17/11/09
Edan - Echo Party
16/11/09
Guano Padano
Nuovo Mixtape per Dj/Rupture
Mammooth

“Back In Gum Palace”, che esce il 21 Novembre per Forward Music Italy, verrà presentato dal vivo a Milano venerdì 20 novembre alla Casa 139
Riccardo Bertini -- Voce e chitarre
Roberto Mastrantonio - chitarre
Joy Angelini- basso
Luca Marinacci -- batteria
Special guest - Claudio Santamaria -- tromba, chitarre, voce
12/11/09
Presentazione di Crollo Nervoso e live degli State Of Art

Venerdì - 27 novembre 2009 - TUNNEL CLUB/Milano
22.30
Retroactive products presenta
"CROLLO NERVOSO" video premiere
MILANO NEW WAVE 1980 - 2009
23.30
State Of Art live
(Hot Elephant Music / Creme Organization)
REBEL MOTEL dopo un’inaugurazione memorabile, riapre le sue porte per accogliere un ospite particolarmente atteso: Alexander Robotnick. Per capire chi è davvero occorre farsi trasportare all’inizio degli anni 60, quando getta le basi della sua immensa cultura musicale trasformandosi in un instancabile ricercatore. Spinto da un’incontrollabile passione, vive gli anni 80 influenzato dalla New Wave, dall’Electropop Inglese e dai pionieri, non che maestri, Kraftwerk. Inizia le sue prime produzioni, trasformando la sua cameretta in un laboratorio di synts analogici e drum machines. Non riuscendo a interpretare il suo genio musicale se non per mezzo di un personaggio, decide di nascondersi dietro lo pseudonimo Alexander Robotnick (in russo “Alessandro il lavoratore”). È nel 1983 che si fa conoscere alla scena mondiale con il capolavoro "Problèmes d'amour", divenuto un classico disco. Da qui una serie interminabile di produzioni che toccano tutti i generi musicali. Oggi Robotnick è stimato da Carl Craig, Miss Kittin (che ha incluso la sua “Dance Boy Dance” nel suo mix “Radio Caroline”), The Hacker, Kiko e da molti altri artisti della scena mondiale. Il suo live set è un concentrato cosmico di storiche tracce 80’s, eletro-tech, reminiscenze italo disco e di personali produzioni che reinterpreta improvvisando per mezzo di controller midi e microfono, accompagnando il beat con originali movenze.
Questa è musica per “disco freaks”! Resident dj SVPERFINE (Rebel Motel / Rongwrong / Subterfuge) - VJ: Rhizo
Durante questo secondo appuntamento Rebel Motel presenta “Crollo Nervoso” - un documentario sulla New Wave italiana anni ’80 opera di Pierpaolo De Iulis, un viaggio indietro nel tempo che contiene rari video clip, live show ed interviste.
A seguire, un’ esclusiva reunion di uno dei gruppi di punta della Wave italiana dell’epoca: State of Art (Spittle). La band - riformatasi e con un cd in uscita - si esibirà sul palco del REBEL MOTEL alle 23.30
Contatti: 347 69 56 589 - 349 89 41 305
rebelmotel@gmail.com
11/11/09
Fjieri

"Endless" esce il 21 Novembre per Forward Music Italy
Richard Barbieri: Synthesizers, Electric Piano, Prophet 5
Tim Bowness: Vocals & Backing Vocals
Gavin Harrison: Drums
Nicola Lori: Electric, Acoustic & Reverse Guitars, Fretless Bass, Keyboards
Stefano Panunzi: Keyboards, Acoustic Piano, Hammond, Loops, Programming
Elio Lori: Fretless Bass
Nicola Alesini: Soprano & Basso Saxophone, Bass Clarinet
Andrea Chimenti: Vocals
Mick Karn: Fretless Bass
Peter Chilvers: Textures, Marimba
Haco: Vocals and Backing Vocals
Angelo Strizzi: Drum & Programming Percussions
Laura Pierazzuoli: Cello
Prodotto da Richard Barbieri e Luciano Torani.
