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22/09/09

Wild Angels - Nuova raccolta curata da Mary Anne Hobbs per Planet Mu


Terzo volume nell’acclamata serie curata da Mary Anne Hobbs per Radio 1. Wild Angels – questo il titolo della nuova raccolta a tema – è la piattaforma ideale per i talenti emergenti della musica ritmica d’oltre manica. Artisti che non intendono unicamente aggraziarsi i frequentatori del dancefloor, ma vogliono innovare profondamente il genere, seguendo linee irregolari che mettono in stretta comunione la musica black dei primordi con le moderne tecniche di assemblaggio tipiche del grime o del dubstep, preservando anche l’attitudine rivoluzionaria della musica hip-hop. Sono ibridi musicali esotici ma assolutamente futuristi quelli che ascolterete in questo generoso manifesto. La raccolta mette insieme una serie di hit underground con un numero importante di brani inediti ed esclusivi, facendo di quest’oggetto un acquisto immancabile non solo per gli iniziati, ma anche per i novizi. Dai talentuosi scozzesi Hudson Mohawke e Rustie agli Starkey, direttamente dalle strade di Philadelphia. Poi le devastanti combinazioni ritmiche di Mark Pritchard insieme ai fenomeni di prossima generazione come Teebs e Gemmy. Il titolo Wild Angels arriva direttamente da una battuta consumata dalla stessa Mary Anne Hobbs all’interno del suo show per BBC Radio1, in riferimento all’opera influente di Alice Coltrane all’apice della sua carriera. Una descrizione che di pari passo potrebbe essere applicata alla musica contenuta in questo volume, tanto che Mike Paradinas ed il cland della Planet Mu hanno così amato l’espressione da suggerirla come incipit della compilation


TRACKLISTING:
1. ?-Mark Pritchard
2. Spotted-Hudson Mohawke
3. Knock Knock-Mike Slott
4. Lhc-Brackles
5. Rainbow Rd-Gemmy
6. Discipline-Untold
7. Payroll-Tranqill [Paul White's Clean Dub]
8. Sleeping Bear Lament-Architeq [Take Remix]
9. Zig-Zag-Rustie
10. Red And Yellow Toys-Mono/Poly
11. We Should Light A Fire-Hyetal
12. Gutter Music V.I.P.-Starkey
13. Videotape-Darkstar
14. Esthian III-Floating Points
15. Of Low Count And Light Pocket-Sunken Foal
16. Wlta-Teebs
17. Ioio-Nosaj Thing
18. And Now We Wait-Legion Of Two

26/08/09

Hyperdub 5 Years Of Low End Contagion

Tempo di celebrazioni per una delle correnti underground più rivoluzionarie e in voga al momento. Il suono di Londra sud o anche la moderna rivisitazione del drum’n’bass, in rotta verso dimensioni futuriste. Impossibile trascurare l’impatto sul mercato elettronico da parte di Hyperdub, marchio che simbolicamente rappresenta l’evoluzione più alta di questa ‘specie’ musicale. Cinque anni di devota attività che hanno messo a soqquadro gli ambienti più propensi al cambiamento, un cast di artisti impareggiabili ed un sinonimo di qualità riconosciuto a livello internazionale. Tra passato, presente e futuro la doppia raccolta messa in cantiere da Hyperdub vuole attraversare in lungo e in largo la scena dubstep, mettendo addirittura in fila talenti d’oltreoceano (si guardi al caso del californiano Flying Lotus). Un primo cd con i pezzi che hanno fatto la storia recente del genere, alcuni già esclusiva della stessa label londinese.
Poi un secondo cd completamente inedito, tra anticipazioni e brani che segneranno il passo nella nuova stagione del dancefloor. La star di casa – Burial - ci regala addirittura un brano inedito; poi i remix esclusivi di Bug con il featuring di Warrior Queen, un remix incredibile di Ghost Town degli Specials curato da Kode 9 & The Spaceape e nuove stellari proposte da parte degli astri del dopo-rave come Zomby e Quarta 330.
Le musiche di domani passano necessariamente di qui.

