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14/01/10

Black Man's Cry - The Inspiration Of Fela Kuti

Cover e musiche ispirate dal padrino dell’Afro-Beat, un’antologia che tematicamente affronta uno dei momenti più alti della musica nera tutta. Approvata dagli stessi familiari di Fela Kuti, la raccolta include tracce rare o altrimenti inedite composte da artisti provenienti da Nigeria, Ghana, Colombia, Trinidad ed altri paesi del sud del mondo.

Fela è stato certamente il nome più celebre della scena musicale nigeriana, quanto meno l’artista che ha avuto maggiore esposizione all’estero. Assieme ai fidi Africa '70 hanno reso celebre un ibrido stilistico a cavallo tra highlife, jazz ed il perpetuo beat del godfather of funk James Brown. Uno stile che presto sarà noto come afro-beat.

In terra natia la popolarità di Fela è stata spaventosa, alla stessa stregua dell’Elvis nell’America degli anni cinquanta.. Eppure, prima che l’occidente si rendesse pienamente conto dell’influenza del nostro, ne è passata di acqua sotto i ponti. Questa compilation è uno dei luoghi ‘strategici’ per affermare la sua legacy – come si dice in gergo – a livello planetario.

La musica di Fela ha avuto infatti un impatto notevole su quello che intendiamo come villaggio globale. La compilation si focalizza sui suoni che il nostro ha in qualche misura ispirato: dagli artisti nigeriani – con i quali ha spesso collaborato nei primi ’70 - ai vicini musicisti del Ghana, fino ad arrivare agli ensemble colombiani – spesso informati dai ritmi Yoruba prossimi alla cumbia – e a quelli di Trinidad dove le cosiddette steel bands andavano per la maggiore. Un’organizzazione musicale quella degli Africa '70 e del loro mentore che echeggia ancora ai giorni nostri, basta farsi un viaggio nei basement di Brooklyn e assistere alle performance dei vari Antibalas o Menahan Street Band.

La compilation assemblata dal sempre puntuale Egon – uno dei produttori artistici alla corte di Stones Throw - è un ulteriore risorsa per i numerosi sostenitori del principe africano ed il nutrito booklet del cd – per il vinile si parla di una lussuosa confezione con 4 dieci pollici – non manca di assemblare foto d’epoca ed approfondimenti di sicuro interesse.

Nella tracklist spiccano i nomi di eroi contemporanei come Whitefield Brothers, Karl Hector & The Malcouns e Daktaris, al fianco di autentiche leggende africane come Segun Bucknor, Dan Satch & His Atomic 8 Dance Band e Bola Johnson.

La compilation edita dalla Now Again Records uscirà in Italia il 1 Febbraio 2010

da questo link è possibile scaricarne una gustosa anticipazione: Dan Satch and his Atomic 8 Dance Band: “Woman Pin Down.”

18/12/09

The Whitefield Brothers - Earthology

Viaggio intorno alla terra, non un romanzo di Jules Verne, nemmeno quel celebre esperimento consumato nei famosi 80 giorni. Mappe alla mano i Whitefield Brothers hanno puntato luoghi esatti, un’esplorazione che si fonda sul loro concetto di musica dal mondo. Earthology è sin dal titolo un lavoro ambizioso, costruito sulla fondamentale tradizione afro-americana. Dopo la recente ripubblicazione del debutto In The Raw, Now Again licenzia un lavoro che di per sé sarà pietra angolare di un genere ormai cosmopolita. Nelle pieghe della musica dei fratelli di Germania possiamo trovare gli esotismi della musica asiatica (i flauti ed i gong), gli xilofoni e gli strumenti a corda della tradizione africana e le percussioni tipiche dell’America Centrale. Di base c’è ovviamente una propedeutica guida funk, ed un formidabile gusto psichedelico. Ma spesso i capolavori non si completano in solitudine. Meglio rivolgersi alla famiglia, agli spiriti affini di casa Stones Throw ed in giro per il mondo a rapper e musicisti che della musica nera rappresentano oggi l’avanguardia assoluta. Da Brooklyn come dal vecchio continente arrivano i rinforzi ed Earthology si modella come un grande carnevale sonoro, in cui le voci di straordinari mc come Bajka (Joyful Exaltation), Percee P e Med (Reverse), Edan e Mr. Lif (The Gift), si danno appuntamento sullo stesso ring, Le fila dei ‘fratelli’ sono ovviamente aumentate dalla presenza di elementi di Antibalas, Dap-Kings, El Michels Affair e Quantic, per donare maggiore profondità a quello che è stato già definito il manifesto wolrd-psichedelico dei Whitefield Brothers. Visioni in 3-D per un nuovo tribale funk.

