21/01/09

The Drones, il nuovo album



Il nuovo album degli australiani Drones nasce in una casa nel mezzo alla foresta di Melbourne, nominalmente domicilio per la coppia Gareth Liddiard e Fiona Kitschin, rispettivamente cantante e bassista del gruppo, ambiente ideale in cui mettere mano al quarto album in studio dei Drones che vedrà la luce il 16 di febbraio 2009.

Giusto nel febbraio 2008 – nell’occasionale studio approntato nei pressi dell’inedita dimora rurale - Liddiard aveva iniziato a lavorare ad un manipolo di nuove canzoni, che avrebbero composto l’ossatura di "Havila". Due mesi più tardi a raggiungerli è il chitarrista Dan Luscombe, il volto nuovo della formazione, accompagnato dal batterista Michael Noga: iniziano le prove generali per le nuove composizioni, lavorando duramente nell’arrangiata sala prove, il che porterà il gruppo ad ottenere un suono se possibile ancora più scarno. L’ultimo tassello è fornito dal produttore Burke Reid, la persona che materialmente documenterà queste ardite session. E’ un album diverso per i Drones, un disco che vive di tumultuosi raga elettrici e di ballate drammatiche, un disco al solito carnale, fatto di passioni autentiche, per nulla stereotipato. E come si conviene ai classici del rock australe un disco senza tempo, moderno per certi aspetti, tradizionale per altri. Sentirete l’impeto delle grandi formazioni del post punk australiano, come l’eco per nulla filtrato dei grandi gruppi della terra dei canguri: dai Birthday Party – ovviamente – ai Beasts Of Bourbon. Circostanze che già da tempo hanno fatto dei Drones una delle formazioni più apprezzate negli States ed oltre manica. "Havila" è un disco pregno di riferimenti al rock più classico e narcotico, mettendo in fila echi del Neil Young più elettrico, dei Velvet come dello stesso Lou Reed solista, finanche dei Suicide. Le dieci canzoni che ascolterete sono quanto di più prossimo al Giardino dell’Eden evocato proprio dal biblico titolo. Benvenuti nell’Olimpo dei grandi.

Ecco il video di "The Minotaur", seconda traccia del nuovo disco


20/01/09

Official Secrets Act




E’ tempo che il pop assuma una nuova dimensione e la grossa responsabilità è anche sulle spalle di Official Secrets Act, nuova scoperta di One Little Indian. Space age pop dal piglio ricercatissimo, nulla che abbia a che fare con gli stereotipi dell’indie rock e l’immagine imbellettata dei nuovi divi d’oltremanica. Un giornalista influente come Steve Lamacq li ha già indicati come la band più erudita ascoltata da diverso tempo a questa parte, mentre il prestigioso The Guardian ha detto di loro che sono una formazione tutta anima e cuore. Niente calcoli dunque, perché stavolta la classe è innata, è un fattore genetico. Molteplici le loro influenze, in combinazioni spesso imprevedibili, un piatto ambizioso in cui le loro strutture mobili sono spesso sorrette da armonie delicatissime.

Nascono a Leeds Thomas Charge Burke (voce, chitarra), Lawrence James Diamond (basso, voce) e Alexander Dunlop MacKenzie (batteria, voce) e inizialmente si riuniscono attorno ad un nastro d’epoca di Marquee Moon dei Television ed cominciano a pianificare il proprio futuro. Il quartetto si completa pesto con l’arrivo di Michael Andrew Evans (il polistrumentista del gruppo: chitarra, harmonium, tastiera Roland e batteria). I quattro ragazzi si spostano a Manchester e passano con disinvoltura dall’ascolto dei Talking Heads a quello dei Vampire Weekend, attraverso numi tutelari dell’indie americano come Bright Eyes e Neutral Milk Hotel, influenze che possono fornire un’indicazione di massima sulla loro musica, forse uno degli esempi più fulgidi ed allo stesso tempo sfuggenti di pop contemporaneo. Una vena glam quasi spaziale, una sezione ritmica incalzante che evidentemente non ignora quanto scritto in ambito white-funk, soprattutto in patria. Ed un cantato austero, abbellito dagli intrecci vocali dei 3 uomini dietro al microfono. Tempo di apparire diffusamente sui palchi nazionali e già arrivano le prime conferme da parte di NME, Artrocker e Time Out. Il gruppo divide spesso il palco con altri nastri nascenti della canzone elettrica inglese come Thomas Tantrum e Pete And The Pirates, continuando ad accrescere la propria fama sul territorio. Una continua scalata che li porta a spalleggiare i ‘maestri’ Gang Of Four all’Offset Festival. Il loro imminente debutto “Understanding Electricity” (in uscita a fine marzo) sarà una scossa, per tutti gli ambienti pop alternative abituati ai soliti pasti precotti.

