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12/03/10

Madlib in Africa!



Inarrestabile Madlib! Come annunciato, le sue nuove uscite a cadenza mensile avranno un soggetto preciso di volta in volta. Il suo Medicine Show dopo la comparsata di Guilty Simpson ed il ritorno alle sonorità carioca del secondo volume, fa naturalmente tappa in Africa, laddove è iniziato tutto. Il terzo volume del Medicine Show è da leggersi anche come la quarta installazione della collana Beat Konducta, altra serie che ha foraggiato le doti di eccelso ricercatore passatista dello stesso Madlib. Scandagliando tra il solito innumerevole quantitativo di vinili – dimostrazione che il collezionismo è una scienza (quasi) esatta - ci sono 40 strumentali hip-hop che vanno a costituire una mixtape imperdibile che lascia fuori le ovvietà del caso, concentrandosi su campioni originali di musicisti provenienti da Zambia, Nigeria, Etiopia, Ghana, Botswana e Costa D’avorio. Non solo afro-beat, tra i solchi di queste autentiche rarità troverete anche gemme garage, prog-rock, funk e psych, segno della grande varietà delle fonti cui si attinge. In attesa dell’annunciato viaggio artistico in Jamaica – per il successivo capitolo di questa straripante saga – non resta che perdersi tra i solchi di questo eclatante assemblaggio.

Scarica due tracce da Beat Konduct In Africa:
Madlib - The Frontline (Liberation)
Madlib - African Voodoo Queen (Drama)

29/01/10

The Last Electro-Acoustic Space Jazz & Percussion Ensemble (Madlib) - Miles Away

Seguendo idealmente il filo rosso che aveva portato alla creazione di piccoli capisaldi del rare groove con Stevie (a sua eminenza Stevie Wonder) e Monk Hughes: A Tribute To Brother Weldon (per sua eccellenza Weldon Irvine), Madlib inaugura un’inedita sigla personale come The Last Electro-Acoustic Space Jazz & Percussion Ensemble pagando pegno ad alcuni degli artisti jazz che maggiormente hanno contribuito alla sua formazione artistica. E’ come aprire un enorme file dati pur di attingere alle fasi più calde del jazz creativo, facendo viaggiare corpo ed anima attraverso la spiritualità dei seventies e le innovazioni del post-bop.
Dopo gli exploit di Yesterday’s New Quintet Madlib s’imbarca in quello che è forse il suo progetto più ambizioso. E lo fa con un passo ed una naturalezza che hanno dell’eccezionale. Migliaia di miglia lontano dai producers neri contemporanei, Miles Away è così un’altra disamina coraggiosa del suono Impulse!/Blue Note, ma anche un’indagine sul lavoro non meno prezioso di indipendenti quali Tribe o Strata East.
Una fusion umana, in cui le macchine hanno la loro buona responsabilità in fase di post-produzione, ecco come etichettare Miles Away, vero e proprio cortocircuito temporale contenuto nella preziosa copertina di Radek Drutis. Tra un omaggio a Coltrane/Sanders, uno al grande organista Larry Young ed un altro al trombonista di Detroit Phil Ranelin il disco scorre in un continuum estatico, roba da far accapponare la pelle. Deep jazz is now!

21/12/09

Strong Arm Steady - Stoney Jackson (Produced by Madlib)

La collaborazione tra Madlib e Strong Arm Steady è frutto di un vero e proprio flusso di energia, dopo oltre sei mesi di certosino taglia e cuci Stoney Jackson è realtà, travolgente essenza hip hop moderna. Sulla stregua di progetti altrettanto definitivi come il Jaylib del 2003 (assieme al compianto J. Dilla) ed il Madvillain del 2004 (assieme a Doom), Stoney Jackson è in tutto e per tutto una produzione da ascriversi al genio di Madlib. Il produttore che ha confezionato 14 esclusivi beats per l’album, passa il testimone al fido collaboratore J. Rocc – uno dei dj più in vista al momento - che smista al centro per Krondon e Phil Da Agony, due mc già ascoltati in numerosi mixtape – proprio con la sigla di Strong Arm Steady – e cruciali nella riuscita di Liberation, collaborazione a quattro mani tra Talib Kweli e Madlib.
Lo stesso Talib Kweli assieme a Guilty Simpson e ad un manipolo di altri talenti del rap made in Los Angeles, prestano carattere ed ugola a questo strabordante progetto. E’ il ritorno deciso di Madlib ad un sentire tipicamente hip-hop e sarà il preludio alla grande collaborazione – liberamente ispirata ad Oj Simpson – che il nostro sta mettendo in piedi con Guilty Simpson.
Considerando che Strong Arm Steady, attraverso canali totalmente indipendenti, ha complessivamente venduto 200 mila copie dei suoi precedenti mix-tapes, è lecito attendersi per queste 14 tracce un vero e proprio tripudio. Sas che vantano anche passate collaborazioni con Juvenile, Xzibit e Dilated Peoples, saranno presto in tour, con un’apparizione al Rock The Bells e date selezionate in compagnia di Talib Kweli. Soul 4 Real!

