13/09/10

Darkstar - North (Hyperdub Records)

L'album di debutto dei Darkstar segna una nuova era nell'ambito delle musiche ritmiche.
E' proprio la giovane - ma lungimirante - Hyperdub (Burial, Kode9, Ikonika) a tenere a battesimo l'opera prima del trio londinese, che già aveva ben impressionato con un dodici pollici che lasciava presagire grandi cose. Il singolo Aidy Girls Is A Computer sul finire del 2009 aveva preparato il terreno a qualcosa di realmente innovativo. Con North la metamorfosi si compie e quelle che erano le memorie sintetiche del gruppo - in un impressionistica revisione del clima elettro anni '80 - si uniscono ad una vocalità duttile, con il frontman James Buttery ad occupare un ruolo di primissimo piano.
La produzione è curata dal team composto da James Young ed Aiden Whalley, che sembra mandare memoria anche i momenti topici del pop sensibile al fascino della musica elettronica. Ne viene fuori un disco emotivamente ricco.
Rimane comunque l'aurea grigia della Londra after midnight, un'idea di seduzione diversa dalla norma. Sono canzoni che hanno il vezzo di entrare sottopelle, inseguendo proprio le volte di un universo interiore.
Se ad esempio prendiamo When It's Gone - originariamente nota come Squeeze My Lime - cogliamo il senso di questa appassionata operazione, che anche nella scelta degli strumenti si fa molto interessante, per non dire spregiudicata.
Ricorrendo ad un armamentario di sintetizzatori vintage, archi dal tono barocco, pianoforti stridenti e finissimi glitch elettronici, i Darkstar compiono il miracolo.
Descrivendo così un ponte tra ciò che era comunemente inteso come wave e ciò che rimanda alla cultura del dancefloor.
Elegante melanconia, immagini che riflettono un universo decadente, una polaroid in bianco e nero che si staglia contro il rutilante suono moderno. E quando ascolterete Gold- praticamente ispirata dalla You remind me of Gold, succesos minore degli Human League - vi sembrerà di planare su un di un'altra atmosfera.
E' il disco che i nostalgici del downtempo attendevano da anni, ma anche l'album che appassionerà i seguaci dell'hypnagogic pop.
Se John carpenter - autore appunto dell'omonima pellicola, suo debutto cinematografico del 1974 - avesse mai incontrato i Radiohead, questo sarebbe stato il risultato più prossimo alla realtà.

Lloyd Turner, il disco di esordio


Lloyd Turner è una formazione votata ad un sofisticato ed etereo suono strumentale. Il duo si compone di Paolo Tornitore e Donato Loia, quest’ultimo già protagonista coi Lento nell’album d’esordio "Earthen", edito dalla Supernatural Cat. "Hints" è la prima prova della formazione e rispecchia da vicino il loro interesse per composizioni dal piglio austero, in cui arrangiamenti dal gusto minimale e minimalista circoscrivono l’intimità di un lavoro dalle tinte fosche, autunnali.
Ogni singolo brano si sviluppa su temi reiterati, giocando su riflessi pianistici dal sottile gusto contemporaneo. Nella brevità delle composizioni si coglie il senso di una ricerca puntuale, dove è l’essenzialità a trionfare. Simultaneamente al lavoro del piano si registra l’opera della sei corde, quasi a cementare le fotografie in nero seppia, che come cartoline da un altro dove accompagnano la scaletta del disco. "Hints" è stato così partorito nell’economia dei contributi musicali, con la prerogativa di dare lustro agli intrecci del tutto particolari di chitarra e piano, verso una classicità inedita nel mondo del rock più evoluto. Il disco è stato registrato, mixato e masterizzato tra Luglio e Ottobre 2009 da Lorenzo Stecconi (Lento, Edible Woman, Ufomammut, Leo Minor…) presso il Locomotore Studio di Roma, fatta eccezione per le parti di piano immortalate da Matteo Spinazzè (Dalek, Zu, Nobukazu Takemura, Mats Gustaffson, Lento) all’ S3000 Studio di Roma. Il disco – che esce per Face LIke Frog - viene distribuito in esclusiva per l’Italia da Goodfellas, mentre sarà diffuso nel resto del mondo dalla prestigiosa inglese Recommended Records nel resto del mondo.