Scarica il singolo “The Gift” feat. Edan & Mr. Lif

28/10/09

Mr.Chop - For Pete's Sake

Coz Littler è un musicista/produttore inglese ai più noto come Mr. Chop. Operativo nella regione del Cheshire – dove presso gli Ape Studios è stato concepito For Pete’s Sake – il nostro lancia in realtà una sfida a un mito nero d’oltreoceano, il produttore Peter Pillips da New York. Ovvero sua eminenza Pete Rock. Con For Pete’s Sake vengono riprodotti - in chiave rigorosamente strumentale - alcuni suoi classici, brani guida dell’hip –hop più moderno. Si tratta di un disco integralmente suonato, in cui finissime atmosfere space jazz si ricongiungono al corposo beat del primigenio funk. Il tutto è legato da una concezione moderna di cut up sonoro in cui le camere d’eco del dub si prestano ad un interessante gioco di specchi. Mr. Chop non fa mistero delle sue doti, essendo polistrumentista di rango, spesso protagonista di session in casa Now-Again e Jazzman Records. Recentemente al lavoro con MF DOOM al disco Born Like This, Littler ha fatto sì che in For Pete’s Sake trovassero spazio un’infinità di generi musicali, o almeno quelli a lui più cari. Si parte dall’arte del campionamento hip-hop per riscrivere completamente un disco fatto di intuizioni psych funk, jazz e rock, che spesso abbandonano il versante degli stessi originali, per approdare ad una nuova dimensione iper-moderna. Complice anche il batterista Malcom Catto – visto di recente in azione con gli Heliocentrics – questo è un disco che stimolerà la fantasia dei b-boy di mezzo mondo come l’immaginazione di migliaia di crate-diggers dispersi nel mondo. Un festival del rare-groove, in cui Pete Rock è solo il pretesto per una sfilata di momenti deliziosi, in cui riscopriamo il sapore di alcune etichette americane come Strata East o Black Jazz in piena collisione con l’attitudine rivoluzionaria del breakbeat di scoola Ninja Tune e Mo’ Wax.. Space is the place!

10/07/09

Introducing Triorganico

Nessun mistero che in casa di Egon girasse della musica brasiliana di nicchia. Del resto le avvisaglie di un'apertura al genere si erano rivelate nel fantastico nuovo album dei Savath & Savalas di Scott Herren, La Llama. Anche un altro habituè dei saloni Stones Throw conme Madlib aveva stretto alleanza con Jackson Conti dei mai troppo decantati jazz-fusionist sudamericani Azymuth, ulteriore suggerimento per chi ha sempre osservato l'evoluzione dell'etichetta californiana ben oltre gli steccati del moderno hip-hop.

Il debutto di Triorganico per la label consorella Now Again è così una diffusione di sapori bossa tardi '50, con le opportune spennellate di jazz caliente. Un qualcosa che mai avreste immaginato provenire dai club sottoerranei di Los Angeles.

Pablo Calogero (sassofono e fiati), Ricardo “Tiki” Pasillas (percussioni) e Fabiano do Nascimento (chitarra) si formano artisticamente nel garage dello stesso Calogero. In primis era solo l'occasione di ascoltare e commentare musica, condividere idee, successivamente si è passati alla scrittura, alla realizzazione di un progetto comune.

Presto il terzetto si trasferisce in un club losangeleno, con residenza settimanale, circostanza che permette loro di provare pezzi inediti ed omaggiare i più grandi compositori brasiliani, in una scaletta fatta prevalentemente di cover. Il gruppo incide il suo primo album seguendo quella che in gergo hip-hop si chiama “guerrilla tactics”. Il risultato è ora alla vostra portata, un album che va a scandagliare le profonde insenature della bossanova, con ricorrenti motivi jazz sixties ed un'idea di multi-culturalità che logicamente regna sovrana.

Se Baden Powell ed il grande maestro Hermeto Pascoal hanno spesso occupato la sfera dei vostri sogni, con Triorganico arriverete a toccare con mano questa sfavillante materia.

