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15/03/10

Daniel Johnston - The Story Of An Artist

Un personaggio che è già leggenda, ritratto dell’America più off, turbata dai suoi stessi scheletri nell’armadio. Un cantore moderno del dissenso non tanto politico, quanto esistenziale. La sua parabola è nota ai più, anni ed anni trascorsi nel più rigido ritiro casalingo, ben distante dalle tentazioni del mondo moderno, come un adolescente che testardamente rimane legato ai suoi (tanti) vizi ed alle sue (poche) virtù. Ma l’artista ha segnato un’epoca del pop in bassa fedeltà, è stato antesignano di tante correnti da lì in divenire, ed è l’immagine di un uomo che mai si svenderà, perso nel suo universo parallelo animato da benevoli mostri e canzoncine apparentemente innocue.
Il musicista ed il pittore amatoriale si incontrano, come spesso è accaduto nel corso della sua trentennale carriera, in questa deliziosa antologia assemblata dall’ispanica Munster Records.
Di cosa si tratta? Dei suoi favolosi album su cassetta, registrati in piena solitudine e nel ritiro spirituale di 4 mura domestiche, agli albori degli anni ’80. Sei nastri che secondo metodologie assolutamente carbonare hanno finito per conquistare l’universo indie, facendo di Daniel Johnston un’insolita star venerata da figure enormi come Tom Waits, Beck, Matt Groening (il fumettista dei Simpson), Johnny Depp, Eddie Vedder ed il compianto Kurt Cobain.
Totalmente rimasterizzati i nastri originali si presentano in tutto il loro infantile fascino, regalandoci un giovane già turbato ma totalmente immerso nella sua visione artistica. Assieme alla musica altrettanto prezioso è il booklet di 64 pagine che accompagna l’intero cofanetto – disponibile in due versioni: box set con 6 lp o in alternativa 6 cd – in un trionfo illustrativo che non ha pari. Ci sono gli artwork originali di Daniel ed altri suoi disegni non meno memorabili, assieme alle esaustive note redatte da Everett True (giornalista inglese che ha prestato la sua penna a numerosi magazine internazionali).

Il box-set “The Story Of An Artist” esce in Europa il 26 Aprile

Daniel Johnston in Italia:
10 maggio - Milano / Teatro Ciak
12 maggio - Roma / Auditorium Parco Della Musica


12/12/08

Jonathan Richman



E’ sempre un piacere ritrovare l’ex-leader dei Modern Lovers, anche in una situazione così intimista, addirittura confidenziale. E’ un Jonathan Richman per certi versi inedito quello che incontrerete nei solchi del nuovo album pubblicato da Munster "? A Que Venimos Sino A Caer?"– che in inglese sta per What Are We Here For But To Fall Down - una raccolta di brani che presenta principalmente pezzi cantati in spagnolo, concedendosi peraltro stuzzicanti interpretazioni in lingua francese ed italiana. Molti dei brani compresi in questa collezione sono stati concepiti in quel di Tarifa, laddove un ispirato Richman prendeva appunti su un tovagliolino, comodamente seduto al bar, intento a godersi dei lunghi e distesi pomeriggi assolati. Non esattamente un clima da movida, bensì una visione estasiata da parte di un americano che ha saputo cogliere anche le più sottili sfumature della vita nella penisola iberica. Il clima è piuttosto rilassato, con un Richman ancora una volta istrione, vero capitano di ventura anche sul terreno di un pop che lascia enorme spazio alla fantasia. Folk a lume di candela, ma non crediate che queste siano le vostre tipiche torch songs, perché la continuità con la grande tradizione americana viene in qualche maniera accantonata, al fine di abbracciare i più consoni stilemi della musica continentale. Ed è davvero l’interpretazione a fare la differenza, armato del suo unico timbro vocale, di una chitarra acustica e di sparute percussioni (per gentile concessione del fido batterista Tommy) Jonathan gioca la carta del più sbilenco pop, abbracciando anche il flamenco, la storia mediterranea e quella dei cantori vaudeville. In Che Mondo Viviamo – già ascoltata nell’album da studio Not so Much to Be Loved as to Love edito da Vapor nel 2004 – è già un classico del suo nuovo repertorio, anche in questa ripresa scarna. Come dire: la disarmante semplicità è spesso una delle armi più taglienti.