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19/02/10

Holly Golightly & The Brokeoffs - Medicine County (Damaged Goods)

Holly e Lawyer Dave tornano con il loro terzo album con la sigla Holly Golightly & The Brokeoffs.

‘Medicine County’ è stato scritto e registrato presso una fattoria giusto a due passi da Athens, Georgia e nelle stesse parole di Holly è un disco molto più speziato e vivace, tanto da contenere un’unica traccia dal passo più lento. Il senso di questa rinnovata attitudine è da ricercarsi nelle session che hanno portato al concepimento del disco: rapide, essenziali e culminate in pochi dediti giorni di registrazione. Contrariamente a quello che era avvenuto con il disco precedente, concepito durante il corso di un lungo tour europeo e culminato in un paio di settimane di ‘residenza’ spagnola.

Cosa dobbiamo dunque aspettarci dai nuovi Brokeoffs? Sicuramente una rivisitazione dei luoghi più polverosi dell’America di strada, la prima metà dello scorso secolo, messa a nudo, con le sue storie ed i suoi motivi musicali. Fantasmagorici blues, chitarre slide ed una spolverata di country vecchio stile. Weird old America la chiamano gli studiosi, good old music aggiungiamo noi.

Divenuta personaggio di primissimo piano negli ambienti roots – grazie anche alla partecipazione alla colonna sonora del Broken Flowers di Jim Jarmusch – Holly si è inserita idealmente nel solco di vecchi cowboys e cowgirls (ricordate Nancy Sinatra e Lee Hazlewood in Some Velvet Morning?), con rispetto filologico per progenitori quali The Band, Son House o Hank Williams.

Per i più curiosi possiamo dire che la mamma di Holly ha dipinto con le sue stesse mani la copertina del disco, alimentando quell’aria tutta casalinga che sorregge il lavoro.

12 canzoni nuove di pacca con una cover di Murder In My Mind’ del proto-punkster Wreckless Eric ed un’apparizione a sorpresa di Tom Heinl sul brano Blood On The Saddle, ci sono tutti gli elementi per poter brindare ad una nuova felice tappa della rivisitazione dell’american roots.

27/08/09

Nuovo EP Per Pete Molinari

Chi aveva riposto in Pete Molinari grandi speranze non verrà certo deluso dal suo nuovo Ep - Today, Tomorrow And Forever - che non è ancora l'esatto successore di quella meraviglia a titolo A Virtual Landslide, ma certo avrà la terapeutica funzione di arginarne l'attesa. Stiamo parlando di una delle rivelazioni del più classico songwriting folk degli ultimi anni, uno dei volti che con più decisione è emerso dai sotterranei del Regno unito. Giramondo con origini maltesi ed italiane, Pete è stato da più parti salutato come un possibile erede della tradizione lirica di Bob Dylan, oltre che un devotissimo del primo Johnny Cash. Per dar seguito alle polverose ambientazioni che animano le sue canzoni, Pete si accompagna oggi ai The Jordanaires e registra questi quattro inediti cover in un luogo simbolo come Nashville, Tennessee al Playground Sound Studios. La scaletta comprende appunto alcuni dei suoi più recenti cavalli da battaglia dal vivo: Today, Tomorrow and Forever(Patsy Cline), Satisfied Mind (Joell Hays/Jack Rhodes), Guilty e Tennessee Waltz (Pee Wee King). L'ep è stato anche una via di fuga per Molinari, impegnatissimo nelle session che porteranno alla creazione del suo terzo lavoro sulla lunga distanza. A Nashville - durante un giro di ricognizione - s'imbatte nel produttore e chitarrista Adam
Landry (Hayes Carll/Allison Moorer), con il quale divide anche il palco in un paio di fortunate occasioni. Ritorna dunque sul luogo del delitto per incidere questi quattro pezzi, convinto di ritrovare gli stessi stimoli, forte anche di alcune folgoranti presenze locali come il gruppo vocale The Georgettes ed il suonatore di pedal steel Chris Cruggs (imparentato proprio con quell'Earl Scruggs).

