03/08/11

The War On Drugs - Slave Ambient (Secretly Canadian)

Arriva da Philadelphia Adam Granduciel, inedito cantore ed astuto provocatore sin dalla ragione sociale. The War on Drugs è il suo personale veicolo, estensione fortificata della one-man band, che sceglie la via dell’elettricità piuttosto che quella dell’intimismo folk. Slave Ambient è il suo ritorno in azione, dopo il debutto - accolto con grandi aspettative - di Wagonwheel Blues.
Ossessionato da idee diverse, scegliendo di pari passo l’attacco frontale o il preludio elettro-acustico, Granduciel rivede con fare spartano e sicuramente incompromissorio i giorni dell’americana, percorrendo la strada che dai Suicide porta giusto dritti allo Springsteen di Nebraska.
Proprio perché una maratona folk-rock può essere descritta dal battito glaciale di una drum machine. Le frasi strumentali e l’elettronica povera sono così funzionali al dizionario di Granduciel , che si ripete nelle micro orchestrazioni di Slave Ambient, 47 minuti che elevano il concetto di rock’n’roll, da intendersi nelle sue forme più spurie ed avant-pop.
Accompagnato da esperti musicisti locali - i polistrumentisti Dave Hartley e Robbie Bennett oltre al batterista Mike Zanghi – ha registrato il materiale in essere nel corso degli ultimi 4 anni, in parte presso lo studio casalingo e altrove al più ricercato Echo Mountain di Asheville. L’album ha la brillantezza di posizionare le sue più bizarre influenze nel luogo ed al momento giusto. Appare così un sintetizzatore in vece di una chitarra elettrica – e viceversa – un motivetto country si destreggia poi tra adescamenti pop anni ’80, per dire di questo giano bifronte che rivede parecchie delle credenze sulla forma canzone.
Un classico istantaneo come “Baby Missiles” sembra un sacrilego tributo in chiave cosmica al Boss, quando “Original Slave”assomiglia ad un potente drone hillbilly. E non poteva certo mancare una sortita nei territori hypnagogici con “City Reprise #12” quasi un Phil Collins in viaggio verso le volte kraute degli Harmonia. E’ un disco di cui coglierete i più reconditi aspetti solo dopo un ascolto meticoloso, usando toni da prima pagina questa è ‘americana back to the future’.

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