09/11/09
Scary Mansion, un nuovo album

06/11/09
Daptone Records - Keep Putting Soul Up

C’è un tempo per capitalizzare, un momento in cui effettuare il cosiddetto allungo ciclistico. Per la newyorkese Daptone Records il concetto può passare, pur trattandosi di una realtà indipendente da sempre auto finanziata. Il segreto consiste nell’aver ampliato il confine stesso di musica ritmica, senza prescindere da nessun aspetto della cronologia black. Ciononostante siano proprio gli artisti bianchi a posizionarsi - spesso e volentieri - in sala d’incisione o in cabina di regia. Proprio nel sodalizio tra talenti emergenti e vecchie glorie restituite nottetempo ai club ed alle situazioni che contano, possiamo scorgere lavororo formativo svolto da Daptone. Sino ai giorni nostri. Una collezione d’oro - per l’appunto - è ciò che offre al momento, per fotografare l’operato, per trasmettere a mezzo mondo una lezione di stile. L’etichetta vede i suoi natali nel 2001 ed in meno di un decennio riesce a guadagnarsi il supporto incondizionato di critca e pubblico, senza mai contemplare operazioni nostalgiche, anzio portando a nuovi livelli di intensità la produzione di musica soul, rhythm and blues, afrobeat, gospel e funkUn marchio di fabbrica che è stato talmente apprezzato fuori da cogliere le attenzioni particolari di gignati quali Bob Dylan e Amy Winehouse, che in più di una cisrcostanza hanno voluto al loro fianco i padroni di casa Dap-Kings e di produttori come Mark Ronson che nel corso degli anni hanno utilizzato le parti strumentali della in house band per creare le proprie fortune.
La raccolta pubblicata in doppio CD è molto più di un semplice best of, anzi, per molti sarà l’occasione di ascoltare alcuni brani troppo in fretta divenuti pezzi da collezione. Al fianco di pezzi storici a firma Sharon Jones & the Dap-Kings - Tell Me - e Budos Band - Up From the South – un numero importante di singoli attualmente fuori catalogo renderanno l’acquisto più che obbligato per i numerosi cultori della scena black internazionale. Lee Fields con Could Have Been e Charles Bradley con The World (Is Going Up In Flames) vi faranno gridare nuovamente al miracolo. Mentre inediti assoluti come A Lover Like Me di Binky Griptite e l’ottima rivisitazione di Giving Up delle Gladys Knights da parte di Sharon Jones, vi lascerranno direttamente di stucco. Enjoy!
05/11/09
Nuova colonna sonora curata da Goodfellas
Il commento sonoro si pone come elemento di spicco all’interno di un film che affronta le difficoltà e le mille contraddizioni della sfera adolescenziale. Chiara Martegiani e Claudia Gerini sono le due protagoniste/complici di una storia che le vede coinvolte in relazioni sentimentali parallele, che solo apparentemente sembreranno allontanarle.
Un lungometraggio in cui i buoni sentimenti trionfano, pur tra mille traversie. Ed in questo crescendo appassionato la selezione musicale acquista un valore cruciale, sottolineando scelte inedite e coraggiose, prendendo in considerazione il taglio comunque popolare della pellicola stessa. Una scelta tecnica ma anche “culturale” profondamente sentita quella di Goodfellas, in grado di creare un sodalizio inedito tra suoni ed immagini. C’è l’aplomb decadente della Cat Power di ‘The Greatest’ e la vena cantautorale sopra le righe di Sufjan Stevens con ‘Casimir Pulasky Days’
Ma seguendo appunto le evoluzioni del film la colonna sonora si arricchisce del tocco speziato del soul man bianco Mayer Hawthorne accompagnato in ‘When I Say Goodbye’ dai fidi The County, mentre la ‘Stay Alive’ dei Pains For Being Pure At Heart è davvero uno dei modi più semplici per trasmettere un raggio di sole, imemdiato. Le emozioni sembrano quasi sposare le sette note The Dykeniees con ‘Clean Up Your Eyes’ e Barzin ‘Past All Concerns’ farciscono i momenti più delicati ed allo stesso tempo intensi del film. Citazione d’obbligo poi per le musiche originali, opera di Pasquale Catalano.
Un saliscendi di situazioni tragiche e brillanti che proprio nella scelta curatissima dei suoni, sembrano acquisire un colore ed una potenza narrativa particolari.