TRACKLISTING:
CD 1
King Midas Sound - 'Meltdown'
Kode9 & The Spaceape ft. Cha Cha - 'Time Patrol'
Darkstar - 'Aidy’s Girl's A Computer'
Samiyam - 'Roller Skates'
Flying Lotus - 'Disco Balls'
Black Chow - 'Purple Smoke'
Cooly G - 'Weekend Fly'
Burial - ‘Fostercare’
Zomby - 'Tarantula'
Martyn - 'Mega Drive Generation'
LV ft. Dandelion - 'Turn Away'
Mala - 'Level Nine'
LD - 'Shake It'
Quarta 330 - 'Bleeps From Outer Space'
Ikonika - 'Sahara Michael'
Joker & Ginz - 'Stash'
CD 2
Kode9 - '9 Samurai'
Burial - 'South London Boroughs'
Kode9 & LD - 'Bad'
The Bug ft. Warrior Queen - 'Money Honey' [ rmx ]
LV ft. Erol Bellot - 'Globetrotting'
Burial - 'Distant Lights'
The Specials - 'Ghost Town' [ Kode9 & The Spaceape version ]
Kode9 & The Spaceape - 'Fukkaz'
Samiyam - 'Return'
Darkstar - 'Need You'
Zomby - 'Spliff Dub' [ Rustie rmx ]
Ikonika - 'Please'
Zomby - 'Kaliko'
2000F & J Kamata – ‘You Don't Know What Love Is’
Joker – ‘Digidesign’
Quarta 330 - '9 Samurai’ [ Quarta 330 rmx ]

23/06/09

Lockout il nuovo album per MIlanese su Planet Mu

Londinese doc, Milanese torna con il nuovo album Lockout alla scuderia Planet Mu, senza placare minimamente la sua febbre ritmica, che lo ha reso uno dei dj più richiesti negli ambienti del dopo-rave. Dopo essersi esibito nel 2008 ai BBC's Electric Proms sotto espressa richiesta della famiglia dello scomparso John Peel, Steve (questo il nome con cui è registrato all’anagrafe) si è poi imbarcato in un lungo tour che ha toccato i punti cruciali della costa ovest americana, con passaggi chiave anche nella mecca dell’elettronica più dissennata come San Francisco. Lockout è il secondo album sulla lunga distanza per il produttore inglese ad esser licenziato da Planet Mu (ricordiamo anche i brevi trascorsi su Warp) e non smentisce la sua fama di manipolatore di basse frequenze, tirando dentro tutte le possibili derive della musica digitale odierna: sciorinando grime e dubstep, techno pressurizzata e hip hop, senza ovviamente dimenticare le linee sinusoidali del 2step
Ben Sharpa (Pioneer Unit, Cape Town) e RQM (Al Haca, Vienna) offrono i loro contributi vocali e lirici all’album, sposando alla perfezione i ritmi grassi di Milanese. Aldilà delle categorie, il termine che più si sposa al disco è quello di streetwise bass music for the year 3000. Un approccio dunque futurista alla musica di strada, quella che dai party illegali si è propagata come un virus di incredibile portata alle periferie urbane di mezzo mondo, da occidente a oriente, dal nord al sud del mondo. Ritmo reale!

04/05/09

Boxcutter – Arecibo Message

Uno dei veterani del catalogo Planet Mu – l’irlandese Barry Lynn – torna col suo alter ego più sperimentale, con uno degli album che colorerà la nuova stagione della dance più leftfield.
Arecibo Message è un’altra installazione musicale di successo, per un artista che mai domo ha continuato ad inseguire la ricetta perfetta nell’ambito dell’elettronica più di confine, chiamando a sé le esperienze della drum’n’bass e dell’IDM, pur conservando sempre un atteggiamento aperto al confronto ed alla ricerca. Sin dal debutto come Boxcutter con il singolo Brood – nel 2005 per etichetta Hotflush – Barry si è segnalato tra i pionieri della stagione del dubstep, raffinando le tecniche più urbane del grime ed approdando ad un sound più evoluto, tanto da guadagnare l’immediato ed incondizionato supporto da parte di Mary Anne Hobbs, che da Radio 1 continua a trasmettere corpose vibrazioni al Regno Unito tutto.
Un viaggio spaziale, un’odissea musicale, in questi termini si presenta Arecibo Message – il titolo è ispirato all’omonimo codice inviato nello spazio attraverso frequenze radio modulate, il 16 novembre del 74 per celebrare proprio il rimodellamento del radio telescopio Arecibo – il disco ad oggi più lisergico concepito da Barry.
Brani più brevi e condensati fanno parte del disco, che vive anche degli innesti del duo soul elettronico Kinnego Flux, con la voce di Brian Greene. Il cambiamento radicale è anche nell’uso di synth analogici, delays e pedali solitamente applicati alla chitarra elettrica. Il tutto nella ricerca di una tensione emotiva che potesse far pensare ad un prodotto disco vintage proiettato però nel futuro.
Lo stesso Boxcutter sembra aprire all’influenza di Jimi Hendrix, nel suo calderone sonoro che sicuramente non preclude ad esperienze più acide ed al vezzo del 2 step Garage.

