31/07/08

Offend who??!




E’ difficile pensare ad un gruppo che allo stesso tempo possa rappresentare i due logici estremi della popolazione indie. Eppure il magnetismo dei californiani Deerhoof è incontestabile. Fanno parte di una categoria a sé stante, quella delle mosche bianche. Sono comprimari più o meno prossimi dei grandi They Might Be Giants e forse – più logicamente – degli Heavy Vegetable (altri californiani, stavolta di San Diego) di Rob Crow. La storia dei nostri ha inizio in quel di San Francisco, prima di essere adocchiati da Kill Rock Stars, con una serie di singoli che inscenano uno schizofrenico pop industriale. E’ un assaggio di quello che arriverà in seguito. Si affinano le doti tecniche, il loro songwriting diviene un gioco a incastri sublime: scelleratezza sixties pop e progressioni matematiche. Responsabile della sbandata ‘strumentale’ John Dieterich, che dopo essersi diviso tra Colossamite e Gorge Trio, sa in che luoghi mistici trasportare la sua chitarra. Diviene questi l’anima progressiva del gruppo, che fa da contraltare alla squisita voce della nipponica Satomi Matsuzaki (ora in pianta stabile al basso elettrico) ed alla batteria dello spiritato Greg Saunier. I Deerhoof di "Offend Maggie", il loro nuovo album in uscita ai primi di ottobre, sono ora un quartetto, registrato il subentro di Ed Rodriguez, altra vecchia conoscenza del più ricercato underground americano (Colossamite, Gorge Trio, Iceburn e Flying Luttenbachers). L’elemento non è di disturbo, tanto che la marcia di avvicinamento verso un’essenzialità pop trova ulteriore riscontro in questa ennesima fatica. Pur mantenendo tutta la tensione del caso i Deerhoof sembrano attestarsi sull’andatura bridge-chorus-bridge per mettere a segno spasmodici colpi al cuore dei più smaliziati indie-rockers. In sottofondo può accadere di tutto nel frattempo: un riff rubato agli AC/DC, un accenno di ballata barocca che fa molto Francia e Serge Gainsbourg, una serpentina math-rock e qualche genuina e corroborante protesi garage. Ma il tutto è più ordinato, favorito da una cristallina produzione e dalla voce di Satomi che oggi si ritaglia uno spazio importante, rinunciando in maniera pressoché definitiva agli sberleffi che spesso ne avevano colorato le prove precedenti. C’è un gruppo che lavora ad unico obiettivo, senza però nascondersi dietro il muro della banalità, favorendo sempre quella creatività e quell’ispirazione artistoide che sono cifra stilistica determinante. Un’originalità guadagnata sul campo, tanto che il numero di pubblicazioni tra album estesi e piccole release diviene incalcolabile. Saper stupire ad ogni chiaro di luna non è argomento trascurabile, nella San Francisco dei Deerhoof il forte vento del rinnovamento soffia, in continuazione.

29/07/08

DAVID BYRNE "Big Love: Hymnal"



Non è nuovo l’ex leader dei Talking Heads a produzioni dal carattere estemporaneo.
Da sempre il musicista americano si è distinto in composizioni destinate a piece teatrali e nell’organizzazione di originali colonne sonore. Unitamente alla passione per la world music – ricordiamo sempre con estremo piacere la sua label Luaka Bop – David Byrne ha sempre saputo fronteggiare l’universo musicale con lo spirito del ricercatore globale.

Una nuova sfida all’orizzonte si materializza con lo score della seconda serie televisiva Big Love (la prima fu affidata alla vecchia volpe Mark Mothersbaugh dei Devo), fiction accolta da un successo esponenziale in patria, anche per l’impiego di star hollywoodiane come Tom Hanks, Chloe Sevigny ed Harry Dean Stanton. Non fa segreto dei suoi contenuti la serie, essendo incentrata sulle vicende di una famiglia di mormoni, guidata dall’attore protagonista Bill Paxton (che veste i panni di Bill Henrickson), abile nel fronteggiare la sua relazione poligama con 3 mogli e ben 7 figli, nel classico scenario di Salt Lake City, Utah, città natale e manifesto dell'intero credo.