30/10/09
King Midas Sound - Waiting For You (Hyperdub)
Un approccio all’elettronica elevato dall’enorme bagaglio tecnico ed espressivo dei due, al secolo Roger Robinson e Kevin Martin. Robinson rispettato poeta ha fatto in modo che il suo stile divenisse più confidenziale, optando per una fragile voce in falsetto, presto divenuta elemento caratterizzante. Originali i risultati di questa metamorfosi, per un album che contempla interamente la forma canzone, rappresentando una nuova scommessa per la stessa Hyperdub. Un’atmosfera oppiacea sorregge il disco, quasi uno scenario urbano sfocato, una nebbiolina perenne che circonda ritmi in levare mai troppo invadenti. E’ il lavoro del produttore Kevin Martin, noto anche per le sue scorribande con la sigla The Bug (ma una carriera che abbraccia l’avanguardia jazz coi God e l’hip-hop mutante coi Techo Animal) ad essere affascinante e subdolo come non mai. La voce di Roger è stata addirittura accostata ad un fantasioso ibrido tra Gregory Issacs e Vincent Gallo. In tre tracce dell’album , il duo si trasforma in trio, con l’ulteriore contributo vocale di Hitomi (direttamente dalla crew Dokkebi Q) che aggiunge ulteriore flavor ad un disco per certi versi definitivo.
Dopo l’exploit compiuto da Burial con Untrue, un ulteriore passo verso una canzone mutante, ritmica, quasi cantautorato jazz in prospettiva Blade Runner. Un progetto che sin da questo momento è destinato ad iscriversi tra le ‘cose’ che contano di questo fine decennio.
http://www.myspace.com/kingmidassound
Neon Indian - Psychic Chasms
Alan Palomo è un personaggio evasivo, sregolato produttore che galleggia in una zona d’ombra tra il mainstream ed il più avveniristico underground. Avendo già lavorato a propulsivi remix per Grizzly Bear, Au Revoir Simone e The Silent League, è già un nome in vista nei club più alternativi. Presto le richieste aumenteranno e le sue quotazioni saliranno alle stelle, uomo avvisato…I Neon Indian sono necessariamente il suo sogno bagnato, una psichedelia sintetica che piuttosto che adagiarsi sugli schermi al plasma contemporanei, si perde nelle nebbioline da videoclip anni ’80. Tutto molto fluorescente, con synth analogici che reclamano vendetta e canzoni immolate ai più sordidi sentimenti pop da dancefloor. Il disco è stato realizzato durante un severo inverno texano - altro luogo dove la tradizione lisergica è di casa – partendo da basi molto poco ortodosse, in cui field recordings, rozzi campionamenti e bizzarri sintetizzatori convenivano per dare il là allo scabroso party titolato Psychic Chasms. Con l’intervento della video artista Alicia Scardetta, questo progetto sposa la multimedialità con fare profano e presto sarà in grado di spingervi in un immaginario girone infernale. E’ un disco che nei contenuti si focalizza sugli ardori post-adolescenziali, tirando in ballo le sempre più alienanti relazioni interpersonali od il ripetitivo utilizzo di sostanze stupefacenti. Lo spleen esistenziale dei primi New Order ed un casalingo french touch che occhieggia d’ufficio ai Daft Punk, per i Neon Indian non è solo un gioco citazionista, ma il sentore di un’attitudine homemade all’indie elettronica. Una storia che si consuma tra Austin e Brooklyn ed un finale quanto mai imprevedibile.
