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17/09/09

Pelican



Tornano i fuoriclasse del metallo moderno, guerrieri futuristi che brandiscono le loro chitarre come asce, trovando nuova accoglienza sotto il tetto di Southern Lord, dopo che la stessa ne aveva accolto l'ingresso in scuderia con un tonante Ep. "What We All Come To Need" è un'apocalittica colonna sonora di un domani non troppo distante, quasi in uno scenario desertico i Pelican rastrellano le ultime risorse del genere umano, per un quadro che vuol dire anche resistenza (in musica). Hard rock moderno che assume le forme di una solenne liturgia doom, per poi ripiegarsi tra le distese maglie di un post-rock mai timido. La forza del gruppo - al traguardo del quarto album - è tutta in epici brani strumentali, che sembrano offrire una lettura psichedelica e trasognata del più solido heavy metal. Con l'intervento del direttore artistico Greg Anderson - Sunn O))) - del sempre amico Aaron Turner degli Isis e di vecchie conoscenze di area post-core come Allen Epley (Shiner) e Ben Verellen (Helms Alee), i nostri realizzano un album portentoso ma sempre composto, ordinato nella sua eccelsa furia. Piacerà nella stessa misura agli assidui frequentatori del catalogo Hydra Head come ai supporters di Mogwai ed Explosions In The SKy. Heavy mental!

25/08/09

Eagle Twin



Considerare Southern Lord come una famiglia mansoniana non è poi così eufemistico, i progetti ideati e consumati all’ombra dell’etichetta di Seattle assumono sempre di più le forme di una ramificazione culturale, con le parentele di rito. Eagle Twin non è che l’ennesimo progetto messo in piedi da un proverbiale ricercatore del suono come Gentry Densley, già mente del collettivo rock sperimentale Iceburn e recente collaboratore di Greg Anderson nell’epico debutto di Ascend. Messe da parte le evoluzioni sperimentali e l’attitudine verosimilmente jazz rock del gruppo madre, Densley plasma un concetto inedito di heavy music, pareggiando per intensità alcune delle più lungimiranti realtà del rock duro contemporaneo: Sunn O))) ed Earth, non a caso compagni di scuderia. La chitarra di Gentry è compressa, un suono quasi baritonale che avvolge in maniera disumana questo mostro a due teste dal nome Eagle Twin. L’altro terminale è il batterista Tyler Smith, il cui stile si basa su pattern ripetitivi, capaci di creare un sottofondo quasi mistico alle evoluzioni di Eagle Twin. Accentuate anche dal timbro bluesy di Densley, un vocalist per di più affascinato dalle tecniche Tuva. The Unkindness of Crows è così un disco dai riferimenti ancestrali, un moderno rock duro per le masse, inteso come terapia d’urto per i palati più sopraffini. Riff tellurici che vi faranno ricredere sullo stato di salute del più estremo rock chitarristico, pulsioni esoteriche ed un battito rutilante che apre le porte ad una danza pagana.
Registrato dall’uomo-simbolo Randall Dunn (Earth, Sunn 0))), Kinski, Ascend) in quel di Seattle, il debutto di Eagle Twin è la battaglia cinematica della stagione, un lungometraggio nero pece che certo stuzzicherà la fantasia dei più attenti osservatori del moderno doom metal.

27/03/09

Il Monolite dei Sunn O)))