Nemmeno Byrne vuole uscire dal seminato, tanto da preparare le musiche per Big Love con attenzione certosina, impiegando la bellezza di un intero anno solare. Proprio agli inni chiesastici mormoni cerca di ispirarsi il nostro, cercando di ricreare atmosfere e sonorizzazioni prossime alla natura della pellicola. L’idea è in realtà ancor più geniale, perché quello che ha inteso costruire Byrne è una vera è propria library, cui i produttori della serie potessero attingere liberamente, pur adoperandosi in revisioni in corso d’opera. Per nulla spaventato dai tagli della post-produzione David cerca di consegnare quanto più materiale possibile, cercando di rispettare le esigenze di copione. Ne viene fuori un commento dai toni spesso soffusi, in cui gli arrangiamenti d’archi ed il piano hanno un ruolo determinante. Una musica che presuppone un forte legame con la tradizione neo-classica, in una rivisitazione della più comune scrittura cameristica. Ed anche in questo campo Byrne sembra non avere timori reverenziali, sciorinando un lessico di tutto rispetto ed integrando queste ancestrali atmosfere con accorgimenti pop e sottigliezze jazz. Un’altra opera magistrale che indica la completezza dell’artista, uno dei capisaldi dell’emisfero pop contemporaneo tutto.

One Little Plane "Until"



Per l’etichetta Text Records di Kieran Hebden/Four Tet, lo splendido debutto di questa cantautrice originaria di Chicago (ora d’adozione londinese), presa tra la sacra passione per il folk inglese di tardi’60/inizio ’70 e moderni arrangiamenti in salsa elettronica.

Il disco prodotto dallo stesso Kieran Hebden è una raccolta di canzoni soavi che forniscono un’ulteriore idea sul concetto di folktronica.

Per fan di Cat Power, Bat for Lashes, Beth Orton e Feist.


28/07/08

Oneida "Preteen Weaponry"



Esce il 25 Agosto il nuovo lavoro della band di Brooklyn, Prima parte del trittico a titolo "Thank Your Parents", di cui "Preteen Weaponry" rappresenta il benaugurante primo sforzo.

Quasi interamente strumentale il disco ci ricorda le performance live degli Oneida, spesso divise tra sublime e brutale. Momenti improvvisati e partiture più rifinite fanno da corollario a questo mastodontico rock minimalista, come se Terry Riley incontrasse gli Stooges ed i Sucide a colazione.

Scarica un brano tratto dall'album da questo link

25/07/08

Roses Kings Castles



Uscirà a fine settembre l'album omonimo dei Roses Kings Castles, side project di Adam Ficek dei Babyshambles. Si tratta di un acoustic pop ala maniera dei Belle & Sebastian.

24/07/08

Straight Outta Compton



Un lavoro definitivo che presenta gran parte dell’opera omnia di Arabian Prince, autentico prime-mover della scena black americana. Produttore e dj attivo sulla costa occidentale a partire dalla prima metà degli anni ’80, Arabian Prince – oltre ad essere annoverato tra i membri fondatori della storica crew degli N.W.A.(sue alcune delle magistrali invenzioni da studio concepite con un giovanissimo Dr. Dre proprio ai tempi di ‘Straight Outta Compton’) – verrà ricordato per la debordante produzione del classico Supersonic, firmato da JJ Fad, riempi pista e discreto successo nelle charts specializzate d’epoca.
Innovatore nella locale scena west-coast, Arabian Prince (nato Mik Lezan ) muove i suoi primi passi quasi in contemporanea con istituzioni del calibro di Egyptian Lover e World Class Wreckin Cru.
Innovative Life è il titolo di questa raccolta che sin dal titolo evidenzia lo status dell’autore: la fase di transizione electro e l’approdo sfavillante nei lidi dell’hip hop losangeleno, in un’antologia che copre l’intenso quinquennio 1984-1989. 12 brani che toccano tutti i possibili scenari dell’universo rap e non, riportando alla luce il fine lavoro dietro al banco di regia del nostro, attualmente ancora inattività. Da segnalare infatti un suo 12 pollici per etichetta Clone, marchio olandese specializzato in electro e derivati creativi, ed il contributo alla raccolta Chrome Children edita dalla stessa Stones Throw