L'ep sarà disponibile in due formati, uno stiloso 10 pollici ed un cd contenente ben tre bonus acustici: One Stolen Moment, Ballad On A Milk Train e The Poets Dream

26/02/09

The Chatham Singers - Ju Ju Claudius

Signori, una nuova corroborante dose di r’n’b è servita, non parliamo di stanchi e sfilacciati suoni blues, nemmeno del patinato universo urban, bensì di quell’originale e primordiale musica del diavolo che nei Chatham Singers vede i suoi ennesimi e rispettabilissimi interpreti. Questo è il loro secondo album dopo ‘Heavens Journey’, debutto che arrivò in sordina sul finire del 2005, per poi essere preso ad esempio da molti critici come disco cardine per la rinascita di un certo immaginario rurale. Un misto di blues per l’appunto, con la vibrante poetica di Billy Childish vero e proprio alfiere di questo ‘sentire’ artigianale. Con il nuovo album il gruppo mette in campo altri passionali elementi, siano essi affini al country o al più viscerale e minimale rock’nroll. La sorpresa semmai è nel cogliere anche una sostanziale vena soul, che arrotonda maggiormente i confini di questa nuova fatica discografica.

Ju Ju Claudius (Damaged Goods Records) ci lascia di stucco con 14 episodi al fulmicotone, tra melodie sghembe e rituali strumentali che ci rimandano direttamente agli anni ’50. In scaletta i due brani apparsi in edizione ultra-limitata nel singolo natalizio ed altri 12 inediti, tra cui spiccano originali cover di brani a firma Slim Harpo, Jimmy Reed ed Hank Williams.

Al fianco dell’intramontabile Billy Childish – che si divide tra chitarra e voce - troviamo Nurse Julie (voce/basso), Wolf Howard (batteria) e ‘Bludy’ Jim all’armonica. Ospiti del tutto eccezionali Graham Coxon (Blur) alla chitarra e James Taylor (proprio lui, il tastierista di Prisoners e James Taylor Quartet).

Un ritorno in stile, proprio nel momento in cui la ricerca spasmodica delle origini del rock’n’roll si è fatta così intensa ed incessante. Il gruppo si esibirà dal vivo in un mini-tour europeo a cavallo tra primavera ed estate, toccando anche i palcoscenici dei più importanti festival continentali.

05/11/08

Tour italiano per Pete Molinari


Giovedì 13 Novembre 2008
Firenze @ Ex Fila

Venerdì 14 Novembre 2008
Cesena @ RetroPop Club

Sabato 15 Novembre 2008
Ravenna @ Bronson

Domenica 16 Novembre 2008
Roma @ Circolo degli Artisti

"Nella miriade di nuovi folk che affrontiamo ogni giorno, un disco così risalta come una pietra grezza, unisce puntini noti per ipotizzare un disegno nuovo, o meglio, un disegno che del nuovo non si preoccupa, forte solo di dodici splendide canzoni." Blow Up - Maggio 2008 Voto 8

"Prendete la polvere delle highways battute da Kerouac e Fante, la poesia da treno merci di Woody Guthrie, i lamenti dell'armonica di Dylan al Cafè Wha?, il tempo immobile scandito da un vecchio blues nei vicoli di Nashville, il sottile tormento di Roy Orbison e le fitte lancinanti di Hank Williams: questo è Pete Molinari" Rumore - Maggio 2008 Voto 8

"E' più pop e accattivante di Dylan, ha le coloriture di country soul bianco, senti aleggiare Johnny Cash e Hank Williams, annusi ventate del primo 'n'r, tanto che potrebbe essere stato registrato da Sam Phillips nei Sun Studios (I Came Out Of The Wilderness)" Il Mucchio - Maggio 2008 4 stelle

"Blues e rock delle radici questo meticcio ci sa fare" XL/La Repubblica - Maggio 2008 4 stelle

'"it Came Out Of The Wilderness" sembra una session di Highway 61 Revisited del musicista di Duluth, così come "" ha di diverso soltanto il cantato vibrato e troppo acuto di Molinari. Ma è impressionate anche l'eco della Sun Records, del Country di Hank Williams e del Folk di Woody Guthrie. Tanto vicini quasi da toccarli, propro ora, nel 2008." Jam - Maggio 2008