19/01/09

Lotus Plaza



Lockett Pundt è il secondo elemento dei Deerhunter in congedo. Una fuga artistica momentanea, così come accadde lo scorso anno per il frontman Bradford Cox che mise in piedi il fortunato progetto Atlas Sound. Lotus Plaza è lo pseudonimo utilizzato dal nostro per il disco di debutto "The Floodlight Collective", in uscita per Kranky il 23 di marzo. Siamo sempre dalle parti dellealle atmosfere meditabonde ed ambient del gruppo madre, quasi una deriva isolazionista del suono shoegaze, con ricordi ben impressi di quanto pubblicato da un’etichetta come 4AD nella seconda parte degli anni ’80 (si pensi a Cocteau Twins e This Mortal Coil). Ma aldilà della passione per il più etereo post-punk di marca inglese Lockett è interessato alle armonie vocali dei gruppi doo-woop e del Brill Building, il celebre palazzo sito a Broadway che ha ospitato i talenti di Phil Spector, Burt Bacharach e Neil Sedaka tra gli altri. Partecipa al disco il compagno di ventura Cox, che presta la sua voce al brano "Different Mirrors", uno dei passaggi più immediati del disco, debitore dell’inimitabile e primordiale Factory Sound generato dall’ingegnere Martin Hannett. Ma tutto l’album è un delizioso ibrido, muovendosi discretamente tra armonie vocali pop ed arrangiamenti che a seconda dei casi possono riportare alla mente kraut-rock, ambient e surf. Una produzione curata nei minimi dettagli, proprio in onore dei cosiddetti maghi da studio che da sempre hanno influenzato il carattere della musica contemporanea e pop. Un’esperienza che non si distacca radicalmente dai Deerhunter, ma che anzi ne amplifica aspetti per certi versi nascosti. Un campionario di canzoni che possono colpire a seconda dei casi per le loro subdole movenze o per rime eccentriche. Seguendo un ipotetico filo rosso che da Brian Wilson porta agli Animal Collective, da Phil Spector ai Jesus & Mary Chain. Come dire, alta classe!

16/01/09

Il video di Welcome Wagon



Il nuovo video per Don Vito Aiuto e sua moglie Monique tratto dal bellissimo "Welcome To The Welcome Wagon" prodotto da Sufjan Stevens e pubblicato dalla Asthmatic Kitty

MELODIE CHE SPRIGIONANO UN CALORE SCONOSCIUTO ALLA MAGGIORANZA DEI DISCHI INDIE, UNA INTIMITA' CONDIVISA E PIENA...E SUFJAN STEVENS, CERTO RILEVANTE SONICAMENTE, QUESTA VOLTA E' SOLO UNA COMPARSA. VITO E MONIQUE BASTANO E AVANZANO!" - BLOW UP

UN TRADEMARK CHE NON SAREBBE ESISTITO SENZA LA PRODUZIONE DI SUFJAN STEVENS CHE AGGIUNGE ALL’ALBUM GLI ELEMENTI CHE MANCAVANO, AFFINANDO LE CANZONI CON ARRANGIAMENTI MISURATI, EFFICACI, DAI TONI APERTI E DISTESI, ARMONIZZANDO LE IDEE MUSICALI IN UN DISOC DI SENSO COMPIUTO - JAM