Quest For Fire



Nel momento esatto del loro esordio, i Quest For Fire erano già certi di ricavarsi un ruolo di primissimo piano nel rock indipendente canadese. Tee Pee sulla scorta di quella prima prova ribadisce il sodalizio, ribadendo come il gruppo di Toronto sia una priorità per la label californiana. "Lights From Paradise" non poteva che essere il titolo di questa bella rentrèe. Rimettendoci alla storia della band Chad Ross ed Andrew Moszynski erano parte integrante dei garage rockers Deadly Snakes, che abbiamo apprezzato con le loro sulfuree pubblicazioni per In The Red, mentre Mike Max era impelagato nella band hardcore/metal Cursed. Un curriculum di tutto rispetto per una formazione che non fa altro che incrociare gli stili, prendendo dalla rude immediatezza del garage-punk e dalla visionarietà della psichedelia. Pesantezza al servizio della mente, liquidi passaggi che si uniscono a un robusto rifferama. Una distesa cosmica battuta da mezzi anfibi, marziani del pentagramma che oltre al rock duro amano viaggiare in altro dove.


12/09/10

BXI is Boris With Ian Astbury



Del trio giapponese abbiamo sicuramente apprezzato l’interdisciplinarità, passare in maniera repentina dai fondali del doom-rock più incompromissorio ad immaginifiche spianate psichedeliche è stato per loro un gioco quasi da ragazzi. Ci avevano preparato a tutto gli autori di Boris e Absolutego, meno che a un incrocio mozzafiato con la voce dei Cult. Ian Atsbury, dal canto suo, oltre ad aver prestato la sua caratteristica ugola ad una versione dei redivivi Doors, ha mostrato lo spirito giusto a calarsi nel progetto. Che per il momento si concretizza in un ep dal sapore molto old-fashioned. Sembra infatti che l’hard di stampa seventies sia il comune denominatore di questo BXI, prodotto con sommo piacere dalla Southern Lord di Greg Anderson. Registrato e mixato a Tokyo a fine aprile, il disco mette in fila quattro tracce di rara potenza e stile, tanto da far gridare al miracolo. L’amalgama dei due elementi è talmente puntuale che i quattro sembrano collaborare da una vita. A dimostrazione di ciò la cover del classico dei Cult "Rain" è qui interpretata alla voce da Wata. Grafica stilosissima a cura di Stephen O’Malley. Il resto è già storia (della musica heavy).

03/09/10

The Main Street Gospel



The Main Street Gospel è un trio di Columbus, Ohio che ha l'abitudine di fondere un rock genuinamente classico - dalla discreta vena psichedelica - con umori sapientamente country-blues. La band è stata messa in piedi da Barry Dean, originariamente percussionista per Brian Jonestown Massacre. Ryan Ida è l'altro songwriter di riferimento, insieme mostrano di aver mandato a memoria le regole fondanti del rock'n'roll, sfogliando con dimistichezza le pagine più peccaminose della musica del diavolo. Nel loro approccio si coglie una fascinazione suprema per il west-coast sound ed in particolar modo per giganti come The Byrds e Crosby, Stills, Nash & Young. L'estetica è pero moderna, e la patina vintage del loro disco è pressochè rimossa da forti dosi di voluttuoso rock dei tardi 80/primi 90. Parliamo di sogni ad occhi aperti e della rinascita psichedelica. Quindi visioni e chirtarre che sembrano una sciamanica risposta ai lisergici Spaceman 3, ma anche cavalcate rock più morbide, addirittura desertiche, con un piglio quasi à la Black Rebel Motorcycle Club. Ne vengono fuori brani brevi, ma stratificati, per un debutto che odora certo di classicità ma non teme confronti con i più colorati manifesti del rock contemporaneo. Undici brani che hanno spinta e gusto inossidabile, tale da poter ubriacare i fans dell'alternative country come quelli dello psych-rock. Una grande joint-venture...