Un viaggio mentale, una terapia spaziale.


25/03/09

Il Ritorno Di On-U Sound

Squilli di trombe, rullo di tamburi, con il benestare di Adrian Sherwood On-U Sound torna a pubblicare, riportando in tutto il mondo le vibrazioni del moderno dub.
E si riparte dal formato 12 pollici, con un trittico di mix che vedono come protagonista assoluto il vate Lee Perry. In maggio la prima pubblicazione del rinato marchio, la collaborazione dell’ex leader degli Upsetters è con i Moody Boyz. God Smiled (The Moody Boyz Remix) anche in versione dub, inaugura la trilogia, portando ancora una volta la musica della On-U Sound nei dancefloor più alternativi. A ruota International Broadcaster, ancora realizzata coi Moody Boyz e con la complicità del grande mc britannico Roots Manuva, figura che in qualche maniera ha posto le basi per la rivoluzione grime/dubstep. Questa prima ingarbugliata corsa sui ritmi in levare si chiuderà con un vero e proprio faccia e faccia tra presente e passato: Kode 9 si prenderà l’incarico di manipolare Yellow Tongue, concepita a quattro mani da Lee Perry e Samia Farah. Un ritorno impeccabile.

24/03/09

Actress - Video e live a Dissonanze 2009



MR. CUNNINGHAM AKA ACTRESS - REMIXER DI LUSSO PER VARIOUS PRODUCTION ED ALEX SMOKE TRA I TANTI - ERA ATTESO SPASMODICAMENTE ALLA PRIMA PROVA SULLA LUNGA DISTANZA DOPO AVER IMPRESSIONATO CON IL 12 POLLICI ORMAI CLASSICO NO TRICKS.
L'ALBUM OMONIMO VIENE PUBBLICATO DALLA WERK DISC ED E' UNA CONFLAGRAZIONE DI R' N' B ED ATTRAZIONI TECHNO, CON NUMI TUTELARI DI DETROIT COME KENNY LARKIN E THEO PARRISH AD OSSERVARE DALL' ALTO.

ACTRESS SARA' OSPITE NELL'EDIZIONE 2009 DI DISSONANZE

COME BIBLIOGRAFIA MELODICA CI SONO I BOARDS OF CANADA, MENTRE COME SEZIONE RITMICA SI POMPANO LE LOW FREQUENCIES CHE E’ UN PIACERE, PERCHE’ LA TENDENZA E’ QUESTA. IERI L’ALTRO CON GLI ANTICIPI DEL DUBSTEP DI CLASSE, OGGI SI SPARA IN ORBITA SUA MAESTA’ THE BASS. - SENTIREASCOLTARE

IMMAGINATE DI TROVARVI A META’ TRA JAN JELINEK E LA SUA ELETTRONICA GELIDA ED ANTHONY SHAKE SHAKIR E LA SUA TECHNO-HOUSE FRAGILE EPPURE FUNK E MAGNIFICENTE - MUCCHIO/SOUNDLAB

11/03/09

Disrupt - The Bass Has Left The Building


E' davvero uno dei produttori elettronici tedeschi più in vista Jan Gleichmar, noto ai più col nome d'arte Disrupt. Dopo l'appassionante debutto per Werk Discs a titolo 'Foundation Bit', il nostro continua ad espandere i confini di una ibridazione tra elettronica e dancehall, colpendoci letteralmente alla bocca dello stomaco con bassi profondi, spesso conditi da vendicative ed avventuriere parentesi 8-bit. Di lui si apprezza in particolare la disciplina formale, e quest'idea marziale di combinare con stile ritmi jamaicani, scampoli di videogame ed intelligent dance music, seguendo un approccio realmente proletario. Del resto l'utilizzo di cheap electronics non può che infondere maggiore credibilità all'essenza del progetto. Disrupt armato di vecchie tastiere Casio ed altrettanto stagionate drum machine riesce a recuperare lo spirito originario del digidub jamaicano, avvicinandosi anche al primigenio universo electro. La traccia che da il titolo all'album – The Bass Has Left The Building – prende il là dal tema del celebre gioco per Commodore 64 Future Knight, per raggiungere invece il climax dub bisogna toccare con mano le basse detonazioni di Bezerk Dub ed Echobombing, quasi lente jam per tutti i maniaci delle basse frequenze. Con questo disco siamo veramente ai vertici di quella commistione già messa in atto dai connazionali Rhythm & Sound, in una variante indubbiamente più spensierata.


