Visualizzazione post con etichetta Leaf Label. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leaf Label. Mostra tutti i post

28/11/08

Tour italiano per Wildbirds & Peacedrums


Dalla Svezia una delle novità più interessanti del panorama musicale europeo. Voce e batteria, per una band capace di mescolare folk, soul, blues e free music come pochi sanno fare. Il loro esordio 'Heartcore' è tra le gemme indiscusse del 2008.

Da non perdere, dal vivo in Italia:
Stasera (28 Novembre) al Magnolia di Milano, domani 29 Novembre all'Init di Roma e il 30 Novembre al Velvet di Rimini.


'Duo svedese dal suono pop minimale, tra blues, jazz, folk e pop. Sorprende la voce di Mariam Wallentin: una forza della natura.' 8Recensione boxata su Jam di maggio, 4 stelle) 'Già a buon diritto tra le pagine di più pura e perfetta bellezza che potrà regalarci il 2008'. (Blow Up)

'Capaci di rapire con ballate folk eteree, tambureggianti blues sui generis, romanticismo pop e un senso tangibile di energia quasi primitiva.' (Rumore)

'...Wildbirds&Peacedrums, coppia di musicisti realmente fuori dagli schemi senza voler risultare alternativi per forza...il perfetto esmpio di come la contaminazione sia l'arma in più per realizzare, nel terzo millennio, musica destinata a rimanere...' (Il Mucchio)

'Essenziale, perchè tutto gira tra le corde vocali di Marias e le percussioni di Andreas; sofisticato, perchè subito sotto si scoprono un'infinità di suoni che portano la mente lontano in luoghi meravigliosi e sconosciuti.' (Beat Magazine)

'La musica di Heartcore ...fonde elementi di blues, jazz e folk e pop in un'attitudine spontanea e improvvisativa che miscela purezza e istinto animale, innocenza e ferinità con esiti talvolta sorprendenti...i due riescono a creare atmosfere ancestrali e magiche, capaci di trasportare l'ascoltatore in una dimensione fuori dal tempo.' (Jam)

06/10/08

Murcof "The Versailles Sessions"



Nell'estate del 2007, Fernando Corona ha completato un lavoro su commissione per Les Grandes Eaux Nocturnes, un festival annuale di suoni, luci ed acqua nello splendido scenario di Versailles. Una suite musicale è stata composta per accompagnare l'allestimento della grande fontana nel Jardin du Roi nella serata di inaugurazione. "The Versailles Sessions" sono il documento sonoro di questo evento e verranno pubblicate a novembre da Leaf (anche su doppio vinile in edizione limitata). Le sei composizioni preparate per il progetto derivano interamente dall'utilizzo di registrazioni di strumenti barocchi del 17° secolo (inclusi clavicembalo, viola da gamba, flauto e violino) e di un mezzo soprano. GetSound, che ha commissionato il progetto, ha infatti arruolato artisti specializzati in musica barocca a Parigi. "Abbiamo registrato pezzi di Lully, Couperin e altri", dice Corona riguardo le sessions. "Sono stati suonati in modo tradizionale, ma abbiamo anche dato spazio alla sperimentazione; è stata davvero un'esperienza istruttiva e i musicisti sono stati grandi, molto aperti e desiderosi di divertirsi." Un tale processo di registrazione può sembrare un forte cambiamento per un artista noto soprattutto per essere attivo in ambito elettronico; in realtà si tratta di un'ulteriore evoluzione delle tecniche che Corona ha perfezionato negli anni. "L'opera è stata portata avanti più o meno come nel mio precedente lavoro: anche qui si è trattato infatti di processare del materiale acustico precedentemente registrato. L'unica differenza è la fonte effettiva del materiale, così specifica e relativa al barocco del 17° secolo." All'inizio del lavoro, le interpretazioni di Corona del materiale di cui disponeva non sono però andate secondo i piani. "Quando abbiamo provato circa due settimane prima dell'effettiva inaugurazione, pioveva a dirotto e non sono riuscito a fare tutti i test necessari. Ma stando là e vedendo lo spazio e le installazioni (grandi luci da discoteca e videoproiezioni sulle fontane), mi sono reso conto di quanto stessi andando nella direzione sbagliata, musicalmente parlando. Il posto richiedeva un approccio diverso: più apertura, più tempo per lo sviluppo dei suoni e per il loro risuonare in quello spazio enorme; così sono tornato a casa e durante le restanti due settimane ho rilavorato l'intera opera fino ad arrivare a questo risultato. Le registrazioni che ho usato come fonte sono molto ricche e coprono una vasta gamma di timbri, così ho avuto molte possibilità su come sviluppare il processo di creazione della musica."

Le Versailles Sessions non dovrebbero essere considerate come il seguito del monumentale "Cosmos" del 2007, piuttosto come un progetto speciale mentre aspettiamo il prossimo album di Murcof. La pubblicazione coincide con il primo tour estensivo di sempre dell'artista messicano in Gran Bretagna a novembre, durante il quale Corona presenterà una nuova opera (intitolata Océano), in collaborazione con l'ensemble classico spagnolo BCN216 e con lo scultore visivo Flicker, in quella che promette di essere un'esperienza live davvero travolgente. Océano rappresenta inoltre la spina dorsale del prossimo album in studio di Murcof (la cui uscita è prevista per il 2009), a testimoniare quanta strada sia stata fatta dall'artista dagli esordi minimalisti al sonic power monolitico di oggi, fatto anche di maestria nel controllo dei timbri e delle atmosfere.