DOVENDO SNOCCIOLARE QUALCHE OFFICIANTE, DIREI I LOW PIÙ ETEREI, LA PARTE MENO INFERVORATA DELLA COMBRICCOLA ELEPHANT 6, I POLYPHONIC SPREE OVVIAMENTE, POI IRON & WINE E APPUNTO MR. STEVENS. DETTO QUESTO, C’È APPUNTO LA SPECIFICITÀ DEL CASO IN QUESTIONE, OVVERO QUEL CERTO TALENTO CHE CONSENTE L’ACCADERE DI BALLATE COME HE NEVER SAID A MUMBLIN’ WORD, ROBA CHE NON SFIGUREREBBE AFFATTO NEL (ANZI AVVALOREREBBE IL) REPERTORIO DEI CALEXICO E FORSE UN PO’ ANCHE DEGLI STESSI LOW, COSÌ COME I AM A STRANGER FAREBBE LA GIOIA DEGLI PSEUDO-AMERICANI GOMEZ - SENTIRE ASCOLTARE

NON POTEVA MANCARE L’INCONFONDIBILE BANJO DI STEVENS NEL BRANO PIU’ EMOZIONANTE DEL LOTTO, I AM A STRANGER, UN CANTO ACCORATO CHE CRESCE LENTAMENTE, ESPLODE E SI FA SUSSURRO - ROCKERILLA

SUFJAN STEVENS HA DECISO DI METTERE MANO AL DEBUTTO DEL REVERENDO VITO AIUTO E DI SUA MOGLIE MONIQUE, MINISTRI DELLA CHIESA PRESBITERIANA DELLA RESURREZIONE. UNA DELLE PIU’ BELLE SORPRESE DI INIZIO ANNO - GQ

Alice Russell live on TV



Il video della performance live di Alice Russell a Canal Plus in Francia.

15/01/09

Maupa




La storia dei Maupa non è diversa da quella di numerosi gruppi di provincia, che durante e dopo il college si trovano a provare insieme, accomunati dalle stesse passioni, spesso anche extramusicali. Arrivano da Manchester e Blackburn e nel 2004 Iil oro debutto "The Minor Highs and The Major Lows" vede la luce per Necessary Records ed è un tripudio di gentilezze pop e richiami alla più romantica wave dei primi eighties. Adam Bishop (Moog, Piano, Organo), David Boon (voce, chitarra), Anthony Gibbons (batteria), Lorcan Moriarty (chitarra, tromba), Paddy Mckeown (chitarra, mandolino) e Matt Smithson (basso) tornano sul finire del 2008, con un lavoro che ancor di più evidenzia la loro caratura stilistica. "Run Run Sleep", è un disco d'altri tempi in cui troviamo un filo rosso che conduce al bucolico post punk alle armonie di casa Sarah Records, ai sofisticati arrangiamenti della scuola scozzese alla più morbida psichedelia in circolazione. In primavera saranno in tour alle nostre latitudini, ovviamente la preghiera è quella di non mancare ai loro avvolgenti show.

"Si muovono con eleganza in un rombo che comprende sicuramente i Led Zeppelin al loro picco folk, i Mercury Rev, i Cowboy Junkies e qualche altro autore dalla vibrazioni particolarmennte decise" - THE INDEPENDENT

"Questo sestetto di Accrington presta fede ad un unico giudizio: epica magnificenza. Un ascolto assolutamente mesmerico. Per troppo tempo questa formazione è rimasta tra i segreti meglio custoditi del nord-ovest. 'Run Run Sleep' è un'autentica gemma" - 8/10 NME

