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19/02/10

Jaguar Love - Hologram Jams (Fat Possum)


Gabriel Garcia Marquez with a synthesizer. Sulla pagina del loro My Space è questo l’urlo di battaglia – o lo spunto promozionale se preferite – di Jaguar Love, che dopo aver scosso le coscienze di migliaia di kids americani con il debutto per Matador, bissano per Fat Possum col nuovo disco Hologram Jams. Chi è familiare con i suoni della band non rimarrà certo deluso di fronte a questo ennesimo – strategico – attacco synth wave.
Salutato il talentuoso J Clark, Cody Votolato (sì, proprio lui, l’ex-Blood Brothers) e Johnny Whitney decidono che è meglio proseguire nelle vesti di duo. Anche se – chiariamolo subito – dal vivo saranno accompagnati da un batterista in carne ed ossa.
Dietro a questo drastico passo il desiderio di ampliare gli orizzonti della band, pur definendo una regola: l’integrazione tra gli elementi della dj culture come della stessa dance music con il rock indipendente. Proprio in questo momento si materializza l’offerta da parte del management per aprire due date dei Nine Inch Nails. Lo stress è enorme, ma è anche l’occasione di rodare il nuovo assetto, scelta che si rivelerà assai felice, considerando che la nuova unità produce qualcosa come 9 pezzi in una manciata di settimane.
Aldilà delle storie orribili che si sentono sul conto di Trent Reznor e compagnia le due apparizioni si risolvono per il meglio, con un insperato successo di pubblico. Ma è tempo di muoversi, la nuova vena creativa non può essere arginata e ci vuole nuovo supporto da qualcuno che creda incondizionatamente nel progetto. Matador si chiama fuori, pensando ad un ridimensionamento della band. I Jaguar Love vengono così approcciati da Fat Possum all’indomani di una folle esibizione alla celebre kermesse dell’Arizona SXSW. Come dire, la madre di tutte le festività indie…
I nuovi brani sono esplosivi, ve ne renderete conto immediatamente. Si spinge sull’acceleratore e la vena synth punk del gruppo spicca imperiosa. A briglia sciolta verso il futuro dunque. Ed oltre alle nuove scoppiettanti proposte anche una rilettura coi fiocchi di quella Take Another Piece of My Heart già portata al successo da Janis Joplin. Un amalgama - suscettibile a variazioni - di Daft Punk, New Order e Black Flag.. Così parlano del nuovo album i diretti interessati. Se avete ancora qualche dubbio sulla bontà del progetto non dovrete far altro che immergervi in questa scanzonata epopea della più rovinosa wave!

22/04/09

The Crocodiles - Summer Of Hate


Crocodiles - Refuse Angels from christin turner on Vimeo.

La casa del blues è ora più ampia, dalle parti di Oxford, Mississippi, Fat Possum ha deciso di ampliare sensibilmente i propri orizzonti, tirando a sé formazioni che dell’elettricità hanno fatto un manifesto, pur venendo da un clima tipicamente indie. Dopo aver pubblicato per gli States il prossimo fenomeno ‘da copertina ’ Wavves, tocca ai Crocodiles creare un ponte tra i seguaci della musica del diavolo ed i più ‘arrendevoli’ sognatori dell’orizzonte rock indipendente. E di primo acchito i Crocodiles sembrano proprio un gruppo di estrazione inglese a volerla dir tutta.

Lo spam mediatico inizia ovviamente attraverso la rete, grazie al passaparola generato dagli amici californiani No Age che eleggono il brano “Neon Jesus” tra i loro favoriti in una speciale playlis redatta lo scorso anno. Dato che i due di Los Angeles dopo il contratto con Sub Pop sono divenute vere e proprie istituzioni, per via del cosiddetto buzz si scatena un turbinio di richieste per i Crocodiles, desiderati come attrazione dal vivo, pronti ad indossare le vesti di funamboli del nuovo pop rumoroso.

Perché in sostanza è proprio questa la musica che suonano Charles Rowell e Brandon Welchez, due giovanotti scapigliati che arrivano da San Diego, una città apparentemente sonnolenta, ma capace di scuotere le fondamenta dell’underground americano, grazie ad immortali formazioni hardcore/punk e a più generosi maestri del nuovo rock’n’roll a stelle e strisce (Rocket From The Crypt su tutti)
I Wanna Kill e Summer of Hate, parlano però un’altra lingua. Perché se in lontananza c’è l’eco del lo-fi e la lunga ombra dei Velvet Underground, i brani dei Crocodiles sembrano un tributo alla terra d’Albione, quella che si avviava con passo vacillante alla stagione dello shoegaze. Ed in particolare i due Crocodiles potrebbero essere etichettati come la versione d’oltreoceano dei fratelli Reid. Stereogum li ha già ‘bollati’ come un incrocio tra Velvet Underground e Jesus And Mary Chain. Nulla di più veritiero.
Appena un anno di gestazione, con la produzione di un 7 pollici autofinanziato, ed i Crocodiles arrivano alla corte di Fat Possum, con Summer Of Hate, disco che rompe appunto con gli orizzonti solari della California stile Baywatch, puntando direttamente ad un suono oscuro e denso di feedback. Ma anche intimamente pop.
Queste melodie vi frastorneranno e questo sarà il rumore più gentile che potrete ascoltare nel corso di tutta la stagione. Uomo avvisato…