Carillon Del Dolore/Petali Del Cariglione "Al Nostro Contempo" Box Doppio CD - Contempo/Spittle



Ad inaugurare il sodalizio tra la leggendaria Contempo di Firenze (marchio risorto come fenice) e Spittle Records, la ripubblicazione di uno dei lavori più significativi della scena gothic post-punk italica.. Il cofanetto accreditato a Carillon del Dolore/Petali del Cariglione a titolo ‘Al Nostro Contempo’ è uno dei momenti cruciali nel definire le traiettorie della più oscura e ardimentosa new wave italiana. Nella lussuosa confezione un libretto di 36 pagine con foto inedite e note dettagliate, oltre ai due album ripubblicati in CD separati, con copertine originali che replicano in versione ridotta l’artwork del vinile. Si tratta del primo e del secondo album della formazione gothic romana, attiva negli anni a cavallo tra il 1983 ed il 1986. L’esordio - Trasfigurazione – incanala la primitiva furia post-punk in un suono non meno avvincente, sicuramente di maggior respiro. Il mood è a tratti più glaciale ed i tagli delle composizioni quasi chirurgici. Si registra peraltro il passaggio definitivo al cantato in italiano, dopo gli inizi devoti alla lingua inglese. I testi sono pregni di riferimenti all’erotismo, alla sottomissione e alla necrofila, sfiorando così visioni apocalittiche oltre al sadismo concettuale del Marquis De Sade. “Capitolo IV°”, oltre ad essere impreziosito dalla produzione di Valor dei Christian Death (a suo tempo impressionato dall’approccio e dall’immaginario del gruppo), vede un cambio di formazione oltre che di ragione sociale, con la scelta di Petali del Cariglione. Due uscite che si definiscono fondamentali per il catalogo Contempo originale, finalmente riproposte in versione rimasterizzata e correlate da un art work davvero prezioso.

"1,000 Years" splendido disco solista di Corin Tucker delle Sleater Kinney




Non sempre la parola fine indica qualcosa di definitivo. Spesso le cose si rigenerano, assumendo nuove identità, prospettive. Nel particolare, dopo lo scioglimento delle Sleater Kinney, qualcuno temeva che le tre protagoniste del più frizzante indie-rock al femminile del decennio trascorso non potessero ricreare la magia originale, in autonomia. Invece Corin Tucker, una delle voci riconoscibili della band, torna ad emozionarci, confezionando un lavoro con formazione inedita, da oggi sua nuova ed omonima band, dopo 11 anni sotto la stessa ragione sociale, il coraggio e la voglia di sfidare la sorte, almeno quella artistica. Il tanto atteso debutto della Tucker è così una garanzia nelle sue turbolente volte pop emozionali, un gioco fatto di rimandi storici e soprattutto una piattaforma ideale per canzoni che parlano una lingua propria, distinta. Dalla natia Portland, Oregon, la nostra pone i primi mattoni di un edifico che si rivelerà solidissimo. Inizia tutto con un benefit show e con l'aprezzamento degli amici più intimi, da qui lo sprono a dar seguito a quella singolare apparizione. Ed è così che Corin riabbraccia seriamente l'idea di tornare nel buisiness, magari dando forme ancora più virtuose alla propria musica, senza rinunciare all'intesità che a lungo ha caratterizzato la parabola artistica delle Sleater Kinney.
E' un affare più sofisticato il suo esordio, che non poteva che essere sponsorizzato da Kill Rock Stars. Sono canzoni alimentate dal fuoco sacro del post-punk, laddove c'è la poesia di una giovanissima Patti Smith, unitamente alla versatilità del rock'n'roll più sonico e a certi passaggi pianistici che addirittura ci riportano all'Amanda Palmer dei Dresden Dolls. Ascolterete brani impeccabili, circondati dalla grazia degli archi (violino e violoncello), da un soave pianismo (la conclusiva Miles Away) e dall'uso mai ingombrante delle percussioni. C'è ancora tanta urgenza nella scrittura della Tucker, una manifestazione della sfera personale, un'intimità ricercata attraverso sottili giochi di luce. Un ritorno di quelli memorabili.

