13. CONFUSIONAL QUARTET – Nebdo Zip 14. LA MAISON – Noise Express




British Electronic Foundation 3!




British Electric Foundation è la sigla dietro cui si cela Martyn Ware, una delle figure più imponenti della scena pop-elettronica di Sheffield. Al crocevia tra un cambio radicale – il passaggio dagli
Human League ai non meno influenti Heaven 17, il nostro sceglie il monicker B.E.F. per portare a compimento i suoi esperimenti sul format canzone, muovendosi con circospezione tra dancefloor ed una visione più mediata. La leggendaria cassetta "Music For Stowaways" ed i due successivi volumi di "Music of Quality & Distinction" (il primo risalente al 1981, il secondo al 1992) sono ben presto divenuti punti di riferimento di un’etica superiore, mettendo le stelle del music-biz al servizio di un concept strategico.

Il passaggio di figure a loro modo cardinali come Tina Turner, Sandie Shaw, Erasure e Terence Trent D'Arby ha consentito a Martyn Ware di ricavarsi un ruolo rispettabilissimo tra gli strateghi del pop moderno, un vero e proprio re mida, capace di traslare la sua istintività musicale in un pop stellare.

Dopo l’acclamato debutto dal vivo al Roundhouse di Londra, Martyn ci regala il terzo capitolo della saga "Music of Quality & Distinction Vol. 3 - Dark". Questa volta la finalità è nota, reinterpretare in chiave lievemente oscura lo spirito di brani originariamente upbeat. Impressionante la lista dei partecipanti a quella che è fattivamente una vera e propria parata di stelle. Boy George si lancia in una sintetica ‘I Wanna Be Your Dog’ di Iggy & The Stooges,  Sandie Shaw rivede con cognizione di causa ‘Walk In My Shoes’ di Gladys Knight and The Pips, Kim Wilde rilancia ‘Every Time I See You I Go Wild’ di Stevie Wonder in un parallelo universo dancefloor, Green Gartside degli Scritti Politti ci ricorda come la sua anima è stata sempre ‘nera’, muovendo con eleganza tra le pieghe di ‘Didn’t I Blow Your Mind’ dei Delfonics. Insomma l’intento è chiaro, traslare il passato attraverso contaminazioni futuribili e – davvero – il rischio di sobbalzare sulla sedia è concreto.   Andy Bell degli Erasure in ‘Breathing’ di Kate Bush è magistrale, sbarazzina è invece Shingai Shinowa dei Noisettes in ‘God Only Knowes’ dei Beach Boys ed impeccabile Glenn Gregory degli Heaven 17 in ‘Party Fears Two’ degli Associates.

Una panoramica su brani senza tempo, rinverditi da autori contemporanei e non. Una celebrazione di  fatto.





Instancabili Fall




Facendo seguito al singolo realizzato per il record store day – già puntualmente esaurito – i Fall di Mark E Smith pubblicano il loro secondo album per la leggendaria etichetta inglese Cherry Red il 13 di maggio. Si tratta del loro secondo parto consecutivo per questo marchio Una progressione naturale rispetto ad  “Ersatz GB”, “Re-Mit” si bagna sovente in vertiginosi ritmi elettronici, puntando con decisione su basso e batteria come strumenti guida.

Un atteggiamento non nuovo in seno alla famiglia di questa solida istituzione britannica, una delle più longeve creature partorite nel marasma del dopo-punk. Anche per questo disco la formazione che accompagna Mark E Smith non ha subito scossoni, consentendo al leader di esibire nuovamente le sue acrobate liriche, su uno scosceso tappeto chitarristico, psicotico più che psichedelico, prestando fede alle consegne di personaggio storicamente scomodo. Il suo modo di declamare è un marchio di fabbrica indelebile, manifesto esistenziale e scossa dal basso per una nazione imbottigliata nei ritualistici talent show.

I nuovi pezzi forti portano i titoli di 'Sir William Wray' ed  'Hittite Man' ed appaiono in versioni radicalmente diverse rispetto a quelle pubblicate nel singolo stampato per il record store day. L’eterna giovinezza dei Fall è fuori discussione, la capacità di rinnovamento del loro deus ex-machina un sinonimo di lungimiranza nelle pieghe del rock più eclettico, figlio della più sentita rivoluzione contro-culturale degli ultimi 30 anni.









Bass Drum Of Death: 2013




E’ passato poco più di un anno da quando John Barrett e la sua atipica creatura punk Bass Drum of Death ha pubblicato il disco di debutto, passando da un sonnolento villaggio nei pressi del Mississippi (dove i bar chiudono rigorosamente a mezzanotte) ad esibirsi in fronte ad un pubblico europeo schiamazzante di oltre 5,000 unità, esibendosi come backing band per Hodgy Beats e Left Brain della crew Odd Future. Ma aldilà di questo exploit Barrett non ha mai smesso di pensare alla natura essenziale delle sue composizioni, continuando a macinare accordi e ritmi scanzonati, tanto da dare un credibile successore al debutto per Fat Possum. Cambia stavolta casa e si affaccia dalle parti della californiana Innovative Leisure, che imprime il suo marchio nell’omonimo ritorno.


