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28/01/10

Fursaxa - Mycorrhizae Realm

Fursaxa è il nome d’arte di Tara Burke, originariamente nel collettivo UN – con il quale ha licenziato dischi per la indipendente di culto Siltbreeze – abbraccia ufficialmente la carriera solista nel 1999, pur non rinunciando a sortite in compagnia di altri illustri colleghi. Artisticamente si è legata ad alcune delle più importanti label del sottosuolo americano e non, un’uscita per l’etichetta personale di Acid Mothers Temple e poi pubblicazioni con Ecstatic Peace, Time Lag, Eclipse, Last Visible Dog ed ATP. Senza poi contare lo stuolo di CD-R realizzati in piena autonomia. La genesi di Mycorrhizae Realm ha inizio nell’estate del 2008, presso l’ Hexham Head, uno studio con base a Philadelphia. Già qui la curiosità è enorme, considerando che Tara mai si era confrontata così bellamente con la tecnologia, avendo sempre preferito la comoda pratica dell’home recordings. Tra le protagoniste assolute di quella che è stata la rinascita del folk più alieno, Tara Bourke può vantare anche estese partnership con membri dei fenomenali Espers da Philadelphia, suffragata in The Valerie Project – sonorizzazione del film nouvelle vague cecoslovacco del 1970 Valerie and her Week of Wonders – e da future interazioni in studio. Per dire della sua già affermata stella possiamo anche far riferimento alle ripetute esibizioni dal vivo al fianco di Bardo Pond, Black Bright Morning Light, Black Forest/Black Sea, Christina Carter e del compianto Jack Rose. Recentemente Fursaxa è apparsa con una traccia inedita sul periodico Uncut, segnale di un rinnovato interesse nei confronti della sua delicata e trasognante opera. Mycorrhizae Realm - licenziato dall’inglese ATP Recordings– sarà il disco della definitiva affermazione su scala internazionale: un sequenza di spettrali forme pop elettroacustiche che dicono di un’artista giunta al suo apice creativo. Ci sarà occasione per confrontarsi con questa ormai affermata realtà anche dal vivo, nel 2010 è infatti previsto un lungo giro europeo per dar ulteriore risalto alla sua bravura.

Built To Spill - There Is No Enemy

Doug Martsch –da sempre l’uomo a cui è legato il marchio Built To Spill - ha impiegato qualcosa come tre anni e mezzo per dare alle stampe There Is No Enemy, un lavoro così straziante da portare lo stesso autore ad un prematuro ritiro dalle scene. Ma spesso, quando si annuncia l’ultimo tour internazionale, non si fanno i conti con l’entusiasmo: soprattutto quello dei numerosi fans sparsi in giro per il mondo. Con la complicità di Brett Nelson (basso), Scott Plouf (batteria) e Jim Roth (chitarra), Doug è pronto ad offrire un ulteriore saggio di quella che è la sua arte: scrivere decadenti canzoni informate sia dal post-punk del Northwest che dall’indie più intimista. Del resto i Built To Spill sono prossimi ad essere immortalati nella hall of fame del rock Americano dei nineties, grazie a dischi quanto meno fondamentali come There’s Nothing Wrong With Love e Perfect From Now On. Tra le formazioni più credibili del dopo grunge – Martsch era nei pionieristici Treepeople – i Built To Spill hanno preso tanto dal suono west coast dei Crazy Horse di Neil Young – le cavalcate epiche in stile Down By The River per inciso – tanto quanto dall’ironia in pillole dei Pavement e dal guitar sound dei Dinosaur Jr.
Pubblicato in America da Warner e licenziato in Europa dalla sempre solerte ATP Recordings, There Is No Enemy è altra dimostrazione di forza, una scrittura complessa, figlia della dovizia di particolari con cui Doug ha curato la genesi del disco. Vivendo letteralmente in studio per settimane e settimane. Se non è questa dedizione…Ora che il nuovo figlio legittimo è stato dato alla luce, c’è solo da sperare che una nuova maratona dal vivo sia nei piani del nostro cantante/chitarrista preferito.