01/09/10

Jason Simon dei Dead Meadow pubblica il suo esordio come solista


Sorpresa, tripudio: il disco solista di Jason Simon è poco meno di un capolavoro, una prepotente immersione nei meandri della roots music americana, un'escursione nel deserto del folk più acido. E' in effetti un disco che semina aromi di frontiera, in ogni suo passaggio, nei fraseggi acustici come nei momenti elettrici. Un debutto che lo affranca dalla formazione madre Dead Meadow, con la quale ha contribuito non poco a ridefinire passaggi cruciali del nuovo hard rock, ricoprendo il doppio ruolo di cantante/chitarrista. Adorati tra i seguaci dello stoner rock, ma anche supportati nei circuiti indie (si pensi all'associazione con Matador), i Dead Meadow hanno sempre liberato effluvi psichedelici dal loro sound. Quello che Jason realizza in questo album è un puro distillato di canzoni lisergiche, seppur in punta di piedi. La sua musica si abbevera alla fonte santa di Leonard Cohen e Townes Van Zandt, recuperando anche il versatile stile chitarristico del geniale Sandy Bull. Non c'è alcuna velleità ritmica, l'intima dimensione dell'omonimo debutto è affare per menti elastiche, una carezzevole estasi sonora che ci instrada sulle antiche rotte dei menestrelli a stelle e strisce.

Swahili Blonde, nuovo cimento di John Frusciante

John Frusciante è uscito dal gruppo, ma l'episodio non fa più notizia. Semmai è bene ricordare come l'attività solista del chitarrista - ex dei Chili Peppers - sia stata sempre all'insegna del buon gusto e del coraggio. Carriera che oggi prende un ulteriore indirizzo, unificando il talento dell'uomo a quello della vocalist e batterista Nicole Turley che in passato aveva prestato servizio nei WEAVE! nel progetto a nome Swahili Blonde. Parlando poi di vecchie glorie della pop music è d'obbligo citare il cameo dell'ex Duran Duran John Taylor, bassista che in quanto a gusto trasversale non è secondo a nessuno, data la sortita coi Power Station del compianto Robert Palmer. "Man Meat" è frutto di un continuo assemblaggio sonoro, che spesso ha caratterizzato le notti insonni della Turley, dalla cui versatile penna si dipanano buona parte delle composizioni. L'intervento di Frusciante è stato cruciale però, la sua chitarra ha acceso la luce ed ha fatto in modo che la vena post-punk del progetto prendesse ulteriori - imprevedibili - derive, regalandoci squarci di canzoni lisergiche, ritmiche dub e processioni kraut rock. Sempre con una sintomatica vena romantica ed oppiacea. Spesso sono dei veri e propri mantra a prendere il sopravvento, rivelando una fascinazione nemmeno troppo celata per la musica dell'estremo oriente. Altri partecipanti al progetto sono la violinista Laena Myers-Ionita (The Like), la polistrumentista Stella Mozgawa (Warpaint) e Michael Quinn (Corridor). Presto una formazione di 8 elementi calcherà i più importanti palchi della California, prima di imbarcaris in un auspicabule tour mondiale. Stay tuned for more!

20/08/10

Il ritorno di Sufjan Stevens

Asthmatic Kitty Records è lieta di annunciare il nuovo EP di Sufjan Stevens a titolo All Delighted People. Il mini sarà dapprincipio disponibile attraverso il portale Bandcamp e – a partire da lunedì 23 agosto – potrà essere acquistato attraverso i maggiori negozi digitali.

Oltre alle due versioni di All Delighted People – ascoltate in anteprima durante il tour del 2009 – espressamente ispirate nel testo a The Sound Of Silence di Paul Simon, trovano spazio sei inediti, che danno vita alla prima pubblicazione interamente song-oriented dal lontano 2006.