04/02/09

FILASTINE - dirty bomb


Personaggio assolutamente trasversale Grey Filastine è un percussionista produttore con base a Barcellona. La sua musica e stata programmata dai DJ più celebri: a partire dal compianto John Peel per finire con Mary Anne Hobbes. Dopo un 12 pollici di successo per la sussidiaria di Tigerbeat 6, Shockout, un album che fonde dubstep, hip hop, reminiscenze bollywood e addirittura fiati come nella miglior tradizione balcana. Un disco che consigliamo a chi ha amato l'ultimo DJ/RUPTURE


01/12/08

Kid 606 - Die Soundboy Die

L’enfant terrible dell’elettronica californiana – tiene sempre a ribadire le sue origini messicane comunque – torna con un succulento album messo in circolo da una delle più lungimiranti etichette indie inglesi: la Very Friendly. Dopo aver attraversato in lungo e in largo tutti i possibili scenari elettronici, a partire da quella gloriosa metà novanta, Kid 606 mostra prepotentemente il suo valore, lanciando un messaggio a tutti gli artisti borderline del nostro tempo.
Avendo pubblicato per etichette prestigiose quali Mille Plateaux, Ipecac e la personale Tigerbeat 6, il nostro ha sconvolto letteralmente la scena digitale, affiancandosi anche a nomi di peso quali Matmos. Non c’è genere che non abbia toccato, dall’ambient al più astratto click’n’cuts, passando per un’idea assai stravagante di dancehall. Ed è proprio su quest’ultima posizione che si attesta in Die Soundboy Die, facendo collidere generi estremamente fisici come il dubstep, il ragga e la techno. E’ un riemergere prepotente della scena rave, nei suoi aspetti più antichi e moderni. Ma questa è una pura coincidenza, sono canzoni queste sorrette da oscure e spaventose linee di basso, che intendono celebrare la vita, pensando contemporaneamente alla morte. Non propriamente un concept album, almeno a livello sonoro, perché i cambi di tempo e stile fanno di questo disco un’opera estremamente sfaccettata a livello ritmico. Ma intendiamoci, questa è pur sempre la musica migliore per testare i vostri impianti, soprattutto in previsione di un clash tra sound system. Perché proprio in quella cultura è immersa la musica di Kid 606, pregna degli stilemi del genere. E’ un sound che colpisce al basso ventre, impietosamente, che impone una danza sfrenata, ritualistica.
Se amate crogiolarvi con le sonorità di The Bug, Vex'd, Drop The Lime e Dj /Rupture troverete pane per i vostri denti, anche perchè a tutti gli effetti Kid 606 può essere annoverato tra i precursori di un suono anfetaminico, che partendo dai bassifondi inglesi – con in mente la lezione dei grandi dj jamaicani – affronta a volto scoperto gli scenari del nuovo millennio, imponendo drastiche combinazioni concettuali.

Nera danza industriale, l’incubo più prossimo per gli appassionati di chill out music…

28/11/08

Zomby - Where were you in '92?