23/07/08

Mercury Music Prize 2008



Burial "Untrue" (Hyperdub) e Neon Neon "Stainless Style (Lex Records) sono tra i candidati del prestigioso premio britannico. Questa la lista completa delle nomination:

Adele - 19
British Sea Power - Do You Like Rock Music?
Burial - Untrue
Elbow - The Seldom Seen Kid
Estelle - Shine
Laura Marling - Alas I Cannot Swim
Neon Neon - Stainless Style
Portico Quartet - Knee-Deep in the North Sea
Rachel Unthank & The Winterset - The Bairns
Radiohead - In Rainbows
Robert Plant & Alison Krauss - Raising Sand
The Last Shadow Puppets - The Age of the Understatement

22/07/08

Don Letts vs. Greensleeves Records




Esce il 25 Agosto il percorso stilistico musicale di Don Letts, eminenza grigia del reggae britannico, filmaker per i Clash, storico dj del Roxi Club di Londra (circa 1977), trait d'union tra due culture ribelli (punk e rasta) e partner in crime di Mick Jones per il progetto Big Audio Dinamite.
30 anni di storia che colgono praticamente tutte le sfumature della musica jamaicana, dal roots al dancehall.

CD1
1.War - Wailing Souls
2.Wa Do Dem - Eek-A-Mouse
3.Mary Long Tongue - Barrington Levy
4.River Jordan - Ranking Joe
5.She Loves Me Now - Beres Hammond
6.How The West Was Won - Toyan
7.Fally Ranking - Johnny Osbourne
8.Bone Connection - Nicodemus
9.Love Tickles Like Magic - Junior Delgado
10.Diseases - Michigan & Smiley
11.Poor And Humble - Wayne Wade
12.None A Jah Children - Ras Michael & The Sons Of Negus
13.Lets Get Started - Te-Track
14.Where Is Jah - Reggae Regulars
15. King Tubbys Meets Rockers Uptown – Augustus Pablo

CD2
1. Under Me Sleng Teng - Wayne Smith
2. Pass The Tu Sheng Peng - Frankie Paul
3. Pirates Anthem - Home T, Cocoa Tea & Shabba Ranks
4. Mind Yu Dis - Gregory Isaacs
5. Oh Carolina – Shaggy
6. Twice My Age - Krystal & Shabba Ranks
7. Heads High - Mr. Vegas
8. Who Am I - Beenie Man
9. Rumours - Gregory Isaacs
10. Under Me Sensi – Alozade & Hollow Point Feat. Mr. Vegas
11. Rub A Dub Wi Want - Shaggy
12. No Letting Go - Wayne Wonder
13. Elephant Message - Elephant Man
14. Sufferer - Bounty Killer
15. Love Is Divine - Sizzla

18/07/08

Joan Of Arc


"Boo Human!" si presenta come l’album più ambizioso mai realizzato dai fratelli Tim e Mike Kinsella, entrati d’ufficio nel novero delle indie band americane più influenti dell’ultimo decennio. Capaci di sviluppare un sound che partendo dalle asperità post-punk dei loro esordi – ricordiamo i fondamentali Cap’n’Jazz dalle cui ceneri nacquero anche i Promise Ring – incontrava le evoluzioni strumentali del migliore post rock, i Joan Of Arc si sono progressivamente avvicinati ad una forma di cantautorato colto, che ne ha contraddistinto le ultime prove da studio.
Per il nuovo album – pubblicato sotto l’egida di Polyvinyl – cambia anche il metodo di incisione: lo studio di registrazione viene occupato per una settimana intera con un manipolo di canzoni già pronte ed altrettante destinate ad esser plasmate. C’è ampio spazio dunque per l’ingresso di collaboratori esterni, che entrano di soppiatto nella ‘sceneggiatura’ del disco, alimentando dunque il carattere variabile dell’opera, che si presenta come tra le più sfaccettate nella già folta discografia della band.
Combinazioni inedite per ben 14 musicisti che entrano di volta in campo, mettendo a servizio il loro background per un’opera che definiamo eclettica ed eterogenea per antonomasia. Collaboratori di Wilco, Iron & Wine, Bonnie Prince Billy, Beth Orton e Prefuse 73 apportano esperienza e statura ad un lavoro che riesce a mostrasi intenso ed intimo nella stessa misura.
Un collage di idee, un corollario di esperienze. Un album intriso di poesia, arricchito da folte trame strumentali, arrangiamenti elettro-acustici e ritmi sincopati. E’ il loro album migliore dai tempi di How Memory Works, un distillato di songwrting eccelso ed al servizio della più gioiosa e raffinata materia pop.

