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29/09/09

Raveonettes


I Raveonettes continuano ad essere di base il duo composto da Sune Rose Wagner e dalla esile e fascinosa Sharin Foo, entrambi danesi, ma da tempo dediti alla mondanità d’oltreoceano, con un passaporto newyorkese per il primo e losangeleno per la seconda. ‘In And Out Of Control’ è l’album numero 4, esce per Fierce Panda ed è stato registrato nella natia Danimarca, con profusione di mezzi e spirito. Dietro al banco di regia un produttore con pedigree come Thomas Troelson già a lavoro con Junior Senior ed alcuni progetti dell’universo DFA. Lontane le luci delle ribalta ottenute ancora sotto l’ala protettrice della Columbia, i Raveonettes sono ora un fiero gruppo indipendente che ha riguadagnato prepotentemente terreno, mandando in orbita uno stile certo ammiccante ma non meno sensibile alla sorpresa e all’arrangiamento stiloso. Sharin, che nel frattempo ha conosciuto anche la gioia della maternità, sembra condurre in porto con nuovo piglio i brani, che recuperano sicuramente l’essenza pop/shoegaze del gruppo, traghettandola verso lidi più radiofonici, con anche discreti inserti dance e flashback che ci riportano alla miglior stagione del britpop dei primi 90. Se ‘Lust Lust Lust’ - registrato nell’appartamento newyorkese di Sune, è passato alla storia come uno dei lavori più scuri della formazione nord europea - In And Out Of Control è un disco ricco di speranza, solare, avvolto in ritmi mai ossessivi, suadente nelle melodie. Potremmo anche definirlo come un nuovo inizio, anche se i temi trattati all’interno del disco non sono necessariamente leggeri e spensierati: ‘Suicide’, ‘D.R.U.G.S.’ and Boys Who Rape (Should Be Destroyed), lasciano semmai intravedere una vena malinconica, che riflette comunque una quotidianità per nulla di plastica. Ed è forse questa la chiave di volta dei nuovi Raveonettes, che comunque riescono ad alleggerire liriche non propriamente frivole, attraverso un’esecuzione scattante, convincente. Ora che i cloni di Jesus & Mary Chain e del suono C-86 si stanno affacciando sul mercato con inquietante frequenza, è giusto riservare uno spazio d’onore a questi danesi, che in tempi non sospetti hanno saputo precorrere un suono ed una tendenza.

05/03/09

Hatcham Social




La storia del pop è ciclica ed anche se qualcuno se la sente di affermare che di album così non se ne producono più, noi siamo in grado di smentire. Gli indizi erano talmente lampanti che una nuova stagione del brit-pop non sarebbe potuta venir meno. In questo caso la nostra storia ha inizio a Londra, il quartetto meglio noto come Hatcham Social consiste di Toby Kidd (voce/chitarra), Finn Kidd (batteria), Dave Fineberg (basso/voce) e Jerome Watson (synth/chitarra). "You Dig The Tunnel, I’ll Hide The Soil" è il loro album di debutto per Fierce Panda e cade in concomitanza con l'anniversario per i quindici anni di attività della prestigiosa etichetta. Registrato presso i Big Mushroom studios nel nord dell'Inghilterra con il cantante dei Charlatans Tim Burgess – loro grande estimatore - e l'ausilio dell'ingegnere del suono Jim Spencer, questo è un vero e proprio tripudio di brani pop dall'indolente taglio chitarristico. Ferma restando una certa innocenza di fondo, gli Hatcham Social sanno esattamente dove colpire. Le loro canzoni hanno ritmi subdoli, che si insinuano sottopelle, ricordando per certi versi proprio le movenze della cosiddetta Madchester, una scena così cruciale nello sviluppo della musica inglese tutta. Seguendo la rigorosa gavetta che li ha portati a pubblicare quatro singoli in tiratura limitata per le indipendenti di turno, gli Hatcham Social si sono esibiti in almeno 150 concerti (facendo registrare il tutto esaurito presso il leggendario 100 Club). Nel 2008 hanno girato prima con i Charlatans, facendo successivamente da spalla agli Ipso Facto.
Onesti oltre misura nelle parole del loro frontman Toby i ragazzi sono piuttosto chiari "Non sono contrario al vendere dischi, ma sono contrario al vendere dischi di merda." Le amicizie certo contano e l'apparizione alla programmatica serata di Alan McGee – il fondatore di Creation - a nome Death Disco, non ha fatto altro che sollevare un ulteriore polverone. Ma i ragazzi ancora una volta non si sono fatti trovare impreparati e con il loro debutto esteso saranno davvero in grado di accontentare i fans di Orange Juice, Jesus & Mary Chain e addirittura Smiths.