Werk Discs è lieta di presentare l’album di debutto di Zomby, astro nascente della scena dubstep al tramonto di questo 2008. Where Were U in 92 ? è come un fulmine a ciel sereno, un mixtape fatto di piccoli capolavori ritmici sommersi. Questo è il biglietto da visita di un’artista che ha scosso dalle fondamenta l’intera scena dance/elettronica continentale. Non aspettatevi però un amorfo omaggio ai tempi ed ai modi che furono, perché Zomby ha tutto l’interesse a riattualizzare il sound del dopo-rave con il necessario gusto ed aprendo a scampoli di modernità. Disco dall’alto tasso energetico, dove il beat è spesso spezzato, in onore alla scena garage/2 step che ha fatto il bello e cattivo tempo nell’Inghilterra di inizio decennio. Prima la jungle, poi il drum’n’bass, il grime ed immediatamente a ruota il dubstep. Se un neologismo come bass rave potesse aver mai ragione d’esistere, Zomby impersonerebbe il ruolo di pioniere di quest’altra sensazionale creazione ritmica.
Prestando fede al suo nomignolo, Zomby compare dal nulla ed all’anagrafe risulta già defunto. Le sue prime uscite erano già gettonate da Mary Anne Hobbs che dalle frequenze di Radio One – ed all’interno dello show Breezeblock – promuoveva senza mezzi termini il produttore inglese. Da lì è immediato il riconoscimento dei più noti dj e network internazionali: Kode 9 (Londra), Sinden Kiss FM (Londra), Skream (Londra), Erol Alkan (Londra), Laurent Garnier (Parigi), Drop The Lime (New York), DJ/Rupture (New York), Tayo Kiss FM (Londra), Diplo (NYC), Richie Vibe Vee 1XTRA (Londra), DJ Chef (Londra), Toddla T (Sheffield), Oneman (Londra), DJ Maxximus (Berlino), Blackdown (Londra), Bok-Bok & Manara (Londra), Modeselektor (Berlino), Rob Da Bank (Londra), etc. Amatissimo anche negli States, dove gira con allarmante frequenza, Zomby è riconosciuto oltreoceano come uno dei selecter principe di uno stile che coniuga la Chicago house con i più contemporanei fermenti ritmici inglesi. L’album per Werk è seguito a stretto giro dal doppio dodici pollici inedito per Hyperdub, che vira verso una sorta di funk digitale davvero marziale.

26/11/08

Lord OF £ 39

Aldilà dei sinistri volti incappucciati e della cultura chimica (avete presente le storie di Irvine Welsh?) che da sempre ne ha contraddistinto le abitudini, la scena rave è in realtà riuscita ad imporsi sulla distanza, mutando necessariamente corpo e andando ad informare una cultura musicale relativamente giovane come quella del dubstep. Neil Landstrumm - che proprio incappucciato adora farsi ritrarre – opera in questo ambito di confine sin dal 1994; nonostante il suo nome d’arte parli nordeuropeo, il nostro si colloca tra le figure più rappresentative della scena dance underground britannica. Tanto da aver inciso per alcune delle etichette simbolo dell’area, come Peacefrog e – attualmente – Planet Mu. Per nulla trascurabile anche la sua sortita per la tedesca Tresor, capace di proiettare musica trance ed acid house verso nuovi lidi. Dopo il debutto per l’etichetta di Mike Paradinas con Restaurant of Assassins, per Neil è stato logico abbracciare un nuovo verbo ritmico, che oltre alle primordiali influenze techno prevedesse elementi di dub, breakbeat e Miami bass. Tutto questo per definire un nuovo corpo e fare definitivamente breccia nei cuori dei più spregiudicati ascoltatori di alternative dance, fermo restando il supporto incondizionato di BBC, con i suoi programmi di genere, Kiss FM e Radio 1 (lo show definitivo di Mary Anne Hobbs).

Con Lord for £ 39 Neil amplia se possibile il suo raggio d’azione, puntando in maniera prepotente anche sull’elemento vocale, chiamando a sé, mc e vocalist di rinomata fama. Carlton Killawatt, Ebola e Si Begg sono i nomi su cui si punta, per offrire un flavour più prossimo all’hip-hop stradaiolo. Ora la collisione di stili è totale, Lord For £ 39 è la summa dell’elettronica più borderline: dall’abstract funk al two step, dal grime al garage, un distillato di tutto quello che è comunemente detto urban. Mescolando le più precise tecniche digitali con il culto per le apparecchiature vintage, il nuovo cimento di Neil Landstrumm rilancia prepotentemente le quotazioni del nostro, per destinazione erede di figure cardinali come Aphex Twin e Squarepusher.