COPERTINA DEDICATA E LUNGO ARTICOLO RETROSPETTIVO SUL NUMERO DI LUGLIO DI ROCKERILLA

“TIM KINSELLA PIAZZA IL COLPO DI CODA DEL CAMPIONE. CON I FEDELISSIMI DI SEMPRE E COLLABORATORI ATTUALI E PASSATI(IRON & WINE, PREFUSE 73, BONNIE PRINCE BILLY) IL NOSTRO METTE IN FILA ALTRI QUARANTA MINUTI INTENSI E RIGENERANTI…CON TESTI A TRATTI BRILLANTI E ATMOSFERE ANCHE PIU’ ATTUALI DI QUANTO CI SI ASPETTASSE.COMPLIMENTI”
(VOTO 8 RUMORE LUGLIO/AGOSTO)


16/07/08

Dusk + Blackdown



Muta ancora il corpo di quello che ad oggi continuiamo – ostinatamente - a chiamare dubstep, non più una nicchia di settore bensì un luogo di partenza per evoluzioni e soluzioni musicali di rango. Margins Music è l’album di debutto del duo di produttori londinesi Dan Frampton e Martin Clark. Per gli addetti ai lavori sono Dusk & Blackdown, una sigla da mandare a memoria più facilmente. Dopo la solita gavetta costellata da una manciata di dodici pollici pubblicati per la personale Keysound Recordings, arriva l’esordio sulla lunga distanza con Margins Music, titolo che non lascia dubbi sull’attitudine ‘cosmopolita’ del gruppo. Fortemente ancorati al suono londinese, Dusk & Blackdown vanno ben oltre le credenziali del grime o del dubstep, perché della propria città catturano gli umori più underground, quelli che danno vita ad una sorta di world music futurista suggellata dai ritmi in levare. Spezie e aromi di estremo oriente ed India, nelle tracce del disco, a suggellare una nuova spiritualità ed ispirazione stilistica, con voci che arrivano dalla Mecca o da qualche lontano mercato delle pulci.
Un disco che a suo modo parla della diversità della città londinese, piena di mille contraddizioni eppure capace di ispirare un sensibile scatto artistico. Un misto di familiarità ed incertezza, che sembra essere il tema portante di questi brani: sospesi tra soffici ritmi 2-step, campionamenti di voci asiatiche, line di basso intimidatorie e violini che sanno anche di est Europa. Lo stesso processo che ha portato Burial a ridefinire il formato canzone attraverso le architetture ritmiche del dubstep.
Un disco globale che incorpora disparate influenze: dall’hip-hop inglese ai cosiddetti desi beats, da Bollywood al garage passando per ragga e grime.
Tra gli ospiti segnaliamo Target con il Roll Deep Entourage, Farrah, Trim e Durrty Goodz.
Martin Clark (in arte Blackdown) è da tempo uno dei protagonisti della scena britannica, tanto che la sua collaborazione con il magazine on-line americano Pitchfork - The Month In: Grime/Dubstep – ha preparato il terreno ad una vera è propria invasione transoceanica.

Non solo lame affilate nelle notti londinesi, ma anche un urlo di libertà che passa attraverso le oscure tessiture ritmiche di questo duo.