13/01/09

Madlib è The Beat Konducta - A Tribute To Dilla

Quando Madlib ha fatto seguito all’epocale Donuts di J Dilla – un lavoro che ha introdotto nuovi standard non solo nel mondo dell’hip-hop, ma anche in quello della musica ritmica tutta – con un concept interamente strumentale, una nuova serie ha preso forma all’interno del già sfavillante catalogo della californiana Stones Throw.
Beat Konducta, questo il marchio indelebile che campeggia nella nuova collana, di cui Madlib è cospiratore principe, spesso associato a complici di tutto valore. Il concetto è semplice, tutti i beats ed i campioni accumulati dal nostro in maniera spesso rudimentale, vengono accorpati formalmente in un album, seguendo un concetto comune. Sono autentici viaggi che prendono forma attorno alla produzione più ‘casalinga’ del nostro, quasi un diversivo rispetto alle avventure ufficiali che lo hanno visto protagonista dietro al banco di regia per il gotha della musica urban afro-americana: Ghostface, De La Soul, Talib Kweli e più recentemente Erykah Badu.
I primi due volumi della serie – Movie Scenes – rappresentavano una colonna sonora mentale, come un film che si svolgesse unicamente nella testa di Madlib. Viaggio totale con tappe in Africa – il versante più psichedelico dell’afro beat – nell’America – appunto – cinematografica della Blaxpoitation , in Sudamerica – tropicalismi ed emanazioni lisergiche di quella tribù facente capo ai vari Caetano Veloso, Gilberto Gil ed Os Mutantes – e forse anche in Italia (certo oscuro rock progressivo). Per la seconda tappa ci spostiamo in India, e più precisamente nei pressi della grande industria cinematografica locale: Bollywood, anno di grazia 1975.
Con Beat Konducta Vol. 5-6: Dil Cosby & Dil Withers, l’attenzione si sposta ai giorni nostri. L’omaggio – evidente sin dal titolo – è al compianto compagno di scuderia J Dilla, arguto ricercatore di rime e battiti. E’ una riflessione sul suo innato talento. Prendetelo come un tributo di cuore all’opera dell’uomo, una trasposizione ideale, una lettera aperta alla comunità hip-hop internazionale. Del resto fu lo stesso Madlib ad incoronare J Dilla come King Of The Beats. Niente esotismi questa volta, la strada da battere è quella urbana, contemporanei impasti sonori come pellicole che sfilano sullo schermo della nostra quotidianità. Beats da qui all’eternità.

“One of hip-hop’s finest, most cerebral craftsmen” - Rolling Stone

12/01/09

Il Nuovo Video Di Jim Jones Revue


Uno dei più esaltanti progetti garage-blues dell'anno appena trascorso, con il vocalist e leader dei mai troppo esaltati Thee Hypnotics.

JIM JONES E’ UN CANE BASTARDO. UNO CHE HA SCOPATO CON GLI SPIRITI E RESPIRATO LA CONDENSA DENTRO I CELLOFAN DEI VINILI DI STOOGES, BLUE CHEER E SONICS. CON GLI HYPNOTICS PRIMA, CON I BLACK MOSES DOPO. E’ ORA LA VOLTA DELLA SUA BAND PIU’ ROCK’N’ROLL. ROCK’N’ROLL MARCIO PER LA PRECISIONE - RUMORE

ALBUM REALMENTE ESPLOSIVO, PER IL QUALE LE QUATTRO STELLE NON SEMBRINO UN’ESAGERAZIONE - MUCCHIO

L’IMPROVVISATO QUADRILATERO MC5, SONICS, JERRY LEE, ELVIS HA TROVATO IN QUESTO DISCO UNA SOSTANZIOSA AREA - FREQUENZE INDIPENDENTI

C’E’ POCO TEMPO PER RILASSARSI, MAGARI GIUSTO QUELLO PER GUSTARSI UN NUMERO HONKY TONK COME ANOTHER DAZE…PER IL RESTO AVRETE TRA LE MANI UN DISCO FORSE SOPRA LE RIGHE MA ACROBATICO ED ESPLOSIVO COME POCHI - BLOW UP