La tracklist:

01 TRANSMISSION (WITH SI BEGG)
02 EASTER KRUNK POWER
03 SHIT DADDY BASS (WITH CARLTON KILLAWATT)
04 OLD RABBITS
05 LITTLE HELP FROM RUSTIE (WITH TOBIAS SCHMIDT [S.E.S.])
06 DIRTY BUTCHER
07 THE KING OF MALTA
08 £ 20 TO GET HOME (WITH SI BEGG)
09 CATEGORY D
10 THE DOSE (WITH EBOLA)
11 NIKE VOLUME (WITH PROFISEE)
12 WITCHES BUTTER
13 MASK OF MUSK
14 ROSS KEMP AS PIXEL

24/10/08

Dj Distance - Repercussions

Parte integrante del piccolo nucleo di innovatori facente capo alla scena dubstep di Londra Sud, Distance è sin dai suoi esordi sulla bocca di tutti i critici ed appassionati del settore, responsabile per essere stato uno dei più precoci ricercatori di questo circuito. Ricoprendo tutti i possibili ruoli dell’organigramma musicale – dal dj al produttore, passando per il discografico indipendente – Distance ha spinto con prepotenza nella sua direzione, guadagnando l’immediato supporto del compianto John Peel e guadagnando una posto d’onore all’interno dello show Dubstep Warz in onda su Radio 1 ed introdotto dall’onnipresente Mary Anne Hobbs. Agitatore dei primi rave dubstep (DMZ, FWD ed Exodus), Distance con il suo soundsystem è ricercatissimo dai club di mezza Europa, anche se la sua fama sta progressivamente raggiungendo gli States e le regioni asiatiche. Capace di passare con estrema naturalezza da profonde bassline ad autentiche tempeste ritmiche, il nostro oltre a conservare tutti i crismi e la freschezza del genere, apre spesso e volentieri ad influenze esterne, campionando ossessivamente stralci di world music e cristallizzando tutta l’estasi dei grandi produttori jamaicani. Repercussions è il suo secondo album per Planet Mu, forse l’etichetta che meglio sta documentando l’approccio trasversale ai suoni elettronici di questo scorcio di decennio. Le ipnotiche sequenze di alcuni suoi nuovi classici quali ‘Out Of Mind’, aprono con prepotenza alla più oppiacea musica etnica, inaugurando nuovi scenari nell’ambito della scena dubstep
Greg Sanders si dimostra con questa sua seconda prova sulla lunga distanza tra le forze motrici della scena elettronica londinese, uno dei produttori dall’estro più sensibile e già dotato di una impressionante visione d’insieme. Che sia proprio lui il tanto atteso profeta delle nuove tribù digitali?


25/09/08

Headhunter - Nomad

Assieme ad Hyperdub, Tempa è divenuto marchio di riferimento per quella corrente sotterranea ormai assurta agli onori delle cronache internazionali: il dubstep. L’album di debutto di Headhunter da Bristol segue una tradizione giovane ma assolutamente radicata. Ed è il terzo centro per Tempa dopo le travolgenti intuizioni di Skream e del guerriero afro-elettronico Benga. Già abile nel conquistare i dancefloor britannici e nordamericani, Headhunter presenta quella che è una sorta di raccolta di singoli (lo ricordiamo all’opera precedentemente con etichette simbolo quali Planet Mu e Tectonic), ampliata da brani inediti concepiti appositamente per l’esordio sulla lunga distanza.
Nomad il titolo dell’album e nomade anche l’approccio del nostro alla materia ritmica, con passaggi che rievocano tanto la cultura techno e quella dei rave parties, quanto le tecniche d’incisione del dub ed una più generale fascinazione per l’elettronica dell’ultimo ventennio.
Nomad perché ogni traccia è stata concepita in una diversa location, tra Europa e Stati Uniti, a testimonianza della mobilità del nostro, che oltre ad essere produttore in ascesa, può a ragione essere considerato dj di fama internazionale, grazie anche alle residenze presso il Ministry Of Sound ed il The End (Londra). Headhunter è anche protagonista della serata dubstep per antonomasia nella capitale inglese: Fwd And Subloaded.
Un artista che adora anche la dimensione live, memorabili gli incontri in questo contesto con Maurizio (il Maurice Von Oswald di Basic Channel, una delle sue dichiarate influenze), Gilles Peterson ed il riverito dj hip-hop Z-Trip. A breve Headhunter si imbarcherà in quello che è il suo terzo tour americano.
Date queste premesse, non facciamo fatica ad immaginarlo come una marcia trionfale. L’attualità di un genere è nelle sue mani.