Originario di Tijuana, Messico, e ora residente a Barcellona, Corona ha pubblicato tre acclamati album su Leaf ("Martes", 2002, "Rimembranza", 2005, e "Cosmos", 2007) usando la tecnologia per creare musica avvolgente, spirituale e profondamente risonante. La reputazione internazionale di Murcof è di recente aumentata grazie a numerose ed inconsuete collaborazioni, tra cui gli eventi presso il Peter Harrison Planetarium di Greenwich, le due esibizioni con l'ensemble Mousique Nouvelles di Jean-Paul Dessy all'interno delle cattedrali di Bourges e Bruxelles, il Montreaux Jazz Festival (in collaborazione con Talvin Singh ed Erik Truffaz), il Geode IMAX a Parigi (con video di Saul Saguatti), la colonna sonora live per Metropolis di Fritz Lang alla Cinematheque di Parigi e il Sonar Festival di Barcellona con il pianista Francesco Tristano. Corona ha anche composto la colonna sonora di tre film (tra cui il prossimo La Sangre Illuminada) e collaborato con il trombettista Erik Truffaz per un album che sarà pubblicato su Blue Note a breve.

10/03/08

Nuova Uscita Leaf Label

ESSIE JAIN - We Made This Ourselves (Leaf Label)

La ventinovenne Essie Jain – inglese di nascita e ora di stanza a New York – debutta con questo We Made This Ourselves, un album dal minimalismo quieto e potente al tempo stesso.
Nata in una famiglia di musicisti, Essie è cresciuta a Londra, dove fin da piccola studia pianoforte classico, violoncello e canto lirico. Un'educazione che lei stessa sospende una volta superata la soglia dell'adolescenza.
“Ho dovuto tagliar fuori la musica dalla mia vita per essere in grado di ripartire. Penso che tutti nella mia famiglia fossero contrari ma io ho sempre saputo che la musica sarebbe tornata a far parte della mia vita, e infatti è successo. Quando avevo vent'anni ho passato un anno davvero molto complesso e difficile a livello personale – trovavo molto difficile parlare a chiunque delle cose che stavo passandro e avevo bisogno di un modo per esprimerle. Ecco come la musica è tornata.” Jain ricomincia da capo a New York, iniziando lentamente a scrivere la sua musica.
“Non ero sicura di chi fossi come musicista. Avevo bisogno di un po' di tempo per respirare, per capire, e così ho preso un 8 tracce, una chitarra, un pianoforte e me stessa e ho cominciato a registrare.” Questa nuova situazione permette a Jain nuove esperienze in nuovi ambienti musicali. Conoscere il chitarrista Patrick Glynn ha poi illuminato il suo percorso.
“E' stato come quando si trova il pezzo mancante di un puzzle che è rimasto nascosto sotto il divano”, spiega Jain. “Semplicemente stiamo bene. Penso che lui abbia davvero capito quello che stavo facendo, e allo stesso tempo aveva un suo personale contributo da apportare alla mia musica. Sentivo parlare le persone di una chimica musicale che si può sviluppare con qualcuno e io avverto questo ad un livello molto profondo con Patrick.”
La coppia si esibisce in concerti low-key nel circuito folk di New York come duo di piano/voce e chitarra e partecipa con la traccia “Why” alla compilation della Kill Rock Stars The Sound The Hare Heard nel 2006.
Messo sotto contratto dall'etichetta newyorkese Ba Da Bing (la stessa di Beirut, tra gli altri), il duo si è poi concentrato sulla registrazione del debutto di Essie Jain We Made This Ourselves, con le percussioni di Jim White (Dirty Three, Will Oldham, Nina Nastasia) ad aggiungere ulteriori ispirazioni aelle session finali. Registrato per la maggior parte nel suo appartamento, l'album ruota attorno al pianoforte di Jain e alla sua voce misurata e discreta con occasionali passaggi di ottoni, fisarmonica, archi, chitarra o percussioni silenziose. Il disco “ha finito per avere un'intimità ed un carattere che non penso sarebbe stato possibile per noi ottenere in altro modo”, spiega Jain. “Volevo che fosse un disco per una “dark-hour” - quando le persone hanno bisogno di qualcosa per guarire o piangere, quando si sentono prigioniere, per avere un po' di quiete dalle cose che il mondo getta loro addosso. Ci sono momenti in cui questo può sembrare scomodo o difficile, ma è proprio quello di cui sono fatti questi momenti.”
L'effetto è quello di un chamber-folk delicato e dolorosamente onesto, il resoconto dettagliato di una storia tesa che sta fallendo e di un io emozionale che si sgretola.
La tensione montante prodotta dagli archi insieme ai cori celestiali di Jain nelle armonie stratificate di “Sailor” è decisamente avvolgente. E l'esclamazione in “Talking” - “Shut up, shut up talking / You gotta be kidding me” - non è mai stata cantata in modo tanto elegante o triste. In “Loaded”, il lamento del pianoforte accompagna le crude parole di Jain: “You passed out on uneven ground / I saw you / I saw you / Loaded, you were / Once again / Out of your mind / And on mine”. E la solenne e gentile chitarra di “Glory” trasporta la voce di Jain quasi come in un inno. Mentre il tono dell'album è segnato da un oscuro minimalismo che evita ogni indulgenza, le emozioni sono raramente sotto controllo, sempre a un passo dalla superficie. E l'effetto è affascinante. Essie si sta al momento esibendo come quartetto, con Patrick Glynn alla chitarra elettrica, un batterista e un bassista/trombettista e sta già ultimando il suo secondo album che uscirà negli Stati Uniti nel corso del 2008.