"La cosa straordinaria è che alla fine di "A Virtual Landslide" abbiamo la bella impressione che Pete abbia compiuto un miracolo: evitare un disco vintage, regalandoci così 12 canzoni senza tempo." Rodeo - Maggio 2008

"Pete Molinari non fa musica di oggi. Inserire "A Virtual Landslide" nel cd player è come accendere una radio sintonizzata a cavallo tra gli anni '50 e '60. Tornando a casa con 12 tracce Folk Blues velatamente intinte di Pop e Soul." Rockerilla - Maggio 2008


www.petemolinari.co.uk/
www.myspace.com/petemolinari
www.damagedgoods.co.uk/
www.grindinghalt.it

04/09/08

Aspettando Pete...

Anche Costantino della Gherardesca si è accorto di quanto è bravo il nostro Pete Molinari (oltre che di che uomo straordinariamente giusto ed elegante sia Billy Childish).
Nel frattempo, siamo tutti in trepida attesa di qualche sua data live in Italia.

22/08/08

Wild Billy Childish and the Musicians Of The British Empire


Si dice che la stagionatura renda spesso e volentieri giustizia ad alcuni prodotti. E’ la tradizione delle grandi case vinicole, ma chissà quanti altri prodotti alimentari potremmo tirare in ballo…lo stesso discorso vale per la musica, quella apparentemente semplice, granitica, che magari strappa un sorriso al primo ascolto, ma poi, necessariamente, s’insinua in quella parte della memoria dalla quale è difficile rimuoverla. Billy Childish è il musicista che fa per voi se avete seguito queste – poche – assolute regole.
Negli anni si è innalzato a baluardo della musica indipendente, con centinaia di produzioni a suo nome od anche attribuite ad altri oscuri nomignoli. E’ l’essenza che conta, quella di un rocker, nominalmente punk, legato all’estetica dei vari Back From The Grave e Pebbles.


A questo aggiungiamo l’ironia che – preziosamente - ha sempre corroborato le canzoni del nostro, tanto che Tatcher’s Children suona oggi non più come un monito ma come una sorta di pericolo scampato (almeno per chi li ha vissuti da vicino gli anni della lady di ferro). Wild Billy Childish and the Musicians Of The British Empire è la sigla d’uso in questa circostanza, se proprio vi chiedevate cosa avesse tirato fuori dal cilindro il buon Billy.

E’ il terzo album a questo nome, il terzo album in 3 anni di esistenza. Prolifici, nondimeno. Ci sono 12 nuovi brani, e non pensiate siano cotti lentamente. Le canzoni sono veloci e furiose, un codice operativo che Childish ha fatto proprio sin dagli esordi, a prescindere girasse disarmato (semi-acustico, in chiave skunk-folk) od accompagnato dagli strumenti di competenza (leggi un organico pieno che battesse vorticosamente il tempo alle sue spalle). E senza timore di ripeterci vi diciamo che è ancora un album essenzialmente bello, forse uno dei migliori realizzati in carriera.

Ogni 5 anni Billy viene riconosciuto come l’incarnazione dell’integrità rock’n’roll, ragion per cui – senza cedere a vili complimenti di sorta – ogni lustro decide di rimettersi in gioco e sciogliere la sua band in essere. The Musicians of the British Empire sono I suoi nuovi cospiratori, l’intesa è di quelle magiche, se pensiamo al numero di dischi registrati. Suonano una musica primitiva, memorabile. Un connubio tra esistenzialismo punk e coloriture rhythm and blues.

Copertina disegnata ad hoc da Jamie Reid, artista di culto che ha già lavorato al fianco dei Sex Pistols. Un altro saggio di urgenza tipicamente british.

