Scarica due tracce da Beat Konduct In Africa:
Madlib - The Frontline (Liberation)
Madlib - African Voodoo Queen (Drama)
Seguendo idealmente il filo rosso che aveva portato alla creazione di piccoli capisaldi del rare groove con Stevie (a sua eminenza Stevie Wonder) e Monk Hughes: A Tribute To Brother Weldon (per sua eccellenza Weldon Irvine), Madlib inaugura un’inedita sigla personale come The Last Electro-Acoustic Space Jazz & Percussion Ensemble pagando pegno ad alcuni degli artisti jazz che maggiormente hanno contribuito alla sua formazione artistica. E’ come aprire un enorme file dati pur di attingere alle fasi più calde del jazz creativo, facendo viaggiare corpo ed anima attraverso la spiritualità dei seventies e le innovazioni del post-bop.
La collaborazione tra Madlib e Strong Arm Steady è frutto di un vero e proprio flusso di energia, dopo oltre sei mesi di certosino taglia e cuci Stoney Jackson è realtà, travolgente essenza hip hop moderna. Sulla stregua di progetti altrettanto definitivi come il Jaylib del 2003 (assieme al compianto J. Dilla) ed il Madvillain del 2004 (assieme a Doom), Stoney Jackson è in tutto e per tutto una produzione da ascriversi al genio di Madlib. Il produttore che ha confezionato 14 esclusivi beats per l’album, passa il testimone al fido collaboratore J. Rocc – uno dei dj più in vista al momento - che smista al centro per Krondon e Phil Da Agony, due mc già ascoltati in numerosi mixtape – proprio con la sigla di Strong Arm Steady – e cruciali nella riuscita di Liberation, collaborazione a quattro mani tra Talib Kweli e Madlib.
Dopo la Turchia - il rock psichedelico dell’Anatolia rivisto e corretto, sminuzzato – condito attraverso spezie greche, italiane e libanesi - ed offerto attraverso un incessante martellare di breakbeat – Oh No visita virtualmente un'altra grande terra foriera di ispirate tradizioni musicali. Siamo in Etiopia per questo nuovo esperimento sul suono curato dal minore dei fratelli Jackson (l’altro è Madlib ovviamente). I dischi li fornisce un grande collezionista come Egon, che da sempre ha avuto le mani in pasta nelle più intime faccende della californiana Stones Throw. L’album sarà pubblicato nella versione integrale a novembre, contemporaneamente all’omonimo caffè Ethiopium, che l’etichetta di Los Angeles lancerà più per vezzo promozionale che non per finalità strettamente commerciali.
Come al solito è un florilegio di suoni ed idee geniali a trionfare sulla scena, la brillantezza di Oh No non è solo nella tecnica dell’assemblaggio, ma nel gusto in cui anche i più coraggiosi degli accostamenti sembrano trovare un senso compiuto, una logica di appartenenza. Tenendo conto di quegli strepitosi anni 60 e 70, la musica etiope viene saccheggiata nei suoi più eclettici momenti, con dosi importanti di funk, jazz, soul, psichedelia e folklore locale. Un disco prettamente strumentale, se si esclude qualche vezzo locale tagliato finemente per l’occasione, quasi come un campione impazzito od un’allucinogena ciliegina sulla torta.
E’ un disco che può rapire i più smaliziati ricercatori di incredibile strange music come i patiti del turntablism, ma in generale tutti coloro che adorando la musica del passato vogliono vederla trasposta – con piglio documentaristico - su una pellicola dei giorni nostri.
Re::Life e 24Carat, in collaborazione con Goodfellas, presentano:
Quando Madlib ha fatto seguito all’epocale Donuts di J Dilla – un lavoro che ha introdotto nuovi standard non solo nel mondo dell’hip-hop, ma anche in quello della musica ritmica tutta – con un concept interamente strumentale, una nuova serie ha preso forma all’interno del già sfavillante catalogo della californiana Stones Throw.