MESSA SU IN APPENA QUARANTOTTO FORSENNATE ORE DI STUDIO, LA 'RIVISTA' A SUO NOME E' UN AUTENTICO SPETTACOLO PIROTECNICO, TRENTA MINUTI DI R'N'R PRIMITIVO, CRUDO, INCANDESCENTE E INCONTENIBILE COME UNA COLATA LAVICA - ROCKERILLA

Leadfinger



Stewart "Leadfinger" Cunningham suona rock'n'roll da oltre vent'anni, nella terra dei canguri si inchina a questa passione primordiale già dal 1985, frequentando nel corso degli anni alcune delle stelle del firmamento underground australiano. Tutto questo implica un discreto numero di album nonchè una miriade di esibizioni dal vivo. Brother Brick, The Proton Energy Pills, Asteroid B-612, Yes Men e Challenger-7 sono solo alcuni dei nomi cui il nostro ha prestato la sua arte. Con la sigla di Leadfinger, Stewart affronta un nuovo capitolo nella sua esaltante carriera, giocando per certi versi la carta solista. Come nella tradizione di altri musicisti celebri della sua terra, Cunningham vanta origini scozzesi (essendo nato a Glasgow) proprio come alcuni membri degli AC/DC, degli Easybeats e dei Men at Work. Si trasferisce a Sydney alla tenera età di 3 anni, forse aveva intuito tutte le potenzialità della scena locale, la sua è la scelta di un devoto, per natura. Ispirato da leggende locali quali Radio Birdman e The Celibate Rifles - come dagli antesignani del Detroit sound Stooges, MC5 e Sonic's Rendezvous Band - Stewart scopre in seguito anche le canzoni finemente scritte da Bob Dylan e dagli eroi degli eighties Replacements. La sua musica mette dunque insieme il meglio della selvaggia eredità australe, svelando anche inedite soluzioni pop, un ibrido che conquisterà gli operatori del settore indipendente di mezzo mondo, siano essi europei od americani, riprova ne sia la folta discografia con uscite per Dog Meat, Au-Go-Go, White Jazz, Estrus e Bang!.
Con "Rich Kids" il nostro continua a rovistare negli annali del rock'n'roll, senza con questo risultare un bieco imitatore. L'energia è quella dei tempi migliori, il titolo del disco un tributo ai grandi rockers del passato. Se ai vostri musicisti rock preferiti chiedete canzoni oneste, scosse da quell'energia primordiale, non guardate oltre: per questo scorcio di stagione avete già un ottimo indizio. Ora che il garage e proto-punk hanno finalmente raccolto i favori della critica più snob, è tempo di tornare ad indossare le luride vesti dell'originario rock australiano.

07/01/09

Night Horse



A volte è imbarazzante pensare a quanto fosse compromessa l'industria del disco a cavallo tra gli anni '80 e i '90, con tutti quei rockers di dubbio gusto coperti di lustrini e paillettes. Per fortuna arrivò il fangoso suono del Northwest - ed in particolare di Seattle - a ristabilire le distanze, riportando in auge i suoni cupi dell'hard seventies, e più in generale una condotta sobria e concreta. Pensiamo all'opera di traghettatori fondamentali quali i Soundgarden o delle dichiarate influenze settanta di interpreti diversi della cosiddetta scena alternative e metal, quali Rollins Band - da un lato - e Pantera dall'altro. I Night Horse arrivano da Los Angeles, luogo da sempre ascritto ai vertici del rock and roll internazionale, ma qui non c'è traccia di glamour. I nostri suonano un possente hard-rock, con tracce di boogie e southern, finanche tonante psichedelia. Non parliamo certo di esordienti assoluti, la spina dorsale del gruppo è composta da membri degli spiritati Ancestors, delizioso combo drone-metal da molti additato come naturale depositario del verbo-Sleep. La voce calda è quella di Sam James Velde, originariamente coi Bluebird, gruppo culto californiano con uscite per Dim Mak, tra l'altro apprezzatissimo da Dave Grohl dei Foo Fighters. La loro musica omaggia con decisione e grande personalità mostri sacri quali John Lee Hooker, Taste, primi Deep Purple, i Fleetwood Mac del periodo Peter Green e gli Allman Brothers, senza in questo mai risultare banalmente retrò. Semmai la portentosa miscela dei Night Horse può per intenti avvicinarsi a luminari contemporanei quali Harvey Milk, Down e Priestess. Il ricongiungimento ideale con il sound ancestrale dei settanta, in una dimensione più moderna e colorata. Di per sè un classico.