04/09/08

This Is London

Dusk + Blackdown
"Margins Music"
ft Durrty Goodz and Farrah





"Un tragitto che introspettivamente va da Est a Sud o, minimizzando, dal Grime al Dubstep "Margin Music" trasforma geometrie urbane in suono" - Disco del Mese Ritmi & Black di Blow Up di Settembre / voto 8

"Forse il primo vero concept ad uscire dal mondo Dubstep. "Margin Music" è un viaggio notturno dei produttori Dan Frampton (Dusk) e Martin Clark (Blackdown) - quest'ultimo autorità in materia, compilatore della raccolta "The Roots Of Dubstep" e columnist di Pitchfork, tra le altre cose - attraverso i quartieri periferici di Londra, le loro diverse composizioni etniche e le diverse sonorità che li animano" - Rumore di Settembre / voto 8

15/08/08

Cambio di strategia

Burial ha evidentemente cambiato idea sul non far vedere in giro che faccia madre natura gli abbia dato. Sempre che sia davvero lui...

16/07/08

Dusk + Blackdown



Muta ancora il corpo di quello che ad oggi continuiamo – ostinatamente - a chiamare dubstep, non più una nicchia di settore bensì un luogo di partenza per evoluzioni e soluzioni musicali di rango. Margins Music è l’album di debutto del duo di produttori londinesi Dan Frampton e Martin Clark. Per gli addetti ai lavori sono Dusk & Blackdown, una sigla da mandare a memoria più facilmente. Dopo la solita gavetta costellata da una manciata di dodici pollici pubblicati per la personale Keysound Recordings, arriva l’esordio sulla lunga distanza con Margins Music, titolo che non lascia dubbi sull’attitudine ‘cosmopolita’ del gruppo. Fortemente ancorati al suono londinese, Dusk & Blackdown vanno ben oltre le credenziali del grime o del dubstep, perché della propria città catturano gli umori più underground, quelli che danno vita ad una sorta di world music futurista suggellata dai ritmi in levare. Spezie e aromi di estremo oriente ed India, nelle tracce del disco, a suggellare una nuova spiritualità ed ispirazione stilistica, con voci che arrivano dalla Mecca o da qualche lontano mercato delle pulci.
Un disco che a suo modo parla della diversità della città londinese, piena di mille contraddizioni eppure capace di ispirare un sensibile scatto artistico. Un misto di familiarità ed incertezza, che sembra essere il tema portante di questi brani: sospesi tra soffici ritmi 2-step, campionamenti di voci asiatiche, line di basso intimidatorie e violini che sanno anche di est Europa. Lo stesso processo che ha portato Burial a ridefinire il formato canzone attraverso le architetture ritmiche del dubstep.
Un disco globale che incorpora disparate influenze: dall’hip-hop inglese ai cosiddetti desi beats, da Bollywood al garage passando per ragga e grime.
Tra gli ospiti segnaliamo Target con il Roll Deep Entourage, Farrah, Trim e Durrty Goodz.
Martin Clark (in arte Blackdown) è da tempo uno dei protagonisti della scena britannica, tanto che la sua collaborazione con il magazine on-line americano Pitchfork - The Month In: Grime/Dubstep – ha preparato il terreno ad una vera è propria invasione transoceanica.

Non solo lame affilate nelle notti londinesi, ma anche un urlo di libertà che passa attraverso le oscure tessiture ritmiche di questo duo.


18/06/08

2562 “AERIAL” (Tectonic Recordings)

Dopo aver pubblicato due dei più rapidi best-seller dell’intero catalogo Tectonic nell’anno solare 2007, è stato quasi un passo naturale per Dave ‘2562’ Huismans dedicarsi alla sua prima pubblicazione sulla lunga distanza. Naturalmente, è determinante la collaborazione con uno dei più acclamati marchi del dancefloor contemporaneo, uno dei maggiori sponsor di quella che a ragione può definirsi la ‘cosa’ definitiva nell’ ambito dell’intrattenimento underground: il dubstep

Con illustri contendenti quail Cyrus e Pinch, le aspettative erano piuttosto alte per l’album di debutto dell’olandese Huismans, chiamato a replicare in maniera estrosa alle ‘urbane’ creazioni ritmiche degli stimati colleghi. Se siete in grado di immaginare il matrimonio perfetto tra i ritmi e le basse frequenze di Benga e Skream e gli scenari evocati dal catalogo Basic Channel, non faticherete a realizzare quanto quest’ album sia speciale, capace com’è di eccitare una buona fetta di addetti ai lavori e la maggioranza dei frequentatori del dancefloor.

Le influenze di Huismans sposano il Detroit sound e guardano con lo stesso interesse a Kingston, Croydon e Berlino. Dettagli che ci portano ad identificare il suono del giovanissimo dj come un corollario di influenze che partendo dalla primigenia scuola house affrontano la scena rave, si bagnano nei fumi e nei ritmi in levare della Jamaica, per poi rinascere nell’Inghilterra della East London.