Scarica il singolo Best Of Times in MP3

02/10/09

Oh No presents: Ethiopium - nuova uscita Stones Throw

Dopo la Turchia - il rock psichedelico dell’Anatolia rivisto e corretto, sminuzzato – condito attraverso spezie greche, italiane e libanesi - ed offerto attraverso un incessante martellare di breakbeat – Oh No visita virtualmente un'altra grande terra foriera di ispirate tradizioni musicali. Siamo in Etiopia per questo nuovo esperimento sul suono curato dal minore dei fratelli Jackson (l’altro è Madlib ovviamente). I dischi li fornisce un grande collezionista come Egon, che da sempre ha avuto le mani in pasta nelle più intime faccende della californiana Stones Throw. L’album sarà pubblicato nella versione integrale a novembre, contemporaneamente all’omonimo caffè Ethiopium, che l’etichetta di Los Angeles lancerà più per vezzo promozionale che non per finalità strettamente commerciali.

Come al solito è un florilegio di suoni ed idee geniali a trionfare sulla scena, la brillantezza di Oh No non è solo nella tecnica dell’assemblaggio, ma nel gusto in cui anche i più coraggiosi degli accostamenti sembrano trovare un senso compiuto, una logica di appartenenza. Tenendo conto di quegli strepitosi anni 60 e 70, la musica etiope viene saccheggiata nei suoi più eclettici momenti, con dosi importanti di funk, jazz, soul, psichedelia e folklore locale. Un disco prettamente strumentale, se si esclude qualche vezzo locale tagliato finemente per l’occasione, quasi come un campione impazzito od un’allucinogena ciliegina sulla torta.

E’ un disco che può rapire i più smaliziati ricercatori di incredibile strange music come i patiti del turntablism, ma in generale tutti coloro che adorando la musica del passato vogliono vederla trasposta – con piglio documentaristico - su una pellicola dei giorni nostri.

08/04/09

Madlib in Italia!

Re::Life e 24Carat, in collaborazione con Goodfellas, presentano:
MADLIB + J.ROCC
Uno dei volti più noti del catalogo Stones Throw in due dj set esclusivi per l'Italia. Accompagnato - in apertura - dal funambolo dei giradischi J.Rocc

Giovedi 14/05/2009 - Roma - Circolo Degli Artisti
Venerdi 15/05/2009 - Milano - Spazio Maderna

Otis Jackson Jr., in arte Madlib, è senza alcun dubbio l’artista più autorevole e rappresentativo del suono black contemporaneo. Una definizione necessariamente sfuggevole, viste le molteplici e sorprendenti forme che la sua ispirazione musicale riesce ad incarnare. Produttore ipertrofico e multi-dimensionale, Madlib è cresciuto in una famiglia di melomani (suo zio è il noto jazzista John Faddis) appassionati di soul, jazz e funk. Durante l’adolescenza è però la grammatica hip hop a conquistare la sua applicazione maniacale: in breve trasforma lo studio di registrazione (ribattezzato Bomb Shelter) nel suo habitat naturale; attorno a quel suono asciutto, grezzo e analogico finisce per raccogliersi gran parte della scena underground californiana di fine anni ’90, e il suo nome diventa sinonimo di un rinascimento in grado di spingere avanti le inflessibili regole della old-school.
Due i tratti salienti del suo stile: la prospettiva temporale (la capacità di proiettare nel futuro le accecanti intuizioni dei pionieri neri) e l’approccio povero ai suoni (rifiuta di ‘quantizzare’ la musica su un pc, utilizzando solo macchine e campionatori di vecchia tecnologia). Uno sguardo allucinato e onnivoro che lo porta di volta in volta a rileggere (e piegare come un alchimista) le musiche di Bollywood, samba e batucada, Stevie Wonder, il jazz esoterico di fine ‘60, il roots&dub giamaicani, il catalogo Blue Note, il suono broken beat londinese. Nei panni di DJ ha già fatto impazzire mezzo mondo, ivi compreso il Wu-Tang Clan in occasione di un party privato per i Grammy Awards. Il suo ultimo disco (“Beat Kondukta Vol. 5-6”) prodotto proprio insieme a J.Rocc e come sempre edito dalla label cui è legato a filo doppio, la Stones Throw, è un meraviglioso omaggio al collega e amico J Dilla, un florilegio di citazioni soul e jazz assemblate dal tocco magico del Re Mida dei produttori contemporanei.