24/02/09

Whitefield Brothers - In The Raw

La crema della scena new funk della East Coast - con membri assortiti di Dap-Kings, El Michels Affair e Poets Of Rhythm – in azione tra i solchi di un unico disco. I fratelli Jay e Max Whitefield abbandonano la natia Monaco con destinazione New York nel 1998, giusto in tempo per registrare il loro disco di debutto. All’epoca Sharon Jones era un nome di culto, i Dap-Kings lontani dalla loro ‘nascita’ artistica e The El Michels Affair un gruppo di post-adolescenti che si faceva chiamare The Mighty Imperials. Paradossale che sia stato proprio un gruppo del vecchio continente a rinvigorire il credo dell’afro-funk e di sonorità ad esso limitrofe. Proprio sul margine del nuovo millennio Phillipe Lehman – boss della Desco – è stata l’altra figura che – merito la sua ampia collezione di genere – ha fatto di tutto per riportare in auge le figure ritmiche care a quel genere. Nel 2001 esce il primo disco dei Whitefild Brothers, una sorta di auto produzione, associata al marchio Soul Fire (il nuovo imprint creato da Lehman, dopo il prematuro fallimento di Tesco). Neal Sugarman di Daptone è della partita, assieme a Martin Perna, uno dei membri fondatori degli Antibalas. L’altro Dap-Kings Gabriel Roth suona il basso elettrico, così come un giovanissimo Leon Michels che si occupa di sax e flauto. Terminato fuori catalogo in men che non si dica, In The Raw è un piccolo masterpiece del funk più contaminato. Oggi è nuovamente disponibile grazie alle attenzioni di Now Again, che ha curato il remastering dei nastri originali con estrema perizia e ha aggiunto tre tracce inedite. In attesa della nuova fatica di Whitefield Brothers, un succoso antipasto, per un disco manifesto del nuovo afro funk tinto di psichedelia.

14/11/08

Introducing Mr.Chop



Coz Littler, in arte Mr. Chop, può definirsi un veterano del nu jazz, con già numerose pubblicazioni a suo nome per alcuni dei più prestigiosi marchi underground internazionali. Il suo nome è stato già associato a label quali A.P.E., Stark Reality (etichetta amministrata dal piccolo vate Gerald “Jazzman” Short’) e più recentemente Jazz&Milk Records, ragione sociale tedesca, ma non per questo timida nel rilasciare ottimi rare grooves.

Il suo debutto per Now-Again – gemella della californiana Stones Throw di Peanut Butter Wolf – dovrebbe scuotere più di una coscienza. E’ uno di quei classici viaggi strumentali che non concede respiro, una danza infinita, condotta superbamente da uno stuolo di musicisti che non ci risparmia alcun volteggio elettrico. E’ la naturale introduzione a questo produttore/polistrumentista che non ha mai fatto mistero di apprezzare le musiche ed i sapori di mezzo mondo. Per Lightworlds si è circondato di altre figure capaci di interpretare la sua analoga visione: Malcolm Catto siede alla batteria e Jake Ferguson degli Heliocentrics si esibisce al basso. Uno stuolo di session men inglesi con pedigree ‘avanzato’ contribuisce poi a colorar ulteriormente l’Ep, registrato presso gli Ape Studios nel Cheshire. Quello che ascolterete è un ibrido futurista che oltre a conservare delle spettacolari qualità cinematiche (vale la lezione di John Barry, ma anche quella dei grandi compositori italiani) affronta i meandri del kraut rock e del jazz dalle tinte più psichedeliche
Se il buongiorno si vede dal mattino, presto avremo un collettivo capace di rinverdire i fasti della cosiddetta ‘library music’. Sette tracce per un onirico universo parallelo.

Il disco, disponibile in download digitale, vedrà unicamente la luce in una versione vinile limitata, ma non è altro che la succosa anteprima ad un album completo schedulato per il 2009.

01/07/08

Karl Hector & The Malcouns “Sahara Swing”




Dietro questa sigla si nasconde un’accolita di musicisti krauta, strettamente imparentata con Poets Of Rhythm e Whitefield Brothers. Il leader – Karl Hector – vanta un’unica oscura pubblicazione nel 1996, un 45 giri accreditato ai misteriosi Funk Pilots.
Escono per Now Again, sussidiaria di Stones Throw, e migliore asilo davvero non potevano trovare per il loro incendiario ibrido tra afro beat, funk e psichedelia.
Dopo il viaggio strumentale di Heliocentrics con Sahara Swing approdiamo in una dimensione parallela e futurista, dove il groove può indubbiamente ricordare i mostri sacri del passato ma gettare le basi per nuove sfrenate danze e rare grooves destinati a restare. Siamo su di un’ipotetica direttiva che da James Brown porta a Fela Kuti, passando per gli arabeschi strumentali di Mulatu Astatke of Ethiopia e le invenzioni del produttore/arrangiatore Jean Claude Vannier (un tempo spalla destra di Serge Gainsbourg). E’ una musica istintiva, che trascina lentamente, mettendo in relazioni mille e più mondi della cultura black. E gli esecutori vantano un curriculum inappuntabile, tanto che sia Poets Of Rhythm che Whitefield Brothers hanno a più riprese collaborato con Dj Shadow, Lyics Born, Mo’ Wax, Ninja Tune, BBE, Daptone e Compost.

Non propriamente un disco di world music, quanto un album che parla una lingua realmente internazionale.

‘The musicianship is now world class and tighter than most bands I have heard in our time period, regardless of genre.’ Lyrics Born