‘Non voglio saltare sul treno di qualcun altro, ma ho immaginato che apportando il mio background ed il mio gusto alle composizioni, avrei realizzato musiche sicuramente diverse. E’ quello che faccio solitamente, assorbire a processare elementi appartenenti ai suoni più disparati, amo l’idea di fusione, il poter giungere ad un qualcosa che trovo confortevole chiamare col mio nome’

Una filosofia di vita più che un diktat artistico, Aerial è già una personalità formata e destinata a sconvolgere gli equilibri del castello dubstep, con staffilate ritmiche ed una buona dose di originalità ed attitudine.

30/05/08

BENGA IN ITALIA!


Attesissima prima per Benga, uno dei massimi esponenti della scena dubstep inglese.
Il suo singolo "Night" ha messo a ferro e fuoco la scena underground londinese, conquistando i djs quanto gli agitatori delle più rinomate dancehall, ha trionfato grazie alle sue morbose melodie, riuscendo a mantenere un profilo altissimo per numerosi mesi. Oltre ad esser stato uno dei primi singoli dubstep ad imporsi prepotentemente nelle playlist di BBC Radio 1, Night ha rappresentato una sorta di punto di ‘svolta’ per musicisti e più ordinari appassionati di musica a livello internazionale, conquistando i favori di rinomati produttori quali Gilles Peterson, Ricardo Villalobos, Pete Tong, Zane Lowe, Annie Mac, Herve e Shy FX.

Il suo album di debutto "Diary Of An Afro Warrior" è un viaggio emozionale ricco di dualità, dove le pulsioni delle linee di basso si intercambiano con la qualità e l’intelligenza del songwriting, generando ibridi di nuova dance sotto il cielo tetro di Croydon, distretto della Londra del sud-est. Quella che un tempo era la fisicità della jungle trova nuovi sbocchi nei mille volti dell’autore, capace di ammorbidire le staffilate del basso e della batteria grazie a rimodellamenti che occhieggiano sia all’house detroitiana, al future jazz che allo storico hip-hop di deriva electro.

'Benga elettrifica e porta al genere il suo sguardo, quello di un guerriero sensibile e potente che si mette in gioco e, nella miglior tradizione dei grandi artisti nei, muove cuore, cervello e muscoli all'unisono.' - Blow Up

'Insomma: disco veramente ottimo. Con una maturità di linguaggio davvero inedita nei panorami dubstep ma più in generale nella musica elettronica degli ultimi anni. E con un fascino che metà basta. Leggermente superiore al disco di Pinch, nettamente superiore all'ultimo di Burial. Fate un pò voi' - Mucchio

'L'astro del dubstep può volare oltre le mode' - XL

'La capacità del musicista di Londra, è proprio quella di saper essere difficile e diretto allo stesso tempo. una capacità che solo i migliori hanno.' - Superfly

'I suoi bassi rimbalzano nell'anthem Night, spinti da scariche sintetiche d'ispirazione techno (e-Trips) o che si aprono all'electro europea, specie nel finale. Una nuova frontiera per il dubstep?' - Pig


Benga sarà in Italia per un'unica data esclusiva:

MERCOLEDI 4 GIUGNO 2008 @ MUV FESTIVAL - Parco delle Cascine, Firenze

http://www.myspace.com/bengabeats
http://www.tempa.co.uk/

01/04/08

KODE9 & THE SPACEAPE IN ITALIA!


Arriva in Italia per una data esclusiva all'Auditorium Parco della Musica di Roma uno tra i maggiori maestri del Dubstep inglese: Kode9
Accompagnato dall’ MC Spaceape, Kode9 ha realizzato Memories Of the Future, album di grande successo in Inghilterra ed in Europa, considerato una delle migliori uscite discografiche del genere, pubblicata dalla Hyperdub Records, etichetta che ha lanciato Burial nel mercato internazionale.
Memories Of the Future è un collasso spazio temporale fatto di movimenti lenti, di spazi e rivoluzioni di basso, di reverberi dub sottolineati dalla profonda voce di Spaceape, una sorta di Linton Kwesi Johnson in chiave Dubstep.

Appuntamento per Venerdi 4 Aprile all'Auditorium di Roma.
Per maggiori informazioni: Meet In Town