Heavy Zoo



BEEHOOVER
"Heavy Zoo"
Exile on Mainstream

Questo è il secondo album per la formazione stoner-rock tedesca, la prova del nove se si pensa a tutte le ottime critiche ricevute dal debutto "The Sun Behind The Dustbin". Nonostante la formazione in duo - Ingmar Petersen (voce, basso) e Claus-Peter Hamisch (batteria, voce) – la band riesce a sviluppare una potenza di fuoco impressionante, chiamando a sé i migliori elementi del doom-rock, del post-core e dell’alternative-rock di marca SST. Dopo aver spopolato nei tour con Hidden Hand e Stinking Lizaveta hanno ricevuto l’abbraccio di tutto il pubblico continentale nell’ormai mitologico festival hard olandese Roadburn. Impressionanti su disco i Beehoover incontrano infatti la loro dimensione naturale su di un palco e – nonostante la strumentazione stringata - i risultati hanno sempre del miracoloso. Ancora più ricco "Heavy Zoo", che all’avveniristico biker rock del debutto somma un’eccezionale propensione ritmica, in squarci di algebra da dopo-heavy metal. Evidenti anche gli elementi per così dire sciamanici e psichedelici che con impressionante regolarità forniscono una dimensione ancora più conturbante ai loop eterni di basso distorto e batteria. Progressivi eppur sempre legati ad un’originale idea di wall of sound, i Beehoover sono anche stati protagonisti del Blisstrain, uno show itinerante che li ha visti sul palco assieme ad altri compagni di scuderia come We Insist!, End Of Level Boss, A Whisper In The Noise e Dyse. Sperando di vederli presto dal vivo anche in Italia, queste sono le loro prossime date in Europa, si sa mai che qualcuno se li possa gustare durante una serata di vacanza:

18 agosto Leipzig (GER) - UT Connewitz [w/ Neurosis]

29 agosto Cammer (GER) - South of Mainstream Festival

11 settembre Paris (FRA) - La Mécanique Ondulatoire

20 settembre Erfurt (GER) - Stoner Hands of Doom Festival

15/07/08

Ascend



Gentry Densley e Greg Anderson hanno ripetutamente incrociato le loro strade negli ultimi 15 anni. Entrambi originari di Seattle hanno contribuito con i rispettivi gruppi – Iceburn per Densley ed Engine Kid per Anderson – non solo a rinnovare la stantia scena grunge del Northwest, ma a ricreare fondamenta sperimentali in generi asfittici come l’heavy metal e l’hardcore. Per Anderson il capolavoro è riuscito doppiamente, essendo divenuto una delle menti dietro al progetto Sunn O))) e all’etichetta Southern Lord.

Ascend è l’occasione per rivisitare i loro più reconditi anfratti emotivi. Con la batteria tribale di Andy Patterson e l’organo di Steve Moore (membro aggiunto degli Earth, che contribuisce con il suo trombone ad ulteriori discese in un suono dark e vagamente jazzy) il disco assume connotati misteriosi e plumbei, quasi uno slo-core dalle vertigini black metal e psicotiche. Con peraltro tracce di dissipato folk apocalittico. Un capolavoro di perdizione “Ample Fire Within”, alla cui festa macabra partecipano anche ospiti del calibro di Kim Thayl (Soundgarden) e Bubba Dupree (dei leggendari punk di Washington Dc Void).

Disco Waves del mese su Blow Up di luglio, voto 8

“E’ questa di certo una musica di ricerca, sperimentale:
ma carnale, densa, impastata di riverberi blues.”
– voto 9 Rumore di luglio


14/07/08

Lisa e i Cowboy



Tornano i più gettonati cowboys francesi questa volta ad accompagnarli troviamo la vocalist Lisa Li-Lund, sorella del celebre folk singer Herman Dune. Già con l’album di debutto “Baby Face Nelson Was A French Cowboy” i nostri si sono guadagnati i complimenti di stampa e pubblico, ingannando più di un ascoltatore con un ibrido folk che faceva molto provincia americana. Pur arrivando da Nantes i F.C. si ispirano prepotentemente alle terre di confine statunitensi e proprio Tucson, Arizona, potrebbe essere la loro città d’adozione. Parallelismi che rimandano agli stessi Calexico, cantori ineffabili della Frontiera. Cambia la musica in questa estemporanea collaborazione, dove il pop prende in qualche maniera il sopravvento, pur camminando a braccetto con splendide atmosfere elettro-acustiche. Non a caso arriva l’interpretazione eclettica di “Little 15”, hit minore dei britannici Depeche Mode, a suggellare un disco costruito con stile ma pur sempre vivace. In queste torride canzoni troverete anche il feeling dell’ultimo Michael Gira, il voodoo blues dei Gun Club e scampoli di quello che fu il Paisley Undergound. Un’altra America, raccontata però attraverso la lente deformante del vecchio continente.