Assieme a lui, sul palco del Circolo, il DJ ufficiale della Stones Throw, l’unico e inimitabile J.Rocc. Già membro fondatore dei seminali Beat Junkies, vince assieme a quel collettivo ogni dj competition possibile tra il 1997 e il 1998, per poi decidere di ritirarsi dalle sfide e dedicarsi a tempo pieno alla musica. Vedere J.Rocc ‘suonare’ i dischi dal vivo è un’esperienza ai confini dell’indicibile: il suo incontestabile virtuosismo, infatti, non è mai sterile esibizione d’ego ma, piuttosto, perizia tecnica al servizio della musica. Con J.Rocc è sempre la musica infatti a sedere in prima fila: soul, hip hop, reggae, funky-carioca, soundtrack italiane, non fa differenza: tra le sue mani la selezione prende sempre forma e vita propria, ricca di citazioni ludiche e uno spiccato gusto per l’intrattenimento.


13/01/09

Madlib è The Beat Konducta - A Tribute To Dilla

Quando Madlib ha fatto seguito all’epocale Donuts di J Dilla – un lavoro che ha introdotto nuovi standard non solo nel mondo dell’hip-hop, ma anche in quello della musica ritmica tutta – con un concept interamente strumentale, una nuova serie ha preso forma all’interno del già sfavillante catalogo della californiana Stones Throw.
Beat Konducta, questo il marchio indelebile che campeggia nella nuova collana, di cui Madlib è cospiratore principe, spesso associato a complici di tutto valore. Il concetto è semplice, tutti i beats ed i campioni accumulati dal nostro in maniera spesso rudimentale, vengono accorpati formalmente in un album, seguendo un concetto comune. Sono autentici viaggi che prendono forma attorno alla produzione più ‘casalinga’ del nostro, quasi un diversivo rispetto alle avventure ufficiali che lo hanno visto protagonista dietro al banco di regia per il gotha della musica urban afro-americana: Ghostface, De La Soul, Talib Kweli e più recentemente Erykah Badu.
I primi due volumi della serie – Movie Scenes – rappresentavano una colonna sonora mentale, come un film che si svolgesse unicamente nella testa di Madlib. Viaggio totale con tappe in Africa – il versante più psichedelico dell’afro beat – nell’America – appunto – cinematografica della Blaxpoitation , in Sudamerica – tropicalismi ed emanazioni lisergiche di quella tribù facente capo ai vari Caetano Veloso, Gilberto Gil ed Os Mutantes – e forse anche in Italia (certo oscuro rock progressivo). Per la seconda tappa ci spostiamo in India, e più precisamente nei pressi della grande industria cinematografica locale: Bollywood, anno di grazia 1975.
Con Beat Konducta Vol. 5-6: Dil Cosby & Dil Withers, l’attenzione si sposta ai giorni nostri. L’omaggio – evidente sin dal titolo – è al compianto compagno di scuderia J Dilla, arguto ricercatore di rime e battiti. E’ una riflessione sul suo innato talento. Prendetelo come un tributo di cuore all’opera dell’uomo, una trasposizione ideale, una lettera aperta alla comunità hip-hop internazionale. Del resto fu lo stesso Madlib ad incoronare J Dilla come King Of The Beats. Niente esotismi questa volta, la strada da battere è quella urbana, contemporanei impasti sonori come pellicole che sfilano sullo schermo della nostra quotidianità. Beats da qui all’eternità.

“One of hip-hop’s finest, most cerebral craftsmen” - Rolling Stone