Concepito durante il corso del 2012, il disco racchiude l’essenza stessa del suo factotum, armato di caffè e del ragguardevole programma  GarageBand (immancabile per chi si cimenta nell’avventura solista senza l’utilizzo di sfavillanti tecnologie da studio)  il nostro amplifica semmai le sensazioni suscitate dall’esordio, rispettando un’estetica vintage, ma capace di guardare con fiducia all’avvenire. Un nuggets dei nostri giorni che si materializza in brani veloci, sufficientemente sporchi, capaci di lesinare perle garage pur rispettando frequenze bubblegum pop.

Ecco perché John Barrett è oggi il più accreditato erede dello sfortunato Jay Reatard, proprio per questa capacità di levigare il suo stile con una scrittura sbarazzina ed efficace. Non un affare da teenager attenzione, perché l’attitudine è quella giusta, con spezie psichedeliche e quell’andatura che fa molto grunge anni ’90.




La freschezza dei Cayucas su Secretly Canadian




L’album di debutto dei Cayucas non rimanda certo al suono e all’immaginario della California moderna, onnipresente nei circuiti indipendenti nel corso degli ultimi anni. Non ci sono riferimenti all’erba, alle spiagge sterminate e men che meno al suono di un pioniere del surf come Dick Dale. Piuttosto ‘Bigfoot’ possiede un’onesta sensibilità ritmica, prossima ad un calore tropicale.

‘Bigfoot’ è stato registrato nella distesa regione del Pacific North West, Oregon, con quello che si sta affermando come l’ingegnere del suono definitivo in casa Secretly Canadian: Richard Swift  (The Shins, Damien Jurado, Foxygen). Il singolo in rampa di lancio ‘High School Lover’ è la quintessenza del loro suono, che traduce le immagini spesso nostalgiche elaborate dal leader Yudin.

L’album è di per sè irresistibile, una serie di gemme pop elaborate seguendo certo i dettami West-Coast, ma spingendo ben oltre i confini di quella ispirata stagione. Un’estate eterna che si traduce in uno studio concettuale, tanto che Yudin ha usato la filosofia del campionamento per catturare l’essenza di bands come Beach Boys, Tornadoes od Animals, abili nel creare miniature pop indimenticabili. Ricreare con la moderna strumentazione la filosofia del passato, inseguendo un’onda analogica e rispettando i confini del formato ‘radiofonico’, questa la meta.

Le delicate melodie vocali di ‘A Summer Thing’ (pensate a qualcosa al crocevia tra The Platters e The Diamonds) e l’organo insistente di ‘Bigfoot’ (diciamo pure Procol Harum?) possono davvero indicare una strada maestra. Originale anche l’approccio ai testi, tanto che le libere associazioni del leader lasciano pensare ad una Bjork cresciuta a Santa Cruz.

Già trionfatore alla recente edizione del SXSW, il gruppo si affaccerà presto in Europa, portando una ventata di novità nel sempre più discusso universo indie.




Classixx: french touch a Los Angeles





I Classixx sono uno dei più acclamati duo djistici in circolazione, costantemente in tour dal 2009 e richiestissimi anche nel ruolo di remixer, i nostri hanno lavorato tracce di artisti blasonati quali Passion Pit, Phoenix, Mayer Hawthorne, Gossip, Groove Armada e Major Lazer, tanto per dare una misura della loro naturale inclinazione. Nel loro debutto per Innovative Leisure i contributi vocali sono di Active Child, Nancy Whang, Sarah Chernoff (Superhumanoids), Jeppe (Junior Senior) e Jessie Kivel (Kisses).

Michael David e Tyler Blake si conoscono dalla primissima infanzia, condivisa nella città del cinema Los Angeles. Registrano insieme praticamente dal  2007, appassionando con i loro dj set un popolo sicuramente avvezzo al cambiamento ed alla sollecitazione epidermica. Non è un caso che tra gli artisti da loro citati figurino personalità quali Fleetwood Mac, Prince od Alan Braxe. ‘Hanging Gardens’ è infatti tutt’altro che un disco di ordinaria musica dance:  è in realtà un vero e proprio campionario di suoni, una stazione radio mobile, un collettore emotivo. Tyler e Blake oltre a primeggiare dietro al banco di regia (ed ovviamente ai piatti) suonano tutti gli strumenti sull’album, dalla chitarra al piano fino ai sintetizzatori analogici e ad alcune tipiche percussioni centro-americane.

Irresistibili bassline, e melodie che anticipano l’imminente solstizio d’estate, dicono di un prodotto tipicamente californiano, un campionario di groove e ritornelli capaci di solleticare anche il più ostinato tra i refrattari al ritmo. Le melodie sono cristalline e si affacciano su stanze disco, house e digital-punk. All Your Waiting For (feat. Nancy Whang) è stata già best new track per l’influente sito Pitchfork.