"If Sonic Youth had been immersed in an ocean of Allman Brothers inspiration, or Soundgarden had been steeped in late 60s Fleetwood Mac, then they might have turned out something like this. Night Horse take traditional blues-rock, spark it up with riotously noisy flashes and drag the rhythms through an early-90s grunge experience. Moreover, they're cohesive, charismatic and compelling." (Malcolm Dome, Classic Rock Magazine)

05/01/09

Fauna

Contrariamente allo spirito guerrafondaio e satanista di buona parte dei gruppi del circondario nord europeo, il nuovo black metal americano si impone per altre credenziali, lasciando da parte alcune pantomime adolescenziali ed abbracciando i culti pagani. Conservando in ciò un'attitudine decisamente punk, quasi filo-crassiana (la vita nelle comuni, il rifiuto degli organigrammi sociali). I Fauna che giungono dalla prolifica aria del Northwest che affaccia sull'oceano pacifico, intendono continuare questa giovane tradizione, avvicinandosi concretamente al suono ed all'immaginario di colleghi contemporanei quali Wolves In The Throne Room e Blood Of The Black Owl. Nel dettaglio i Fauna sono un duo piuttosto egocentrico, che al debutto sulla lunga distanza - dopo la classica sequela di cd-r con i quali si sono imposti nei circuiti più underground - intende mettere subito le cose in chiaro, con una marziale suite di oltre sessanta minuti. Il titolo è "Rain", proprio perchè si vanno a scomodare gli elementi primordiali. Il sublime rumore della pioggia che anima la foresta inaugura questa lunga ed ancestrale maratona, un sfondo ambientale sul quale si innestano voci in sottofondo ed atmosfere acustiche. Il tutto è preludio ad una sfuriata in puro stile black metal, in cui i Fauna vengono fuori alla distanza con piglio e personalità, facendosi per nulla tentare dai luoghi comuni del genere. Le classiche velocità mozzafiato come i tipici growls sono loro patrimonio genetico, ma l'aria di questa epica composizione implica anche influenze esterne ed astruse, che possono avere a che fare tanto con il folk apocalittico quanto con l'hardcore meno intransigente. L'urlo sciamanico dei Fauna sarà la vostra via di fuga da questi nuovi tempi corrotti.

19/12/08

Le nostre classifiche di fine anno











ROBERTO
Erykah Badu "New Amerykah: Part One (4th World War)" (Universal Motown)
Raphael Saadiq "The Way I See It" (Sony)
Menahan Street Band "Make The Road By Walking" (Daptone Records)
Karl Hector & The Malcouns "Sahara Swing" (Now Again)
Dusk + Blackdown "Margins Music" (Keysounds Recordings)
Seun Kuti "Many Things" (Tout Ou Tard)
Pete Molinari "A Virtual Landslide" (Damaged Goods)
Fuck Buttons "Street Horrrsing" (ATP Recordings)
Black Mountain "In The Future" (Jagjaguwar)
Wildbirds & Peacedrums "Heartcorem" (The Leaf Label)

musica del passato
Herbie Hancock "Hear O Israel" (Jonny)
Rodriguez "Cold Fact" (Light In The Attic)
Mary Queenie Lyons "Soul Fever" (Vampisoul)
Mulatu Astatke "Mulatu Of Ethiopia" (Worthy)
V/A "1970's Algerian Proto-Rai Underground" (Sublime Frequencies)

mixtapes
Santogold vs. Diplo "Top Ranking" (Mad Decent)
Dj Nuts "Embalo Joven" (Mochilla Ent.)
DJ/Rupture "Uproot" (The Agriculture)