Numeri che fanno impressione, in 10 anni di esistenza – oltre a terrorizzare le platee di mezzo mondo – i Sunn O))) hanno realizzato qualcosa come sette album a proprio nome. "Monoliths & Dimensions" è l’ultimo della serie e con sé porta l’aurea del disco definitivo. Distese su circa 53 minuti di musica le quattro tracce che lo compongono generano un rumore antico come la terra. Sempre legati al concetto di esoterismo e paganesimo, i Sunn O))) hanno portato a decontestualizzare l’idea stessa di metal, facendo tesoro del rombo assordante del black metal come del tonfo virgiliano del doom. Rappresentanti unici di un nuovo concetto di estremismo in musica i due ‘monaci’ originari di Seattle, hanno nel frattempo cambiato indirizzo. Stephen O’ Malley si è trasferito a Parigi, proprio per fortificare la sua esperienza di artista visuale, mentre Greg Anderson – proprietario della stessa Southern Lord - ha scelto Los Angeles come nuova dimora, forse col proposito di far tremare le colline hollywoodiane… Fatto sta che le esperienze extramusicali e le collaborazioni concepite con altri artisti (pensiamo ai KTL di O’ Malley e Peter Rehberg (Pita)) hanno realmente accresciuto il bagaglio tecnico ed emozionale dei nostri, che in "Monoliths & Dimensions" oltre a ricercare la loro natura ancestrale, rivoltano dal fondo il concetto di avanguardia stessa. Registrato in diverse location a cavallo tra il 2007 ed il 2008 con l’aiuto di Randall Dunn (Earth) questo vuole essere un atto definitivo nel dizionario del rock più macilento e ripetitivo. Del resto i due mai hanno nascosto la loro fascinazione per il minimalismo storico – La Monte Young in cima – e la più efferata drone-music. Tra i presenti al ‘sacrificio’ i soliti Attila Csihar – il prototipo di vocalist ultra-terreno – ed il chitarrista australiano Oren Ambarchi. Poi l’amico di sempre Dylan Carlson, l’uomo che ha costituito gli Earth (e anche quello che prestò il fucile a Kurt Cobain, fate vobis) ed un paio di figure magistrali nell’ambito del jazz e dell’avanguardia. Il primo è Julian Priester, leggendario trombonista che compare in "Sextant" di Herbie Hancock, ma vanta trascorsi con l’Arkestra di Sun Ra ed almeno un fondamentale album a suo nome per ECM (Love, Love). L’altro personaggio di spicco è il musicista/arrangiatore Eyvind Kang, che in passato ha lavorato con John Zorn (pubblicando anche per la sua Tzadik), il chitarrista Bill Frisell e Mike Patton. E’ un disco che strutturalmente introduce nuovi canoni, potendo appunto giocare sul suono degli archi e dei fiati, che più che conferire un’aria orchestrale al disco, pongono in essere una nuova forma di apocalittica musica da camera. "Monoliths & Dimensions" è forse uno dei dischi più voluminosi di questo 2009, un affare da capogiro, per chi riesce ancora a calarsi in un’idea di rock plumbeo e contaminato.

Il disco uscirà in tutto il mondo il 5 Maggio.

10/02/09

Nuovo album a Marzo e due imminenti, imperdibili date dal vivo per Wolves In The Throne Room



Una nuova apocalisse. Una nuova via di fuga – forse definitiva – per l’uomo incatenato. Paganesimo in musica, modi d’uso, nel terzo epico cimento sulla lunga distanza di questi posseduti fattori americani che rispondono al nome di Wolves In The Throne Room. "Black Cascade" uscirà il 23 Marzo per Southern Lord e si abbatterà sui vostri corpi spaesati inaugurando un nuovo testamento biblico. E’ l’apoteosi del metallo nero e sabbatico, un’eredità apocalittica che si staglia con veemenza contro gli usi manipolanti della moderna civiltà. Senza per nulla aderire all’iconografia truculenta dei gruppi madre – i Wolves in the Throne Room sono epigoni della scena black norvegese che forse ha visto nei Dark Throne e negli Emperor i suoi maggiori esponenti – approcciano il genere con una coscienza più umanista, ricordando in questo l’attitudine estremamente politicizzata di gruppi quali i Crass. Ma i riferimenti a certi codici comportamentali della cultura hardcore/punk non si esauriscono a questa analogia, dato che il gruppo vede la luce all’indomani di una convention di Earth First ! (celebre associazione di profilo ecologista) ed abita le foreste poco fuori Olympia, nello stato di Washington, rinomato crocevia indie. Il gruppo dimora in una fattoria, lavora la terra e si presenta con grossi camicioni di flanella e barbe incolte, in qualche misura rinnegando i facials e le pitture di guerra che spesso accompagnavano i vichinghi del metallo nord-europeo. Sono quattro tracce epiche a bruciare nel corpo di "Black Cascade", quattro lunghe diaspore soniche verso l’ignoto. "Wanderer Above The Sea Of Fog", "Ahrimanic Trance", "Ex Cathedra" e "Crystal Ammunition" colpiscono ferocemente l’apparato uditivo, rispettando una foga espressiva da manuale ed affondando più volte nelle membra, sviscerando un rumore antico quanto la terra. Perché i Wolves In The Throne Room sono proprio gli ultimi difensori del globo, armati di una prepotente foga emotiva, succursale del rumore di un pianeta dai colori sempre più sbiaditi. Un ritorno che ha del rivelatorio. Non perdete la loro messa, che equivale ad un assalto all’arma in bianca, la carneficina del vostro mondo va in scena in queste ore sui palchi delle principali città italiane. Mattanza e purificazione.

