Visualizzazione post con etichetta Thurston Moore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Thurston Moore. Mostra tutti i post

01/12/09

MV & EE


Non serve molto in quella vecchia mansione in una provincia americana abbandonata da Dio. Li chiamano moderni primitivi, in realtà è gente che ha raggiunto la pace dei sensi. Loro sono dei veterani di quello che banalmente viene identificato come free-folk. In realtà sono i figli lunatici di Neil Young, i nipoti confusi di John Fahey, i parenti più consapevoli di Jerry Garcia. Matt “MV” Valentine ed Erika “EE” Elder danno un seguito al disco del 2008 "Drone Trailer", tornando alla Ecstatic Peace del santone Thurston Moore, con un album meravigliosamente sospeso tra lisergica elettricità e soave irriverenza acustica. Si chiama "Bar Nova" ed è forse la loro più lucida avventura nel reame della psichedelica asciutta. Sembra quell’American Beauty di matrice californiana o pure quel west coast sound inevitabilmente contaminato dalle scorie del progresso (in)civile. Un’idea di bellezza assalita dai mostri urbani, ma che rimane ancora autentica, innovativa nel suo scivolare nella memoria più antica. Questo è forse il loro disco più compiuto, che tra l’altro potrebbe assomigliare ad una più consistente versione dei tardi Royal Trux, in un malaticcio gioco di schermaglie pop. Il duo è raggiunto per "Bar Nova" da Doc Dunn e Mike Smith (rispettivamente Rickenbacker 4001 e voce), da Jeremy Earl dei favolosi Woods (voce e batteria) e dal grande vecchio J Mascis (batteria, chitarra), che spesso si è anche unito dal vivo a MV & EE. Un disco senza tempo e proprio per questa ragione da iscriversi nella lista dei classici istantanei della stagione. Non una dichiarazione d’indipendenza, nemmeno la pretesa di rinnovare le viziose abitudini di ciò che un tempo si intendeva come rock, solo un onesto e bellamente visionario percorso a ritroso, un chiudere gli occhi per un’ennesima esperienza sensitiva. Bello sciogliersi nell’acido della più rurale pop music.

18/11/08

Paul Flaherty - Bill Nace - Thurston Moore



Il sassofonista Paul Flaherty appartiene alla categoria di jazzisti radicali che riconosce in Albert Ayler, John Gilmore, Peter Brotzmann ed Arthur Doyle i suoi padri putativi. Già attivo sulle scene nella seconda metà degli anni ’70 (con il gruppo impro-jazz-rock Orange) il nostro ha continuato per tutti gli anni ’80 e ’90 ad imperversare nella locale scena di Northampton, Massachusetts, in tempi più recenti accompagnato dal batterista Chris Corsano.

Bill Nace può a ragione essere considerato tra gli antesignani di quello che oggi comunemente chiamiamo noise, il suo morboso approccio chitarristico ha segnato molte uscite indipendenti, fossero di estrazione più rumorista o vagamente weird-folk, tanto è vero che il suo nome è stato associato a quello di Wooden Wand (depositari della più bucolica e spettrale tradizione psichedelica americana) e Chris Spencer (polistrumentista dall’approccio sinceramente intimidatorio).

Il trio si completa con Thurston Moore alla chitarra, figura sempre avvezza alla sfida e vero e proprio magnate con la sua Ecstatic Peace per tutta una scena sotterranea, che spesso ha aggredito le convinzioni del mainstream. Flaherty e Moore si erano già messi in società con Chris Corsano, sia in trio che in quartetto (con l’aggiunta di un secondo sassofono, quello di Wally Shoup). Lo stesso Bill Nace aveva incontrato Moore ripetutamente, mettendo in piedi il ritualistico duo impro Northampton Wools, del quale si attende a breve un album per Ecstatic Peace.

Sono tre i brani venuti alla luce in questa session (titoli espliciti come “sex”’ “drugs” and “lavender”), uno di breve durata, due decisamente lunghi. E’ un primo esempio di quanto abbia potuto creare il trio, assolutamente libero da costrizioni di sorta e capace di immolarsi nel regno della più energica e bruciante free music.