26/08/09

Nuovo disco per gli Apse



L’autunno del 2007 ha rappresentato un’autentica svolta per gli americani Apse, non solo dal punto di vista artistico, ma anche da quello personale, con il trasferimento sulla quieta costa di Cape Cod, nel Massachusetts. Un cambiamento radicale per un gruppo che affondava le sue radici in una città urbana come Newtown, CT. Bobby e Michael, i membri fondatori sopravvissuti al cambio logistico, assoldano il poli-strumentista Jed Armour ed è poi lui ad introdurre il batterista Brandon Collins. Partecipano all’ormai mitologica rassegna ATP Vs. Pitchfork, con la stessa etichetta inglese siglano poi un importante contratto. Il primo frutto è la ripubblicazione del disco del 2006 "Spirit", meravigliosa occasione per scaldare gli animi, in attesa di un vero e proprio nuovo album, cui il gruppo ha dedicato una discreta fetta del 2008 oltre alla primissima parte del 2009. "Climb Up" è il risultato di una rigorosa applicazione, ed è ovviamente il disco più intenso e completo messo in circolo dal quartetto, ormai capace di liberare un magnetico indie-pop dalle innumerevoli sfaccettature, fossero romantiche o progressive poco importa, sono le canzoni a brillare di luce propria stavolta. "Climb Up" è stato registrato seguendo una metodologia casalinga, nessuna infiltrazione esterna, il gruppo ha investito sui moderni ritrovati tecnologici per realizzare un disco in piena intimità. Album che sembra abbracciare appieno la più sofisticata scuola wave britannica, tra soluzioni eteree ed imporvvisi passaggi in realtà profondamente oscuri. Non ci sono etichette che possano reggere il confronto, tecnicamente il gruppo vuole sfuggire i luoghi comuni dell’emisfero indie, per dedicarsi ad un suono dai tratti sì intimisti, ma anche profondamente groovy. Gli Apse vi chiedono in maniera molto gentile di abbandonarvi, di vivere il loro suono attraverso un’esperienza sensoriale, senza alcuna fretta. Sembrano con i loro brani congelare il momento, offrire una rivisitazione di quegli oscuri e trasognati luoghi rock battuti da eminenze grigie quali Mogwai, Sigur Ros o Godspeed You Black Emperor. Che i paragoni non diventino ingombranti però, la statura del gruppo è stata provata nel corso degli anni, dalla perfezione formale dei dischi alle sempre colorate apparizioni live. Esplorazione e coraggio caratterizzano il loro standard operativo, la dimensione del sogno rimane comunque la loro aspirazione più grande, nella subdola creazione di melodie fantasma.

24/08/09

Tornano i Fuck Buttons



Chi scommetteva su una svolta indie-dance per gli inglesi Fuck Buttons certo avrà di che rallegrarsi di fronte alla loro nuova creazione, in rampa di lancio per i primi giorni di ottobre e a titolo ‘Tarot Sport’. Si rinnova il sodalizio con ATP Recordings, che anticipa le mosse pubblicando in settembre il primo singolo estratto - ‘Surf Solar’- preludio anche ad una serie di esibizioni strategiche programmate su tutto il vecchio continente.

Andrew Hung e Benjamin John Power hanno registrato ‘Tarot Sport’ presso i Rotters Golf Club Studios di Londra, nuovo quartiere generale per una delle figure di punta della dance più trasversale britannica, quell’Andrew Weatherall che prima con Sabres Of Paradise e poi con Two Lone Swordsmen ha ridefinito il centro nevralgico dell’elettronica inglese. E’ in pratica una collaborazione che si rinnova, anche se estesa al formato Lp, già Weatherall aveva remixato la loro Sweet Love For Planet Earth, anticipando in buona misura l’imminente cambio di direzione. Weatherall che ha spesso associato il suo nome a capisaldi del rock made in England – si pensi al miracolo compiuto con Screamadelica dei Primal Scream, un disco che avrebbe posto gli standard per tanta musica a venire – non fa altro che ampliare l’estetica sperimentale del gruppo, facente perno ora sua un solerte groove psichedelico, che rimuove la patina severa di deriva post industriale del recente passato.
Se i Fuck Buttons degli esordi dovevano qualcosa ai Boredoms della svolta spacey come agli stessi figliol prodighi Black Dice, ora il duo può recriminare una posizione di assoluto rilievo nell’ambito della più tribale e ricercata musica generata da ‘congegni’ elettronici. Che nel loro caso prevede un armamentario prettamente analogico, con macchine d’antan e singolari interventi percussivi. Sono sette trace che rivelano una nuova complessità, laddove però il groove non è mai accantonato e rimane parte integrante nello sviluppo dei brani. E’ una nuova esperienza, in tutti i sensi.. Lo stesso Power dice del disco: “Penso che il sound sia più denso rispetto ai precedenti lavori….i nostri cervelli sono andati letteralmente in panne”

Quando si è soliti parlare di esperienze extra-sensoriali…

Tarot Sport uscirà il 12 Ottobre e la band sarà in Italia per promuoverlo in queste date:

19 ott Circolo degli Artisti Roma


20 ott Spazio 211 Torino

20/05/09

Sleepy Sun in tour



Proprio in concomitanza con il tour europeo – con le relative date italiane curate da Grinding Halt – oltre al video di "White Dove" qui sopra, vi segnaliamo un’interessante ed inedita session del gruppo californiano, di pianta stabile in San Francisco. Sfoggiando addirittura un paio di inediti, oltre che a versioni riviste dei brani apparsi sul debutto lungo per ATP, i nostri ci investono ancora con una psichedelia pastorale, che è un concreto viaggio della mente. Tutto in esclusiva per il portale Dayrotter.