WOLVES IN THE THRONE ROOM

11 Febbraio @Macello Magnolia - Magnolia/Milano
12 Febbraio Circolo degli Artisti/Roma

15/12/08

Wino



Un'istituzione, l'uomo che oggi incarna al meglio la tradizione hard rock statunitense, un profeta in patria ed un musicista considerato di culto a tutte le latitudini. Motociclista sui generis, lungocrinito chitarrista e cantante, una vita vissuta sempre ai margini ed un luogo di nascita di quelli che non puoi sbagliare: Washington DC. La sua prima formazione - gli Obsessed - di cui era leader indiscusso (ricoprendo appunto il doppio ruolo di chitarrista/cantante) era solita esibirsi agli albori degli anni '80 con alcune delle più influenti formazioni hardcore/punk locali. Da qui nascerà una decennale amicizia proprio con Ian McKaye all'epoca osservante straight edge nei Minor Threat. Da sempre appassionato del classico sound Black Sabbath, di certa tonante psichdelia e finanche del più pindarico jazz rock (tra i suoi chitarristi preferiti non fa fatica ad includere John McLaughlin), Wino conosce presto una seconda giovinezza in California, unendosi ai Saint Vitus che avevano da poco salutato il loro storico vocalist Scott Reagers. Correva l'anno 1986 ed il gruppo di Dave Chandler pubblicava uno dei suoi indiscussi capolavori per SST: Born Too Late. Nella prima metà degli anni 90, Scott fa però ritorno alla navicella madre. Rimette su la premiata ditta Obsessed, ancora una volta un power trio, con formazione logicamente rivoluzionata. Giunge addirittura ad incidere per una major - la Columbia - e a supportare alcune delle più blasonate formazioni nu metal e stoner (gli stessi Kyuss individuano in Wino un padre putativo). Ma Wino è destinato sempre a nuove sfide, ragion per cui, spentisi i fari della critica, il nostro torna a muoversi nell'underground più radicale, sempre dietro a nuove collaborazioni e a gruppi capaci di rinnovare l'interesse nell'hard-rock doom come Spirit Carvan ed Hidden Hand.

"Punctuated Equilibrium" (in uscita per Southern Lord a fine Gennaio) è il primo album solista di Wino ed è stato registrato da un'altra vecchia conoscenza di Washington DC, Jay Robbins (Government Issue, Jawbox, Burning Airlines). Facendosi aiutare da una sezione ritmica di tutto rispetto che prevede alla batteria Jean Paul Gaster (Clutch, The Bakerton Group) e Jon Blank (Rezin) al basso, il nostro colleziona ancora un tetro ed avvolgente lavoro fatto di riff sub-sabbathiani ed improvvisazioni al margine col jazz rock. John Coltrane e la Mahavishnu Orchestra del resto rimangono un pallino fisso di Wino. "Questo è stato il culmine di un sogno davvero antico, che si è realizzato " le parole di Wino non lasciano spazio ad ulteriori commenti: "una delle cose principali che ho imparato in vita mia è come raggiungere il successo, o meglio, come interpretarlo. Per me non ha nulla a che fare con la ricchezza e la gloria, quanto con l'impatto che puoi avere sulla vita di altre persone. La filosofia che mi guida dice che ho ricevuto un dono, un dono musicale che utilizzo per regalare felicità agli altri."
Wino sarà anche protagonista con la sua nuova band al festival Roadburn, che si terrà in Olanda nell'aprile del 2009 e i cui biglietti sono stati messi in vendita pochi giorni fa.
Uno dei più grandi rocker del nostro tempo è di nuovo qui.

21/11/08

Hart Gore - Mean Mans' Dream



Per chi vi ha assistito alle loro performance dal vivo sono un ricordo indelebile, nonostante negli ultimi 15 anni le produzioni discografiche in ambito estremo non siano certo mancate. I tre olandesi raccolti sotto il tenebroso cappello di Gore, sono stati a loro modo antesignani di un nuovo modo di intendere la musica chitarristica. Hanno spostato in avanti le lancette dell’evoluzione post-hardcore e metal, intessendo fittissime trame sonore. Tutto ciò accadeva nella prima metà degli anni ’90, quando il termine rock matematico era solo un'ipotesi nelle menti delle più avvedute firme della critica internazionale. Hanno folgorato la stessa Rollins Band ed infuriavano proprio nel periodo in cui No Means No e The Ex rappresentavano l’avanguardia nei circuiti di stretta osservanza hardcore/punk. Southern Lord paga pegno a questa fondamentale compagine, che avendo brutalizzato gli schemi della musica strumentale, si è guadagnata un ruolo da protagonista nella più spietata storia del rock indipendente. Monolitici e spesso avvezzi alla ripetizione armonica, i Gore hanno tracciato un sentiero di fondamentale importanza, accorciando le distanze tra la musica cosiddetta colta ed il più fangoso rock underground. Pionieri animati anche da una sana ironia, laddove anche le truculenti immagini che accompagnavano le loro copertine erano frutto di una passione smodata per l’art brut. Spiazzanti anche quando inserivano i testi dei loro brani nella busta del vinile, pur avendo mai utilizzato lo ‘strumento’ voce. Riesumati i nastri originali, i primi due album dei Gore hanno subito un importante processo di restauro. Il doppio cd che immortala la loro prima fase creativa contiene la bellezza di 43 tracce, in ragione del fatto che agli album originali sono state aggiunte significative composizioni inedite. Tornare su questi fragorosi luoghi per i pochi die-hard fans sarà un piacere sublime, per i nuovi adepti l’occasione di incrociare un satirico mostro a tre teste. Considerato lo status symbol raggiunto da nomi quali Don Caballero o Pelican, rimarrete sbigottiti di fronte alla lucida follia con cui i tre olandesi hanno confezionato la loro opera. Da qui all’eternità?