30/09/08

Religious Knives




Le lunghe e dolenti note di Brooklyn After Dark aprivano il loro primo album per Troubleman Unlimited, una delle più stilose indipendenti della costa est, gemellata con il marchio dance culto Italians Do It Better. L'occhio lungo del boss Mike Simonetti era arrivato a cogliere le movenze di questo giovane trio locale, le cui musiche con fascino e propensione tutta urbana sembravano echeggiare la migliore psichedelia californiana. In realtà i Religious Knives erano formazione di casa, con altre sigle si erano già fatti largo nelle spire dell'underground locale, realizzando documenti sonori ben più tetri e distaccati. Maya Miller e Mihael Bernstein si incontrano a New York 10 anni fa, la prima formazione cui danno vita sono i Double Leopards, misterioso combo dedicato ad un artistico e melmoso drone-rock, più prossimo all'idea di rumorismo che non ad una qualsiasi forma canzone. Un rito antico, che possiamo in qualche maniera riportare ai Velvet Underground, altezza Sister Ray. Nel 2005 i Religious Knives sono la nuova fenice, il duo progressivamente si affranca da una dolorosa esperienza mistica, orientandosi verso nebulose psych-rock, che in maniera prepotente descrivono la nuova impennata di un genere che dopo la cultura delle droghe dei 60/70, conosce una canalizzazione più severa, urbana. La strada è il luogo dell'esperienza lisergica, il sogno americano definitivamente tramontato, l'onda lunga della crisi finanziaria, il sangue che si scioglie in dementi danze lisergiche. Mai gruppo fu più attuale. Nel 2006 entra in pianta stabile un altro ragazzo terribile dei bassifondi newyorkesi, risponde al nome di Nate Nelson. Si divide tra batteria, percussioni e basso elettrico, in principio il suo ruolo era quello del terrorista sonico, tanto che i suoi Mouthus sono a ragione considerati tra i gruppi cardine del movimento noise americano, alla stessa stregua di Wolf Eyes e – per altri versi – Black Dice. Queste arcaiche danze mortuarie iniziano ad assumere un aspetto delirante, tribale è la musica dei Religious Knives, ancora costruita attorno al concetto di reiterazione. L'organo di Maya Miller diviene ben presto l'elemento caratterizzante del gruppo, come un Ray Manzarek dall'inferno. E addirittura i Doors del re lucertola sembrano materializzarsi all'orizzonte, quando ripetutamente scorrono nel lettore cd i loro dischi per Troubleman e No Fun (l'etichetta di un altro personaggio culto della nuova New York, Carlos Giffoni, organizzatore dello stesso No Fun Fest che vedrà protagonisti i Religious Knives). Poi il sogno sbiadito del kraut rock, i possenti ghirigori ritmici di una jamaica marziana così come illustrati dai P.I.L. di Second Edition, futurismo primitivo, avete indovinato... C'è stata anche la gavetta con i cd-r per la loro personalissima Heavy Tapes, ma ora i tre entrano una nuova dimensione, c'è un produttore artistico – Thurston Moore – ed uno esecutivo – Justin Pizzoferrato (uno che recentemente ha lavorato con Sonic Youth, Dinosaur Jr e Free Kitten) – un nuovo album da promuovere – The Door per un marchio importante quale Ecstatic Peace – ed una nuova sfida da lanciare al mondo, senza essere per nulla sprezzanti. La cosiddetta new weird America riparte da qui.