11/07/08

BODIES OF WATER - A Certain Feeling



I Bodies of Water sono nati nell'armadio di David Metcalf e Meredith Arthur.
Erano appena sposati e vivendo in un appartamento piccolissimo, l'armadio era l'unico posto in cui mettere il computer che usavano per le registrazioni. Quando sono arrivati a creare un gruppo per suonare le canzoni scritte da David, Meredith si è occupata del piano mentre i loro amici Kyle Gladden e Jessie Conklin hanno imparato a suonare rispettivamente basso e batteria.
Nel 2007 è uscito il loro acclamato disco autoprodotto Ears Will Pop & EyesWill Blink (pubblicato dalla loro etichetta Thousand Tongues) e ora,ad un anno di distanza, i Bodies of Water ci regalano un altro album fulllenght.
A Certain Feeling, questo il titolo, è il primo lavoro per Secretly Canadian ed è stato scritto, arrangiato e registrato nella casa dei Metcalf nel quartiere Highland Park di Los Angeles.
La tensione che si può avvertire in tutta la produzione musicale dei Bodies of Water è qui bene in evidenza: melodie immediatamente familiari,armonie ricche, arrangiamenti abili e composizioni che rifluiscono, scorrono e tornano sui propri passi in una sincronia catartica.Sebbene in questo disco non ci siano due canzoni che si assomigliano, il risultato è coeso e sembra di sentire la colonna sonora prog/gospel/psychedelic/kraut-tribal su cui Ennio Morricone e Phil Spector non sono mai riusciti a collaborare.
La maestosità corale che rendeva così caratteristico l'esordio Ears Will Pop è presente anche in questo A Certain Feeling, in cui però si può anche sentire il suono di un gruppo che si costruisce una nicchia in continua evoluzione.
Nonostante l'ampiezza del disco (o forse proprio per questa), è facile notare l'impronta del gruppo pressoché ovunque. Il cantato, il modo di suonare, le composizioni, i testi sono decisamente loro.A Certain Feeling è un passo oltre ma di certo pieno della stessa bellissima urgenza che abbiamo imparato ad aspettarci dai Bodies of Water. (powered by Promorama)

"Sia detto con sicurezza :siamo di fronte a una delle uscite più sorprendenti che ci abbia sin qui regalato il 2008..." BLOW UP

"...A Certain Feeling ...si innalza grazie a una produzione possente che ne esalta la grana e l'aspetto psichedelico" FREEQUENCY

"...Originali come pochi, i Bodies Of Water sono la sorpresa che stavamo attendendo." MUCCHIO SELVAGGIO

"...I BODIES OF WATER sono fra le cose bollenti che stanno affiorando dal rock americano, non senza meriti...Destinati a molto." RUMORE

10/07/08

ASVA



Secondo album per gli Asva, fondamentalmente la creatura dell’ex-Burning Witch Stuart Dahlquist.

Celebre per i suoi trascorsi anche in Goatsnake e Sunn O))) il nostro mette in piedi una recita maligna che tanto deve al black metal delle origini quanto ai toni più ossianici di certo doom. Inquietante ma per nulla monolitico "What You Don’t Know Is Frontier" si abbevera alla fonte di altre musiche, inglobando anomali esperimenti di musica etnica e prestando il fianco a certo folk psichedelico. Toni oscuri resi ancor più vibranti dalla presenza di campioni del trasformismo musicale come Trey Spruance (il chitarrista/compositore già con Mr. Bungle, Faith No More e Secret Chiefs 3) e Stephen O’ Malley (che farà parte della live band del nostro, nell’imminente tour europeo). Una lenta discesa nelle viscere della terra.