LUCA
Portishead “Third” (Go Beat!)
Fuck Buttons “Street Horrrsing” (Atp)
Alexander Tucker “Portal” (Atp)
Tv On The Radio “Dear Science” (4ad)
Religious Knives “The Door” (Ecstatic Peace)
Black Mountain “In The Future” (Jagjaguwar)
The Black Angels “Directions To See A Ghost” (Light In The Attic)
Deerhunter “Microcastle” (4ad)
Bachi Da Pietra “Tarlo Terzo” (Wallace)
Spiritualized “Songs In A & E” (Castle)
Spring Heel Jack “Songs And Themes” (Thirsty Ear)
Sao Paulo Underground “The Principle Of Intrusive Relationships” (Aesthetics)
Exploding Star Orchestra “With Bill Dixon” (Thrill Jockey)
Karl Hector + The Malcouns “Sahara Swing” (Now Again)
Dusk + Blackdown “Margins Music” (Keysound)

Ristampe
Dennis Wilson “Pacific Ocean Blue” (Sony)
Suarasama “Fajar Di Atas Awan” (Drag City)
AAVV “Nigeria Disco Funk Special” (Soundway)












JACOPO
Bowerbirds “Hymns For A Dark Horse” (Dead Oceans)
Eddie Vedder “Ost: Into The Wild” (J-Records)
Welcome Wagon “Sufjan Stevens Presents…”(Asthmatic Kitty)
The Last Shadow Puppets “The Age Of The Understatement” (Domino)
Eli “Paperboy” Reed “Roll With You” (Q Division)
Pete Molinari “A Virtual Landslide”(Damaged Goods)
Billy Bragg “Mr Love & Justice-Solo Version” (Cooking Vinyl)
Anathallo “Canopy Glow” (Anticon)
Bodies Of Water “A Certain Feelings” (Secretly Canadian)
Rodriguez “Cold Fact” (Light In The Attic)















STEFANO
Black Mountain “In The Future” (Jagjaguwar)
The Black Angels “Directions To See A Ghost” (Light In The Attic)
Welcome Wagon “Sufjan Stevens Presents…”(Asthmatic Kitty)
Pete Molinari "A Virtual Landslide" (Damaged Goods)
Rodriguez "Cold Fact" (Light In The Attic)
Mary Queenie Lyons "Soul Fever" (Vampisoul)
Caparezza "Le Dimensioni Del Mio Caos" (Emi)
Radici nel Cemento "Il Paese di Pulcinella" (RNC Produzioni)
The Boomers "Fast & Bulbous" (Goodfellas)
The Fuzztones "Horny As Hell" (Electric Mud)















ROSSANA
*Rodriguez "Cold Fact" (Light In The Attic)
Bodies Of Water "A Certain Feeling" (Secretly Canadian)
David Byrne/Brian Eno "Everything That Happens Will Happen Today" (Everything That Happens)
Okkervil River "The Stand-Ins" (Jagjaguwar)
Pete Molinari "A Virtual Landslide" (Damaged Goods)
Quinn Walker "Laughter's An Asshole/Lion Land" (Voodoo-Eros)
Shearwater "Rook" (Matador)
Shelleyan Orphan "We Have Everything That We Need" (One Little Indian)
Sun Kil Moon "April" (Caldo Verde)
The Black Angels "Direction To See A Ghost" (Light In The Attic)
The Last Shadow Puppets "The Age Of The Understatement" (Domino)
The Melvins "Nude With Boots" (Ipecac)
Wovenhand "Ten Stones" (Sounds Familirye)