Assieme ai classici strumenti che ne hanno caratterizzato fin qui l’opera - chitarre, piano e banjo – nuovi elementi subentrano in fase di arrangiamento. Cori, archi e fiati fanno da contorno a queste nuove cristalline melodie. Bandcamp fonirà lo streaming gratuito dell’ EP che sarà materialmente disponibile in cd ed in vinile a fine anno.

Questo non è che il succoso antipasto al nuovo album che verrà pubblicato in esclusiva mondiale da Asthmatic Kitty nel mese di ottobre.

Tracklist:
All Delighted People (Original Version)
Enchanting Ghost
Heirloom
From the Mouth of Gabriel
The Owl and the Tanager
All Delighted People (Classic Rock Version)
Arnika
Djohariah

Favoloso box set (solo in vinile) dedicato al grande artista brasiliano Tom Zè

Impossibile non pensare a Tom Zè come ad uno degli artisti capaci di traghettare la musica tradizionale brasiliana nella contemporaneità. Questo box set limitato mette in fila i suoi celebri studi – Samba, Pagode e Bossa – incentivando il desiderio di collezionisti e nuovi adepti. I tre vinili – versione rigorosamente 180 grammi con art work originale – sono accompagnati anche da un sette pollici, frutto della joint venture dal vivo con i Tortoise al Barbican di Londra.
Per conoscere più approfonditamente le teorie musicali del maestro, anche un cd in cui è possibile ascoltare l’audio di una conversazione aperta con David Byrne e Arto Lindsay, due dei suoi più grandi estimatori.

Le dodici pagine illustrate del booklet allegato sono poi un autentico saggio curato dallo studioso Chris Dunn. La trilogia indica la prospettiva esatta dell’opera del chitarrista/compositore, un viaggio attraverso i costumi e gli stilemi locali, con una visone d’insieme che prendesse spunto anche dalle avanguardie internazionali e dalla musica classica, sua atavica passione. Dopo che la stessa Luaka Bop aveva dedicato due volumi antologici alla musica di Tom Zè, il cofanetto arriva come giusto elogio alla carriera di uno dei più nobili artisti dell’America latina.

ecco la tracklisting del box:

Vinyl 1: Estudando o Samba
Side A

O riso e a faca
Toc

Um "oh!" e um "ah!"
Ui! (Você inventa)
Cademar
Só (solidão)

Side B
Hein?
Augusta, Angélica e Consolacão
Dói
Complexo de Épico
A Felicidade
Vai (Menina, amanhã de manhã)
Nave Maria

Vinyl 2 Estudando o Pagode
Side A
Ave Dor Maria
Proposta De Amor
Cancão de Nora (Casa de Bonecas)
Duas Opiniões
Elaeu
Vibracão Da Carne

Side B
Para Lá Do Pará
Prazer Carnal
Teatro (Dom Quixote)
A Volta Do Trem Das Onze (8,5 Milhões De KM²)
Beatles A Granel

Vinyl 3 Estudando a Bossa
Side A
Prefácio: Brazil, Capital Buenos Aires
Rio Arrepio (Badá-Badi)
Barquinho Herói
João Nos Tribunais
O Céu Desabou
Síncope Jãobim
Filho do Pato
Outra Insensatez, Poe!

Side B
Roquenrol Bim-Bom
Mulher De Música
Brazil, Capital Buenos Aires
Amor Do Rio
Bolero De Platão
Solvador, Bahia De Caymmi
De: Terra; Para: Humanidade

Vinyl 4: 7” Tom Zé with Tortoise
Live at the Barbican

Side A: The Letter
Side B: Defect 3: Politicar



Nuovo disco per gli Elf Power su Orange Twin

Deve esser stato un brutto colpo per gli Elf Power la scomparsa di Vic Chesnutt, il disco confezionato assieme a titolo Dark Developments fu accolto gioiosamente ovunque, un tributo solido alla roots music, sentito, attuale nella sua classicità.