28/10/09
Uragano Cope
Quando anche il più severo fra i suoi detrattori è pronto a sventolare bandiera bianca, è lui stesso a coglierci di sorpresa con una serie di esibizioni soliste – sono state due le date italiane – in cui ha sì rivisitato il suo repertorio, ma unicamente armato di chitarra acustica, elettrica e – salturiamente – pianoforte. Archiviata questa esperienza – tutti i presenti ne hanno parlato in termini entusiastici – il nostro è sempre più indaffarato con una release schedule che non gli consente di tirare il fiato. Se anche la sua vecchia label Island si affretta a ripubblicare in versione doppia il capolavoro Peggy Suicide, ci sarà pure un motivo? Omaggiato dal prestigioso mensile The Wire con un copertina ed un relativo articolo monografico, Julian ci ricorda che il suo ultimo album, coi Black Sheep, Kiss My Sweet Apocalypse – pubblicato dalla Invada di Geoff Barrow dei Portishead - è ancora lì a testimoniare di quanto il druido abbia ampio controllo sul suo profilo artistico. La musica psichedelica è ancora oggi il suo pane quotidiano, il punto di partenza per nuove esagitate avventure. Un pozzo di scienza Cope, che dopo i libri monografici sul kraut rock ed il corrispettivo nipponico, è assurto al ruolo di incontestabile critico di settore. Kiss My Sweet Apocalypse è anche uno dei sui lavori di più spiccato orientamento politico, in cui l’omaggio diretto è a Che Guevara ed Ulrike Mainhof. Sonorità al solito evocatrici , tra strappi hard rock e pindarici voli psycho-prog, con annesse acide ballate decantate con fare propiziatorio.
Nuovo artista in casa Easy Star: Tommy T
Tommy T è il bassista dei Gogol Bordello, almeno da tre anni a questa parte. Nato e cresciuto in Etiopia, ha portato la sua enorme conoscenza per i ritmi globali proprio in seno alla banda punk tzigana, facendo in modo che divenisse una delle più piacevoli anomalie nell’ambito del rock più estremo e scanzonato. Per il suo debutto in solo Tommy ha prodotto un qualcosa di realmente ambizioso, a titolo The Prester John Sessions. E’ un viaggio in musica come era lecito attendersi da uno strumentista che ha toccato tutti i confini possibili del globo terracqueo, almeno a livello immaginifico. Si tratta di 11 brani, con un remix ad opera dei compagni di squadra Eugene Hutz e Pedro Erazo. Un affare di famiglia, tanto che il mixaggio dell’album è stato affidato a Michael Goldwasser degli Easy Star All-Stars. La newyorkese Easy Star è infatti la casa per cui Tommy T lancia la sua offensiva artistica al mondo. Di spicco anche la collaborazione estesa a due brani con la vocalist Gigi (una delle più popolari voci della moderna tradizione etiope nonché moglie di Bill Laswell).
Mentre i Gogol Bordello si apprestano a pubblicare un nuovo album da studio nel 2010 (prodotto addirittura da Rick Rubin!), Tommy T scopre una della maniere più vantaggiose per riconnettersi alle proprie memorie ancestrali, concependo un disco che oltre ai suoni del continente africano, possa anche baciare le tecniche del dub. Con il tocco finale in post-produzione di Victor Van Vugt (Nick Cave, Gogol Bordello) il disco assume i tratti di una fantasiosa jam tra gli Headhunters di Herbie Hancock ed uno dei fondamenti della musica etiope, la Imperial Bodyguard Orchestra. Una musica etnica che si arricchisce senza soluzione dio continuità di elementi dub reggae, funk,e jazz mescolando il noto all’imprevisto, sempre in un’atmosfera profondamente familiare.
Mr.Chop - For Pete's Sake
Coz Littler è un musicista/produttore inglese ai più noto come Mr. Chop. Operativo nella regione del Cheshire – dove presso gli Ape Studios è stato concepito For Pete’s Sake – il nostro lancia in realtà una sfida a un mito nero d’oltreoceano, il produttore Peter Pillips da New York. Ovvero sua eminenza Pete Rock. Con For Pete’s Sake vengono riprodotti - in chiave rigorosamente strumentale - alcuni suoi classici, brani guida dell’hip –hop più moderno. Si tratta di un disco integralmente suonato, in cui finissime atmosfere space jazz si ricongiungono al corposo beat del primigenio funk. Il tutto è legato da una concezione moderna di cut up sonoro in cui le camere d’eco del dub si prestano ad un interessante gioco di specchi. Mr. Chop non fa mistero delle sue doti, essendo polistrumentista di rango, spesso protagonista di session in casa Now-Again e Jazzman Records. Recentemente al lavoro con MF DOOM al disco Born Like This, Littler ha fatto sì che in For Pete’s Sake trovassero spazio un’infinità di generi musicali, o almeno quelli a lui più cari. Si parte dall’arte del campionamento hip-hop per riscrivere completamente un disco fatto di intuizioni psych funk, jazz e rock, che spesso abbandonano il versante degli stessi originali, per approdare ad una nuova dimensione iper-moderna. Complice anche il batterista Malcom Catto – visto di recente in azione con gli Heliocentrics – questo è un disco che stimolerà la fantasia dei b-boy di mezzo mondo come l’immaginazione di migliaia di crate-diggers dispersi nel mondo. Un festival del rare-groove, in cui Pete Rock è solo il pretesto per una sfilata di momenti deliziosi, in cui riscopriamo il sapore di alcune etichette americane come Strata East o Black Jazz in piena collisione con l’attitudine rivoluzionaria del breakbeat di scoola Ninja Tune e Mo’ Wax.. Space is the place!