The Musicians Of The British Empire sono: -
Wild Billy Childish – Vox / Guitar
Nurse Julie – Vox / Bass
Wolf Howard – Drums

Nuovo Album Per Holly Golightly

Holly Golightly (già con le Headcoatess, gruppo ausiliare di Billy Childish, ed intima amica dei White Stripes, un cameo su Elephant) e Lawyer Dave (praticamente un duo batteria/chitarra all’insegna della stringatezza) meglio noti come Holly Golightly & The Brokeoffs, tornano con un nuovo album da studio per la fida Damaged Goods, etichetta che non hanno mai abbandonato sin dai tempi del loro esordio con ‘You Can’t Buy A Gun When You’re Crying’ . Ne è passata di acqua sotto i ponti da quell momento, c’è stato addirittura un tour moniale che prevedeva ben 3 mesi di concerti negli states. Battere il ferro finchè è caldo, deve esser stato più o meno quello l’avviso, dopo la fortunate partecipazione di Holly alla colonna Sonora del celebrato film di Jim Jarmusch Broken Flowers. Il loro secondo album è stato registrato in Spagna, proprio durante la branca europea della tournèe. Sentiamo le stesse parole dei protagonisti:

“In studio...Questo particolare progetto è stato registrato nel mezzo di un tour di 50 data, durante l’unica pausa disponibile. In quella settimana eravamo a Gijon, Spagna, sulla costa del nord. Abbiamo deciso di registrare da quelle parti presso uno studio analogico dal nome Circo Perotti, che è attrezzato con un’amabile selezione di microfoni d’epoca. Dopo esserci confessati con tutti i fantasmi, i goblins ed i gremlins insediati nello studio e nelle macchine, l’album è stato completato in 5 giorni... praticamente un giorno in più di quanto non avessimo impiegato con il disco precedente, potrebbe sembrare addirittura iperprodotto date le premesse.

Questo disco si chiama "Dirt Don't Hurt", proprio perchè non vuole infastidire nessuno. E’ stato unicamente prodotto da noi.”

Al solito i nostri non amano dichiarazioni ad effetto, calandosi in quella che è la ‘divisa’ dei proletari della musica. Sono le canzoni a parlare ad ogni buon conto, sottili interpretazioni in bilico tra r&b e country, corroborate da accenti garage e sfiziose atmosfere noir. E’ il calvario del rock’n’roll attraverso la redenzione soul, un patto non necessariamente con il diavolo.

http://www.hollygolightly.com/
http://www.damagedgoods.co.uk/

20/05/08

Sweet Louise



"Non so se Pete Molinari diventerà una stella, ma per me è già leggenda."

Audio Review - Maggio 2008 Disco Del Mese

"Nella miriade di nuovi folk che affrontiamo ogni giorno, un disco così risalta come una pietra grezza, unisce puntini noti per ipotizzare un disegno nuovo, o meglio, un disegno che del nuovo non si preoccupa, forte solo di dodici splendide canzoni."
Blow Up - Maggio 2008 Voto 8

"Prendete la polvere delle highways battute da Kerouac e Fante, la poesia da treno merci di Woody Guthrie, i lamenti dell'armonica di Dylan al Cafè Wha?, il tempo immobile scandito da un vecchio blues nei vicoli di Nashville, il sottile tormento di Roy Orbison e le fitte lancinanti di Hank Williams: questo è Pete Molinari"
Rumore - Maggio 2008 Voto 8

"E' più pop e accattivante di Dylan, ha le coloriture di country soul bianco, senti aleggiare Johnny Cash e Hank Williams, annusi ventate del primo 'n'r, tanto che potrebbe essere stato registrato da Sam Phillips nei Sun Studios (I Came Out Of The Wilderness)"
Il Mucchio - Maggio 2008 4 stelle

"Blues e rock delle radici questo meticcio ci sa fare"
XL/La Repubblica - Maggio 2008 4 stelle

'"it Came Out Of The Wilderness" sembra una session di Highway 61 Revisited del musicista di Duluth, così come "" ha di diverso soltanto il cantato vibrato e troppo acuto di Molinari. Ma è impressionate anche l'eco della Sun Records, del Country di Hank Williams e del Folk di Woody Guthrie. Tanto vicini quasi da toccarli, propro ora, nel 2008."
Jam - Maggio 2008

"La cosa straordinaria è che alla fine di "A Virtual Landslide" abbiamo la bella impressione che Pete abbia compiuto un miracolo: evitare un disco vintage, regalandoci così 12 canzoni senza tempo."
Rodeo - Maggio 2008