18/12/08

Nancy Wallace - Old Stories

Tra i generi ‘territorialmente’ più riconoscibili a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, il folk inglese è divenuto nel corso dei decenni un manifesto ‘etnico’ di proverbiale importanza. Un suono di riferimento, anche nel momento in cui scriviamo, negli stessi Stati Uniti, le reminiscenze bucoliche assieme ai tratti fortemente immaginativi di formazioni quali Pentangle, Fairport Convention, Steeleye Span e per certi versi Comus, hanno segnato pagine importanti nella storia di quello che è il pop contemporaneo. Affini per tradizione e carta d’identità a queste sintomatiche rappresentazioni, Memory Band già colpirono l’immaginario inglese e non con il debutto per Melodic, rappresentando un’alternativa moderna a quelle impressioni elettro-acustiche. Ora che la voce solista del gruppo Nancy Wallace debutta sulla lunga distanza – dopo aver destato più di un’impressione positiva con l’Ep Young Hearts EP del 2005 – anche i più scettici dovranno ricredersi sul valore di questa musa del modern folk. Old Stories che è figlio di composizioni originali vive di arrangiamenti semplici, suoni ‘sentimentalmente’ ricchi che si sposano alla perfezione con la sua voce estremamente duttile della nostra. Dopo averci deliziato con le sue performance al fianco di Memory Band ed in tempi più recenti con Owl Service – spettacolare formazione al debutto su Southern Records nel 2008 con A Gardland Of Song- la londinese Nancy ci sorprende per la purezza del suo timbro: un momento solenne!

‘ Da tempo considerata come una delle voci più autentiche del circuito folk, questo disco, come le sue esibizioni dal vivo, stabiliscono una invidiabile intimità con l’ascoltatore. Un debutto che lascia il segno ’ (Daryl Easlea, Mojo)

17/12/08

Dalek, il nuovo album su Ipecac in uscita a fine Gennaio


Parlare di Dalek come un gruppo hip hop atipico non è che renda giustizia al consolidato combo newyorkese. Sarebbe il caso di considerare la muraglia sonora dei nostri come la punta d'iceberg di quella collisione tra musica bianca e nera, portata finalmente a compimento. Il 2009 segna il prepotente ritorno in scena del duo con "Gutter Tactics", nuovamente licenziato da Ipecac, label che attitudinalmente sposa in pieno le istanze del gruppo. E' l'ennesima scorribanda suburbana, screziata sì dalle classiche bordate white-noise, ma spesso suscettibile al fascino di certa psichedelia e delle più immaginifiche colonne sonore di film underground. Disco di strada post-moderno, tra crude battute e sciabolate metalliche, seguendo quel percorso bi-polare che è ormai cifra stilistica di Dalek. E' quello che potremmo definire un disco di confine, proprio perchè ai margini di tutte le musiche estreme sembra oculatamente muoversi la coppia composta dal produttore Oktopus e dall'mc Dalek. Sin dagli esordi era evidente quanto ampia fosse la loro passione, per non parlare poi della conoscenza musicale, quasi un pozzo senza fondo. Del resto potevate immaginare un sedicente gruppo hip-hop a braccetto con i pionieri del kraut rock Faust? O magari perdersi a meraviglia tra i rivoli avant-jazz-metal dei nostrani Zu? Tutto questo si è consumato nella maniera più naturale, un fuoco di fila che ha fatto ricredere anche i rockers più intransigenti su quello che è il mestiere dei Dalek. Guastatori. Propriamente, con rime e riffs, tagli di vinile ed atmosfere claustrofobiche, che mai come in questo "Gutter Tactis" assumono dinamiche quasi docili, accompagnando classici scenari da ring infuocato. Questo è proprio un incontro di box, tra chi manipola e chi in origine prepara i piatti, perchè da buoni onnivori le influenze che i Dalek stendono sulla tavola sono così diverse, da una parte Black Sabbath, Melvins, My Bloody Valentine e Faust, dall'altra i bricolage vinilitici di Bomb Squad, Mobb Deep, Schooly D e Wu Tang.