Il gruppo di Athens, Gerogia (la casa dei R.E.M., chissà quante volte lo avrete letto...)
nasce nel 1994 ed in 16 anni di attività pubblica qualcosa come 10 album, portando la sua musica in giro per mezzo mondo. Le dodici canzoni del nuovo omonimo album rappresentano un filo conduttore di un'intera carriera, vissuta sì ai margini del music business, ma sempre con grande prestigio e personalità. E' un fil rouge che coniuga arie pop e musica folk, attraverso la lente distorta di una soave psichedelia.

Il songwriter di riferimento è Andrew Rieger ma certamente tutto il gruppo si adopera alla riuscita di un concept sentito, almeno quanto la perdita di un amico e collaboratore.

Dopo l'essenziale aiuto del tecnico del suono Andy LeMaster (REM, Bright Eyes, Drive By Truckers) che ha operato nel personale Chase Park Transduction, il disco è stato poi rifinito nello studio casalingo del bassista Derek Almstead. Con lo zampino di spiriti affini del giro Elephant 6 - Will Cullen Hart e Bill Doss degli Olivia Tremor Control - e l'intervento di John Fernandes ed Heather McIntosh dei Circulatory System, il risultato finale è ancora più trasognante, in nome di uno stile che è già tradizione.

Due nuove ristampe deluxe per la Jon Spencer Blues Explosion


Come anticipato la serie di ristampe dedita alla Jon Spencer Blues Explosion entra nel vivo. Dopo la raccolta per Shove! – Dirty Shirt Rock’n’Roll – arrivano i primi due volumi destinati a rilanciare la stella del trio newyorkese. Controversial Negro è forse la pubblicazione più attesa del lotto, considerando che il disco – un live registrato nel 1996 presso l’Hotel Congress di Tucson, Arizona - – era a tutti gli effetti uno strumento promozionale (vinile negli Stati Uniti e cd per il Regno Unito). Ufficialmente vide la luce per il solo mercato giapponese, con somma soddisfazione degli importatori di mezzo mondo, nel 1997. Completamente rimasterizzato e con l’aggiunta di ben 10 tracce extra – nove delle quali incise al DPC di Tucson – il disco indica le traiettorie più selvagge della band guidata dall’ex-Pussy Galore. Un suono completamente devoto all’etica ed all’estetica rock’n’roll, primordiale come lecito che sia, un’impertinente revisione in corsa dei parametri della roots music a stelle e strisce. Una scaletta che non sembra conoscere pause, incastrata tra i lamenti di Waterman e The Vacuum Loneliness e le sferraglianti Afro, Fuck Shit Up e The Feeling Of Love.
Now I Got Worry del 1996 fu una sorta di spartiacque artistico. Partendo dall’assunto che ‘the blues are still No.1’ la band faceva prepotentemente il suo ingresso su MTV con i video coloratissimi di Wail e 2Kindsa Love, introducendo anche una sintomatica sferzata stilistica. Dettati dalla batteria di Russell Simins, i ritmi sono più sincopati, quasi ad omaggiare la cultura hip-hop. La ristampa della Shove! prevede 15 tracce extra, oltre ai simpatici siparietti radiofonici (con spot concepiti al momento) ci sono 11 tracce rare, di rilievo senz’altro l’inedita Roosvelt Hotel Blues, con lo zampino di Beck e Money Mark alle tastiere. Accompagnato da un rigoglioso libretto di 16 pagine Now I Got Worry torna ad essere quell’agognato oggetto rock’n’roll che ha reso febbrili le danze di decine di migliaia i estimatori.

il ritorno dei Crocodiles su Fat Possum Records

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Il ritorno del duo di San Diego è quanto di più sorprendente possa riservare la stagione. Sull’onda dell’ hype scatenato dalla pubblicazione del debutto per Fat Possum, arriva un album caratterizzato maggiormente da una vena sperimentale e selvaggiamente psichedelica. Accade così che i Crocodiles griffati 2010 più che avvicinarsi al rumore bianco dei fratelli Reid – in arte Jesus & Mary Chain – guardino ben oltre i loro orizzonti, approntando un viaggio nel tempo e nello spazio, destinazione Germania o provincia americana estrema (vedi alla voce Nuggets).