"In a land far, far from the confines of the A-A-B-A song format lies a different form of organization: The Mantra. Religious Knives mine this never-ending pit for all it's worth, digging greedily until there's little room left for human life.." TINY MIX TAPES

10/06/08

SYR 8 'Andre Sider Af Sonic Youth'

Esce il 28 Luglio la nuova installazione della Sonic Youth Records, la collana che parallelamente alle uscite major del gruppo newyorkese, ne indaga gli aspetti più sperimentali, abbracciando la continuità dei primi progetti della band, figura emblematica nella New York del dopo punk e del riscatto della no-wave.
La serie – dichiaratamente di ricerca – vive di momenti per lo più strumentali (memorabile il doppio Goodbye 20th Century in cui i nostri omaggiavano i grandi compositori ed i minimalisti del ‘900) e nel suo ottavo episodio si presenta nell’unico formato digitale.
Il disco presenta nella sua interezza la performance dal vivo a titolo 'Other Sides of Sonic Youth' , immortalata nel corso del celeberrimo festival danese Roskilde. Era il 2005 e per l’occasione la formazione era estesa a quintetto con la presenza del produttore/chitarrista Jim O’ Rourke, che andava a serrare i ranghi della storica line-up. Ancora più estrema la scelta dei collaboratori occasionali che in quella circostanza calcarono il palco con Thurston Moore e soci: da un parte il furente sassofonista svedese Mats Gustafsson (che molti avranno apprezzato nel progetto più rock-oriented The Thing), dall’altra il mago nipponico dei power-electronics Masami Akita, meglio noto come Merzbow.
La performance consta di un singolo brano, per la durata di circa 60 minuti, un proscenio ideale per le doti improvvisative dell’inedito gruppo, che progressivamente aggiunge e sottrae elementi, fino a lasciare lo stesso Merzbow come unico attore protagonista sul palco.
Un esperienza mozzafiato, per tutti gli astanti e per coloro che torneranno ad assaggiare tra le mura domestiche questa esenziale evoluzione tra rumorismo, psichedelia e sound art.

21/05/08

Too Old To Die Young



Dopo il debutto del 2006 che ha conquistato perentoriamente le cronache di Rolling Stone, Vice, NME, Q e Harp, i Tall Firs tornano in pista con un'altra eccezionale raccolta di canzoni, in bilico tra sussurri psichedelici ed una cristallina penna pop. Per l’occasione i due fondatori David Mies e Aaron Mullan sono stati raggiunti dal batterista a tempo pieno Ryan Sawyer, un elemento di spicco che ben si è saputo amalgamare negli schemi del neo-trio.

Sotto l’ala protettrice della Ecstatic Peace di Thurston Moore i Tall Firs confezionano un disco fatto di canzoni, autentiche, la cui origine si può intravedere nella distanza siderale delle grandi praterie americane. Non un ipotesi concreta di suono urbano – nonostante il quartier generale del gruppo sia proprio a Brooklyn, New York – bensì un omaggio a quel paese/stato bucolico, attraverso un retaggio musicale che prevede stramberie folk, echi west coast e scampoli di rock acido. Alla ricerca della melodia perfetta, del riff che possa imprimere il giusto twist, sulla scia di un Tom Verlaine o di un Lou Reed. Poesia, elettricità, semi-balalte acustiche, ingredienti che odorano di una nuova classicità e come per incanto i Tall Firs si impongo come crooner del nostro tempo. Una musica che è uno scritto, un saggio sull’America rurale.

Potete ascoltare qualche assaggio, oltre che sul loro myspace, anche sul sito della band, dove trovate una serie di brani, in studio e live, in streaming gratuito.

22/04/08

EXTRA ACTION & EXTRA HARDCORE


E' uscito da qualche giorno in Italia il DVD "Extra Action and Extra Hardcore ", documento che rende giustizia ad uno dei più trasgressivi cineasti della New York Underground.
La fotografia di Richard Kern è reale e si insinua nella vita quotidiana di giovani donne che mostrano la loro disarmante sessualità senza trucchi di scena.
Una Produzione che si fa largo nel mondo dell'adult-entertainment grazie a contenuti espliciti e per nulla mediati.
Le musiche che accompagnano la pellicola sono esclusiva di Thurston Moore e sono state composte appositamente per questa opera.

Ad arricchire il tutto ci pensano una serie di cortometraggi inediti realizzati dallo stesso Kern tra la metà degli anni '80 e l'inizio dei '90, short movies musicati tra gli altri dai Sonic Youth.

questi i titoli:
- The King of Sex
- Pierce
- Scooter and Jinx
- Catholic
- Nazi
- Goodbye 42nd Street