15/07/08

Ascend



Gentry Densley e Greg Anderson hanno ripetutamente incrociato le loro strade negli ultimi 15 anni. Entrambi originari di Seattle hanno contribuito con i rispettivi gruppi – Iceburn per Densley ed Engine Kid per Anderson – non solo a rinnovare la stantia scena grunge del Northwest, ma a ricreare fondamenta sperimentali in generi asfittici come l’heavy metal e l’hardcore. Per Anderson il capolavoro è riuscito doppiamente, essendo divenuto una delle menti dietro al progetto Sunn O))) e all’etichetta Southern Lord.

Ascend è l’occasione per rivisitare i loro più reconditi anfratti emotivi. Con la batteria tribale di Andy Patterson e l’organo di Steve Moore (membro aggiunto degli Earth, che contribuisce con il suo trombone ad ulteriori discese in un suono dark e vagamente jazzy) il disco assume connotati misteriosi e plumbei, quasi uno slo-core dalle vertigini black metal e psicotiche. Con peraltro tracce di dissipato folk apocalittico. Un capolavoro di perdizione “Ample Fire Within”, alla cui festa macabra partecipano anche ospiti del calibro di Kim Thayl (Soundgarden) e Bubba Dupree (dei leggendari punk di Washington Dc Void).

Disco Waves del mese su Blow Up di luglio, voto 8

“E’ questa di certo una musica di ricerca, sperimentale:
ma carnale, densa, impastata di riverberi blues.”
– voto 9 Rumore di luglio


08/05/08

Boris in Tour

Come vi avevamo già anticipato i tre giapponesi arrivano in Italia per tre date attesissime, dopo il successo di critica dell'ultimo album "Smile". Potrete assistere al loro eccitante show in queste tre città:

14 maggio MILANO Musicdrome
15 maggio ROMA Circolo degli Artisti
16 maggio RAVENNA Bronson

per informazioni: Hard Staff

07/05/08

War Metal Battle Master


"Oggi questo è il vero metal, High on Fire, Mastodon, Lair of The Minotaur rappresentano per il nuovo millennio quello che hanno rappresentato Metallica, Slayer e Megadeth per gli anni 80"
voto 8 RUMORE

"Heavy Metal al 100%"
voto 8,5 ROCKHARD

LAIR OF THE MINOTAUR
"WAR METAL BATTLE MASTER"
SOUTHERN LORD

03/04/08

Smile


Non più una semplice sensazione dalla terra del sol levante. I Boris si affermano a livello internazionale come una delle compagini musicalmente ed esteticamente più originali provenienti dal Giappone. Il nuovo album – pubblicato ancora dalla fida Southern Lord – presenta un approccio spiazzante al genere hard, incamerando influenze esterne che vanno dal pop giapponese alla musica per cartoni animati, senza in questo trascurare oscuri tributi all’hair-metal degli anni ’80. Un gruppo che rifugge ogni costrizione e che puntualmente batte la strada del rinnovamento, di album in album. “Smile” in questo non fa eccezione, ampliando ulteriormente lo spettro sonoro del gruppo, che spesso è riuscito a far convivere in un contesto unico elementi di rock anni ’70, drone music e rumorismo.

Le loro collaborazioni esterne ne sono riprova. Tutte frequentazioni di rango: dal maestro del power-electronics Merzbow a quello della psichedelica assolutista ed assurdista Keiji Haino, passando per i compagni di scuderia e fratelli di sangue Sunn O))). Dopo il prestigioso progetto col chitarrista dei Ghost Michio Kurihara (tra i guest del nuovo album) licenziato da Drag City, i tre sono nuovamente operativi a proprio nome, con l’idea di dare continuità alla propria ricerca nei meandri del sound più estremo. In questo si fanno aiutare da Stephen O’ Malley (Sunn O))) e KTL), che incrementa in maniera esponenziale il fuoco delle sei corde.

Dopo “Pink”, il loro album di maggior successo, i Boris si rimettono in discussione, sconvolgendo per vocazione i luoghi comuni della musica pesante. Tutto questo scegliendo metodologie atipiche, incuranti di cosa il mercato possa suggerire od imporre. Per creare musica che è diretta estensione della mente.

Imminente un esteso tour europeo a partire dal mese di aprile, con date chiave nei festival Roadburn (Olanda) e Borealis (Norvegia) e tre date italiane previste per il 14, 15 e 16 maggio.