All’ipotetico crocevia tra Kate Bush e Joni Mitchell, un teatro sospeso tra melodiose radici cantautorali ed il fascino elegante dell’elettronica, una via che è già storia manifesta per questa eroina proveniente dai fiordi norvegesi. Susanna Karolina Wallumrod è uno dei volti più rappresentativi della più sofisticata canzone moderna, il fiore all’occhiello del prestigioso catalogo Rune Grammofon, che ha dato il là ad un nuovo corso musicale, dove l’avanguardia si fonde mirabilmente ed obbligatoriamente con un sentire pop iper moderno. Con l’accompagnamento principe del tastierista Morten Qvenildi il terzo album accreditato a Susanna And The Magical Orchestra è ancora l’esemplificazione di una purezza stilistica, di un sofisticato abbraccio emotivo, dove la puntualità degli arrangiamenti mai lascia il passo al dilemma della spontaneità. Ciò che può apparire una severa applicazione di determianti stilemi è in realtà la volontà espressa di una scrittura progressiva, ricca di pathos, pur se avvolta in una coltre che sa di futurismo, anzi modernariato. Nella sclaetta in cui sono i brani della coppia Wallumrod/Qvendil a recitare la parte del leone si fanno largo una straziante cover del genio inglese Roy Harper - Another Day – ed un’impensabile ripresa di Subdivisions dei mitologici prog-rockers canadesi Rush. Con l’intervento discreto di un cast di musicisti sempre intercambiabile – spicca di certo il nome di Helge Sten ingegnere del suono dei Motorpsycho e membro effettivo dei Supersilent - 3 rilascia attraverso i suoi solchi una brezza quasi autunnale, un sospiero lieve che ci consegna ancora una volta inalterata l’algida poesia di Susanna e della sua virtuale orchestra. Musica come un sospiro.
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27/08/09
28/01/09
The Low Frequency In Stereo

C’è un tempo per crescere, un luogo in cui affrancarsi dalle passate esperienze. L’anno è il 2009, il luogo la Norvegia (siamo nella cittadina di Haugesund), la regia curata da Rune Grammofon, la prestigiosa etichetta locale che non guarda unicamente all’avanguardia, ma anche alle più sofisticate forme di pop in circolazione. La Susanna solista o in combutta con la magica orchestra sono una discreta pietra di paragone. Più strutturata l’esistenza dei cinque Low Frequency In Stereo, che che sembrano aver smaltito i timidi esordi indie a favore di un sound che in una serie di vivide istantanee convoglia il sixties garage, l’avant pop, lo shoegaze, l’elettronica minimalista e addirittura alcune spezie orientali.
Nascono nel 2001 sulla costa est norvegese. Dopo la coppia di album pubblicati rispettivamente nel 2002 e 2004 - "The Low Frequency In Stereo" e "Travelling Ants Who Got Eaten By Moskus" – i nostri ricevono addirittura una nomination ai Grammy nazionali con "The Last Temptation Of..." del 2006. Questo è in pratica il viatico alla crezione di "Futuro", che oltre alla lunga gestazione ha portato anche ad un rimpasto di formazione, con i nuovi elementi Clementsen e Frøkedal. Con "Futuro" il gruppo decolla letteralmente, suggerendo proprio una passione per quelle musiche retro-futuriste che negli ultimi 15 anni hanno fatto la fortuna di gruppi quali Stereolab, Pram o Laika. C’è ovviamente dell’altro, tanto che negli scenari del nuovo disco si insinuano le influenze più disparate: dai sempreverdi Can a Terry Riley, dal più sommerso electro-pop alla vocalità angelica dei B 52’s, senza in questo trascurare il rumore bianco dei My Bloody Valentine o certi immaginari spaghetti-western. Per loro Pitchfork ha coniato la definizione di Psych-Garage Dronemeisters, ma oggi lo spettro dei Low Frequency In Stereo si sposta molto più in là, alla ricerca di nuovi mondi e modi di intedere la musica contemporanea. Non c’è da stupirsi dunque della presenza di Nils Økland e Kjetil Møster (Ultralyd) compagni di scuderia che accendono le velleità avant del disco, registrato tra l’altro dal re mida Jørgen Træen (Jaga Jazzist, Kaizers Orchestra, The National Bank, Sondre Lerche). Ci sono tutti gli elementi in campo per un percorso finissimo. Buon viaggio.
Nascono nel 2001 sulla costa est norvegese. Dopo la coppia di album pubblicati rispettivamente nel 2002 e 2004 - "The Low Frequency In Stereo" e "Travelling Ants Who Got Eaten By Moskus" – i nostri ricevono addirittura una nomination ai Grammy nazionali con "The Last Temptation Of..." del 2006. Questo è in pratica il viatico alla crezione di "Futuro", che oltre alla lunga gestazione ha portato anche ad un rimpasto di formazione, con i nuovi elementi Clementsen e Frøkedal. Con "Futuro" il gruppo decolla letteralmente, suggerendo proprio una passione per quelle musiche retro-futuriste che negli ultimi 15 anni hanno fatto la fortuna di gruppi quali Stereolab, Pram o Laika. C’è ovviamente dell’altro, tanto che negli scenari del nuovo disco si insinuano le influenze più disparate: dai sempreverdi Can a Terry Riley, dal più sommerso electro-pop alla vocalità angelica dei B 52’s, senza in questo trascurare il rumore bianco dei My Bloody Valentine o certi immaginari spaghetti-western. Per loro Pitchfork ha coniato la definizione di Psych-Garage Dronemeisters, ma oggi lo spettro dei Low Frequency In Stereo si sposta molto più in là, alla ricerca di nuovi mondi e modi di intedere la musica contemporanea. Non c’è da stupirsi dunque della presenza di Nils Økland e Kjetil Møster (Ultralyd) compagni di scuderia che accendono le velleità avant del disco, registrato tra l’altro dal re mida Jørgen Træen (Jaga Jazzist, Kaizers Orchestra, The National Bank, Sondre Lerche). Ci sono tutti gli elementi in campo per un percorso finissimo. Buon viaggio.
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