Brandon Welchez che vanta trascorsi rigorosamente hardcore nella band The Plot To Blow Up The Eiffel Tower (Revelation Records) ci tiene a ribadire come la musica abbia da sempre rappresentato una via di fuga, oltre che una’inedita prospettiva sociale, lontano dai bulli di periferia, dalle strade del vizio e dalla diffusa omofobia.

Brandon non è certo uno che dimentica, durante un breve passaggio in casa nostra ha avuto modo di unirsi agli italiani Smart Cops per una scoppiettante rivisitazione di Police Story dei Black Flag. Ma l’universo è necessariamente cambiato e con il sodale Charles Rowell il punto di comunione è rappresentato dal wall of sound di Phil Spector (con particolare attenzione per I gruppi vocali al femminile), dal post-punk britannico e dallo shoegaze.

Summer Of Hate – l’ esordio – ha permesso loro di aprire fortunati show in compagnia di stelle del firmamento underground come Holy Fuck and The Horrors. Questa sferragliante miscela di ritmi proto-disco e chitarre garage, deve aver anche stimolato l’appetito dei nostalgici di Madchester, ma sicuramente ha colpito nel segno, quando l’album ha raggiunto James Ford deux ex-machina di Simian Mobile Disco nonché produttore di Arctic Monkeys, Klaxons e Florence & The Machine. E’ stato così che in uno slancio di puro afflato creativo i due Crocodiles si imbarcano con il nuovo ingegnere del suono nel deserto, per dare un successore al tanto chiacchierato debutto. Sleep Forever è così un cambio di rotta solo apparentemente radicale. Un eterno beat motoriko – e qui c’è tutto l’amore per i Neu! - sul quale si insinuano chitarre minimali e riverberi d’annata, organi vintage e voci spaziali, questa la cartolina lisergica inviataci dai Crocodiles. Ora come non mai uno dei possibili scenari futuri del rock’n’ roll.

Nuovo album per Seu Jorge su Now Again Records

Seu Jorge and Almaz, ovvero Puppilo (batteria), Lucio Maia (chitarra) e Antonio Pinto (basso). Ovvero come l’attore/cantante brasiliano torna ad incidere sfoggiando le sue migliori doti, quasi un trasformista del pentagramma, aiutato da così arditi musicisti. Se ‘ vero che gli Almaz sono tra i più poliedrici strumentisti verdeoro – chiedere ad Arto Lindsay per ulteriori garanzie – Seu Jorge ci ha da anni abituato a performance sempre irreprensibili, in bilico tra i sospiri della tradizione sudamericana ed un gusto tutto particolare per il soul/funk occidentale. Protagonista di pellicole di successo quali City Of God e The Life Aquatic (con lo spettacolare Bill Murray), il nostro ha coltivato al tempo stesso una passione viscerale per la canzone d’autore, sorretta da ritmi tropicali e battiti negroidi. Nel nuovo album pubblicato da Now Again scintille e giochi d’artificio, per una scaletta miracolosa sorretta da magistrali interpretazioni di evergreen mondiali. Accanto agli originali della band trovano infatti posto alcune superlative riletture. Da Errare Humanum Est di Jorge Ben a Das Model dei Kraftwerk. Un programma fantasioso in cui risorge anche la Rock With You di Michael Jackson e spicca la sempre brillante Everybody Loves The Sunshine del vibrafonista Roy Ayers.. Con la supervisione ed il mixaggio di Mario Caldato Junior – dal pianeta Beastie Boys – questo è un disco che certamente prolungherà la vostra sete d’estate, un viaggio tropicale fatto di bagliori e certezze.

SEU JORGE & ALMAZ USCIRA' IL 27 SETTEMBRE 2010