"Pete Molinari non fa musica di oggi. Inserire "A Virtual Landslide" nel cd player è come accendere una radio sintonizzata a cavallo tra gli anni '50 e '60. Tornando a casa con 12 tracce Folk Blues velatamente intinte di Pop e Soul."
Rockerilla - Maggio 2008

http://www.petemolinari.co.uk/
http://www.myspace.com/petemolinari
http://www.damagedgoods.co.uk/

07/04/08

Holly Golightly In Italia

You Can’t Buy a Gun When You’re Crying è il titolo dell’ultimo lavoro datato 2007 di Holly Golightly & The Brokeoffs, gioiello lo-fi di blues-folk ad opera di Holly Golightly (musa di Jim Jarmush, ex Headcoatees e collaboratrice stretta di White Stripes e Mudhoney).
Pubblicato dalla Damaged Goods Records You Can’t Buy a Gun When You’re Crying potrebbe essere la colonna sonora del prossimo film di Lynch o di una merenda nella fattoria Manson...”

Per la prima volta in italia:

11/04/2008 - Ravenna - Bronson

12/04/2008 - Torino - Spazio 211


18/03/08

Pete Molinari - A Virtual Landslide


Non lasciatevi ingannare dal suo volto, Pete ha appena 22 anni…o meglio prendete dannatamente sul serio la sua immagine da loser d’altri tempi, perché Molinari – nonostante l’anagrafe – è un autentico veterano. E’ la nuova scommessa di casa Damaged Goods, un’etichetta che dell’estetica rock’n’roll ha fatto un credo, accogliendo ripetutamente al suo capezzale un uomo come Billy Childish.
A vederlo, Pete sembra un fragile ed involontario incrocio tra Johnny Cash e James Dean, e se dell’uno può incarnare lo spirito del cantore solitario, dell’altro può ricordare la spregiudicata gioventù bruciata, che invece di sedersi al bordo di un fiammante bolide preferisce ‘confessarsi’ nelle radure di una bucolica America.
A Virtual Landslide è così un disco d’altri tempi, anzi un disco senza tempo, baciato da un seme di giusta immortalità. Pete è un crooner e come tale le sue canzoni accompagnano in maniera fluida liriche che cantano di amori persi e storie sussurrate.
Originario di Chatham, Inghilterra, Pete è un meticcio, avendo addirittura origini egiziane, italiane e maltesi, ciò nonostante riesce a calarsi con semplicità disarmante nei polverosi scenari del grande sogno (illusione?) americano, altezza anni 50/60. Di lui si è immediatamente innamorato il produttore Liam Watson: i suoi Toe Rag Studio sono stati mecca per star del calibro di White Stripes e The Kills. Proprio Liam è riuscito a conferire un sound incredibile al suo nuovo album, scarno eppure eccentrico negli arrangiamenti.
Tra gli ospiti segnaliamo la presenza del chitarrista pedal steel BJ Cole (ultimamente richiesto a sopresa da artisti come Luke Vibert e Basement Jaxx), che aggiunge un ulteriore flavour ‘sudista’ a questo magnetico debutto.

Un’artista che sembra abbeverarsi alla stessa fonte di Hank Williams, Bob Dylan, Leadbelly e Jimmy Rodgers, catturando il nostro immaginario con una riconoscibile voce in falsetto ed una sublime sei corde acustica.



’Molinari’s voice and haunting melodies left me feeling that the musical void in the British music scene will most definitely be filled. He can follow in the footsteps of Dylan and Guthrie’ NME

"A singular talent....his distinctive voice and guitar establish him as a Medway Hank Williams. Worth investigating." - UNCUT

’The soul of American music distilled into the voice of a Cuban-heeled greaser from the Medway Delta’THE GUARDIAN

‘An extraordinary new British talent...4.5/5’ - THE SUN

‘A spellbinding, wondrous voice....an amazing album’ - STOOL PIGEON

‘Young, finger-picking, country-blues marvel Molinari has a thrillingly ambiguous voice...’Virtual Landslide’ is an actual triumph’ - TIME OUT

‘A superbly realised piece of folk blues heartache’ - MOJO

‘Sweet-voiced blues-folk...a cherishable artefact even before you fall under the spell of the actual music’NME