07/04/09

Willem Maker - New Moon hand

Un nuovo alfiere del roots rock si fa largo tra le maglie di Fat Possum (la casa che ha ospitato stelle di ieri e di oggi come Black Keys, Bob Log III, R.L. Burnside e Junior Kimbrough) E’ Willem Maker, che scende direttamente dalle colline dell’ Est Alabama, dopo circa 10 anni spesi da quasi eremita a perfezionare le sue canzoni. Nel 2007 esce allo scoperto con quello che è il suo debutto - Stars Fell On – che mette un punto alle rare esibizioni acustiche ed ai demo casalinghi. Un disco tra l’altro registrato e mixato integralmente nel suo studio personale: il Foxhole, prossimo alle montagne di Turkey Heaven.

Il disco, originariamente pubblicato da Makerworks Recordings, viene ristampato sul finire del 2008 dalla sottoetichetta di Fat Possum Big Legal Mess Records, anticipando proprio la nuova fatica a 33 giri. New Moon Hand ce lo riconsegna più forte che mai, sorretto anche dall’apporto di musicisti di Lambchop e Silver Jews. La formazione base che ha inciso il disco è invece completata da Cedric Burnside, Jim Dickinson ed Alvin Youngblood Hart, comprimari che con grande calore e maestria avvicinano questo disco ad un abbraccio spirituale.

La poetica di Maker è ovviamente rurale, sudista, fotografia di grandi spazi. Il suo stile suggerisce paragoni con giganti quali Charlie Patton e Neil Young, pur potendo toccare il presente e l’estetica di gruppi quali White Stripes o Black Keys.

E’ musica che vi stordirà per le sue dosi di pura e non sofisticata elettricità, una carezza ed un alito di polvere, sulle 12 battute classiche del delta blues. Willem Maker è un uomo che ci parla di redenzione, attraversando la musica moderna con lo spirito dei grandi saggi e viaggiatori.

23/01/09

Heartless Bastards - The Mountain

God gave rock’n’roll to you titolava un celebre brano degli anni ’70. Gli Heartless Bastards sembrano far tesoro di questa espressione, si aggrappano alla rude materia principe e lavorano di cesello, ovviamente senza andare troppo per il sottile, rischierebbero di svilire l’essenza stessa della musica del diavolo. Sono al terzo album per Fat Possum, quale migliore casa per un gruppo che prende il suono delle radici, lo riduce in poltiglia e ne estrae canzoni francamente irresistibili? Niente a che vedere col vostro mesto alternative-country, o con qualche cowboy che stancamente si trascina nel rituale delle dodici battute. La musica dei bastardi senza cuore – che tra l’altro mostrano di avere un innato senso dell’umorismo – è fatta di saliscendi umorali: rude e sensibile, nello stesso ascensore che porta ai primissimi piani del rock indipendente statunitense.
Se non credete alle nostre parole ascoltate il nuovo album The Mountain – come vedete altro obiettivo figurato da scalare – in uscita il 23 di febbraio e prodotto dalle sapienti mani di Mike McCarthy (Spoon, Trail of Dead, Patty Griffin). La nuova avventura sonica si arricchisce di interessanti ‘comprimari’, il terzetto piuttosto che incamerare improbabili turnisti, amplia il suo spettro sonoro: c’è infatti una chitarra pedal steel, un mandolino ed un banjo. Il tutto a supporto della voce trascendentale di Erika Wennerstrom che proprio il demone del blues sembra incarnare. Un po’ Patti Smith, un po’ PJ Harvey, ma non fatevi distrarre dalle percentuali.
Erika rimane la leader del gruppo, nel 2007 si trasferisce a Austin, Texas, per scrivere del nuovo materiale da sottoporre all’attenzione del produttore McCarthy. Ne viene fuori – dopo un ritiro quasi ascetico – con 11 canzoni che indicano un’evoluzione netta nel suo songwriting.
Il passo successivo è quello di allestire una nuova formazione. Dopo settimane di folli audizioni tocca ai locali Dave Colvin (batteria) e Jesse Ebaugh (basso) salire a bordo. Per l’imminente tour internazionale il trio sarà accompagnato anche da Bill Elm (lap steel) e – occasionalmente - Zy O.Lyn (violino). Questa nuova line-up degli Heartless Bastards sicuramente non farà rimpiangere i trascorsi altrettanto ‘sudati’ per Fat Possum.
Se cercate un’audace formazione a tutto tondo, stavolta sapete dove rivolgervi.