SLEEPY SUN IN TOUR
Ven 22/05 Gambettola (FC) @ TREeSESSANTA Ex Macello
Sab 23/05 Torino @ Spazio 211
Dom 24/05 Roma @ Sinister Noise
Lun 25/05 Faenza @ Clandestino

24/03/09

Sleepy Sun


I bookmaker danno in forte ascesa le quotazioni di Sleepy Sun, gruppo ampio che nasce a Santa Cruz e presto si trasferisce a San Francisco, giusto per inseguire gli spettri di quella che della summer of love. E’ un altro miracolo di rock americano lisergico, volatile, acido. "Embrace", proprio un abbraccio caloroso, quello che in maggio la sempre vigile ATP Recordings metterà in circolo, permettendo agli Sleepy Sun di tagliare il traguardo della prima tappa sulla lunga distanza. Una bella scalata, non c’è che dire. Il disco è stato registrato a Vancouver, nella British Columbia, nel gennaio del 2008, e va ad aggiungersi al numero di opulente produzioni che in tempi recenti hanno invaso il mercato della nuova psichedelica americana. Che sta – tra l’altro - attraversando un momento di incredibile notorietà, come forse non accadeva dal finire degli anni ’80. Il motto del gruppo è ‘let’s get weird’, una promessa ben mantenuta, perchè non ci sono davvero limiti all’onda d’urto generata dalla formazione, una spinta che a volte può essere più lucida, ma anche obliterata da sostanze psicotrope. Brian Tice (batteria), Jack Allen (basso), Rachael Williams (voce, danza) Bret Constantino (voce e armonica), Evan Reiss (chitarre) e Matt Holliman (chitarre) si incontrano da giovanissimi – età media compresa tra i 22 ed i 23 anni – nella natia Santa Cruz, accomunati da interessi quali l’ortocultura (preferiamo non fare della sagace ironia in merito), l’italianissima pizza e la musica di Neil Young. "Con la foresta e l’oceano alle nostre spalle, siamo stati attratti l’uni agli altri, come musicisti, amici ed amanti ’. Citando tra le loro principali influenze Black Sabbath, Creedence Clearwater Revival, Can ed i dischi dell’inglese Creation (My Bloody Valentine, avete presente?) hanno forgiato un suono caldo, costruito attorno ad intense jam, ma spesso anche sensibile a momenti più genuinamente acustici. Il trasferimento a San Francisco è quasi una necessità oggettiva, in quanto il gruppo voleva entrare in un giro più vasto, assaporando anche il clima di una metropoli a misura d’uomo. E già qualche soddisfazione se la son tolta strada facendo, aprendo per il leggendario folk singer di origine messicana Rodriguez, alla Great American Music Hall. Perdersi nei meandri di questa scoppiettante sauna elettrica sarà solo questione di tempo, la musica di Sleepy Sun presto vi causerà dipendenza!

21/01/09

The Drones, il nuovo album



Il nuovo album degli australiani Drones nasce in una casa nel mezzo alla foresta di Melbourne, nominalmente domicilio per la coppia Gareth Liddiard e Fiona Kitschin, rispettivamente cantante e bassista del gruppo, ambiente ideale in cui mettere mano al quarto album in studio dei Drones che vedrà la luce il 16 di febbraio 2009.

Giusto nel febbraio 2008 – nell’occasionale studio approntato nei pressi dell’inedita dimora rurale - Liddiard aveva iniziato a lavorare ad un manipolo di nuove canzoni, che avrebbero composto l’ossatura di "Havila". Due mesi più tardi a raggiungerli è il chitarrista Dan Luscombe, il volto nuovo della formazione, accompagnato dal batterista Michael Noga: iniziano le prove generali per le nuove composizioni, lavorando duramente nell’arrangiata sala prove, il che porterà il gruppo ad ottenere un suono se possibile ancora più scarno. L’ultimo tassello è fornito dal produttore Burke Reid, la persona che materialmente documenterà queste ardite session. E’ un album diverso per i Drones, un disco che vive di tumultuosi raga elettrici e di ballate drammatiche, un disco al solito carnale, fatto di passioni autentiche, per nulla stereotipato. E come si conviene ai classici del rock australe un disco senza tempo, moderno per certi aspetti, tradizionale per altri. Sentirete l’impeto delle grandi formazioni del post punk australiano, come l’eco per nulla filtrato dei grandi gruppi della terra dei canguri: dai Birthday Party – ovviamente – ai Beasts Of Bourbon. Circostanze che già da tempo hanno fatto dei Drones una delle formazioni più apprezzate negli States ed oltre manica. "Havila" è un disco pregno di riferimenti al rock più classico e narcotico, mettendo in fila echi del Neil Young più elettrico, dei Velvet come dello stesso Lou Reed solista, finanche dei Suicide. Le dieci canzoni che ascolterete sono quanto di più prossimo al Giardino dell’Eden evocato proprio dal biblico titolo. Benvenuti nell’Olimpo dei grandi.

Ecco il video di "The Minotaur", seconda traccia del nuovo disco


01/10/08

Nuovo video per The Drones


THE DRONES - Minotaur EP

Esce per ATP Recordings (Fuck Buttons, Alexander Tucker, Deerhoof) un nuovo picture disc limitato a 1.000 esemplari contenente 6 tracce incise dal gruppo australiano. Ecco il video della title track, un brano che verrà incluso nel prossimo album intitolato "Havilah" la cui uscita è prevista per Gennaio 2009.