27/10/09
Due nuove uscite per Tracce / RAI Trade


Daniel Carter-tenor & alto sax
Matthew Shipp-piano
William Parker-bass
Guillermo E.Brown drums, electronics
Cresciuto a fianco di nomi importanti come Roscoe Mitchell, David S. Ware e William Parker, Matthew Shipp rappresenta oggi una delle massime individualità del jazz afroamericano. Con il progetto "Nu Bop" il pianista intende forzare i limiti del linguaggio jazzistico e spingersi verso il mondo dell'elettronica e dei ritmi digitali. Daniel Carter, William Parker e Guillermo E. Brown, ovvero il cuore del jazz d'avanguardia newyorkese, sono i musicisti scelti a completamento di un quartetto di grande personalità. L'ambiente perfetto dove far interagire elementi della tradizione free con pulsazioni funk e ritmi quantizzati. Dopo un primo album prodotto nel 2002 dalla Thirsty Ear ecco finalmente il secondo capitolo della storia "Nu Bop" un "istantanea" catturata durante l'apparizione dal vivo al festival "New York is Now", un'imponente rassegna (Roma 2004) interamente dedicata alla scena del nuovo jazz newyorchese e artisticamente diretta da Pino Saulo di Rai Radio 3. La musica di "Nu Bop" fluisce e attraversa fasi molto eterogenee, si va dal fraseggio aperto delle zone più astratte e spirituali fino a inoltrarci in intrigate e reiterate giungle ritmiche dove la tensione lirica del sax di Daniel Carter scava nel profondo degli accordi di Shipp e la scansione basica di William Parker segna il terreno per i ritmi programmati di Guillermo E. Brown.
Stefano Maltese, As Sikilli Ensemble - "This Floating Space Suite"
Stefano Maltese-sop. & alto sax, bass cl. flute. perc.
Gaetano Cristofaro-tenor sax, bass cl.
Ivan Cammarata-trumpet. & fluegelhorn.
Tony Cattano-trombone & dijeridoo
Giuseppe Guarrella-cello
Alberto Amato-bass
Antonio Moncada-drums, perc.
Gioconda Cilio-vocals, mbira perc.
l'As Sikilli ensemble è la creatura multiforme attraverso cui il compositore e sassofonista Stefano Maltese esprime e concretizza una visione musicale profonda, rigorosa e in costante evoluzione. Un organico di base siciliana attraverso cui la scrittura generosa del leader si offre come traccia necessaria alla costruzione di un suono fortemente collettivo. Da sempre Maltese ha costruito i suoi ensemble su musicisti di estrazione e generazione diversa, ed ecco un giovane asso come il trombonista Tony Cattano al fianco di veterani del ritmo come Giuseppe Guarrella e Antonio Moncada. (In passato ricordiamo presenze non meno eterogenee come il trombonista Sebi Tramontana e il trombettista Roy Paci). La musica di Maltese appare profondamente radicata nell'esperienza del jazz creativo contemporaneo, una sorta di ponte tra la poesia proveniente da un mondo antico e mediterraneo e la sensualità del linguaggio jazzistico afroamericano. Echi del suono della prima AACM affiorano da una struttura musicale densa e fortemente narrativa, un luogo di dialogo naturale dove l'ego jazzistico viene dichiaratamente abbolito in favore di un suono di gruppo lirico ed altamente evocativo.