04/03/09

Von Bondies


Mai dare per spacciata una band, mai cadere nell'errore, soprattutto se si tratat di una band che del rock'n'roll ha sempre fatto il proprio credo. Ed in barba a tutti i più insostenibili detrattori i Von Bondies ritornano alla carica, riunendosi attorno alla formazione oggi costituita da Jason Stollsteimer (voce/chitarra), Don Blum (batteria), Leann Banks (basso) e Christy Hunt (chitarra). "Love, Hate And Then There’s You" è soltanto il loro terzo album, in una carriera che ha avuto anche momenti bui e risvolti drammatici. Nelle 12 tracce che costituiscono il disco - attenzione però alla versione europea che contiene qualcosa come 5 bonus tracks - è evidente la quadratura del cerchio, il gruppo ha finalmente trovato la chiave per la scrittura perfetta, eliminando in buona parte le influenze garage degli esordi e puntando da una parte verso il più genuino power-pop americano (non c'è nessun male ad individuare anche eco dei primissimi Cars) e dall'altra verso un sound british chitarristico, ma comunque intensamente melodico. Stollsteimer si è sempre occupato di caustico rock'nroll, almeno agli esordi, quando sul finire dei '90 fronteggiava gli sfortunati Baby Killers, gruppo che a Detroit aveva più di un supporter. Dopo il debutto con "Lack Of Communication" nel 2001 – per la Simpathy For The Record Industry di quel vecchio filibustiere di Long Gone John – fioccarono i paragoni con i White Stripes, vuoi per certe comuni frequentazioni vuoi per l'analoga rampa di lancio. Con "Pawn Shoppe Heart" del 2004 – pubblicato dalla major Sire – i giochi erano fatti, i nostri erano lì per balzare sul carro delle nuove celebrità pop-rock, grazie anche al singolo "C’mon C’mon", utilizzato come sigla nella trasmissione televisiva condotta da Denis Leary Rescue Me. Un episodio che rimarrà isolato, perchè spesso gli A&R di queste pachidermiche strutture non hanno la pazienza di attendere. I nostri ripartono dunque dal basso e fanno il miracolo, perchè "Love, Hate And Then There’s You" (che esce in Europa per Fierce Panda) è pieno di brani anthemici, che potrebbero furoreggiare in ogni radio FM del globo, senza in questo dimenticare le calorose distorsioni chitarristiche od una qualche remota ascendenza shoegaze. Meraviglia delle meraviglie: Stollsteimer e soci hanno realizzato il disco pop perfetto!

07/08/08

Spinto Band



L’antefatto: la giovane band che ci ha consegnato gli anthems 'Oh Mandy' e 'Brown Boxes' torna con un album completo a titolo 'Moonwink', in uscita a fine settembre per Fierce Panda. E’ il seguito del debutto lungo del 2006 'Nice And Nicely Done' (accolto trionfalmente dal magazine NME, che aveva acceso la candidatura come migliore rock band esordiente dell’anno). Il sestetto di Delaware, USA consiste ancora di Nick Krill (voce/chitarra), Jon Easton (chitarra), Thomas Hughes (voce/basso), Jeffrey Hobson (batteria), Sam Hughes (tastiere/voce) e Joey Hobson (chitarra/voce). Così come il loro suono continua a sposare un febbrile indie-pop dal retrogusto psichedelico.

Proviamo a tradurre: ci sono tutti gli elementi che hanno fatto la fortuna di generi così disparati come il glam inglese, il lo-fi, il rock da FM Americano e l’indie più trasognante. The Libertines, Pavement, ELO e Prefab Sprout. Ma potremmo continuare ad oltranza, gettando nel mezzo anche i Roxy Music o i Supergrass. E vi pare poco?

Il nuovo disco si presenta ricco in ogni suo aspetto, fortificando l’abilità di Spinto Band a scrivere canzoni pop mai banali: dove i cambi di tempo repentini, l’utilizzo multiplo della voce, le orchestrazioni per nulla convenzionali e le tessiture chitarrisitche parlano una lingua sicuramente originale. Con questo album Spinto Band si conferma tra le sorpresa della musica indipendente contemporanea, stupendo a maggior ragione per il suo passaporto americano. Che l’idea vi piaccia o meno questa è musica profondamente legata ad un immaginario continentale, ad un’idea di romanticismo nel pop, dove alle paillettes spesso si accompagnano momenti di assoluta decadenza.