Sulle ali del
successo ottenuto con il tour mondiale a supporto di ‘Conatus’, a Nika Roza
Danilova è stata offerta l’opportunità di esibirsi all’interno di uno dei più
prestigiosi musei di arte moderna al mondo: il Guggenheim di New York.
Piuttosto che esibirsi nel solito set elettronico caro a Zola Jesus, ha deciso
di collaborare con un un compositore di estrazione ‘accademica’ che potesse
arrangiar ei suoi brani per un quartetto. Ha così reclutato il leggendario
pioniere della musica industriale JG Thirlwell – altrimenti noto come Foetus –
nel ruolo di arrangiatore. Partito nella vulcanica e tentacolare scena newyorkese prossima alla no-wave, JG ha
lavorato parallelamente ad arrangiamenti sinfonici per il suo progetto Manorexia,
oltre ad aver musicato la serie dei Venture Brothers Adult Swim. Se c’è un
tratto comune nella variegata proposta di Thirlwell, quest ova individuate
nell’intensità drammatica ed evocative delle sue composizioni, sempre legate ad
un immaginario cinematico.
In questo
calderone hanno trovato asilo orchestrazioni degne delle migliori big band
degli anni ’50, di pari passo a catartici momenti noise-rock, astrazioni
elettroniche, vere e proprie sculture sonore ed elementi di musica da camera. Un
curriculum che ha reso il nostro quasi una scelta obbligata per la Danilova. ‘Versions’ – su etichetta Sacred
Bones - riporta la musica all’osso; prendendo l’approssimazione di certe
vecchie incisioni e capovolgendola letteralmente. Con tutte le porzioni messe
in evidenza, le composizioni hanno un nuovo tramite attraverso cui rappresentare
i propri piccoli universi’.
Lo spettacolo ebbe un eco stratosferico, con il Village Voice che proclamò a caratteri cubitali la conquista del museo da parte di Zola Jesus. Una performance che avuto l’intensità di un vero e proprio parto artistico, aldilà degli steccati musicali. Rimosso il corpo elettronico dalle composizioni, si è avvisato maggior respiro nella proposta, una formula per raggiungere un nuovo e più ampio pubblico. Trascendere i confini del techno-pop e della cultura industriale, puntando verso nuove ed inedite terre di conquista; che sia l’inizio di una nuova ascesa per l’eclettica Danilova?
Lo spettacolo ebbe un eco stratosferico, con il Village Voice che proclamò a caratteri cubitali la conquista del museo da parte di Zola Jesus. Una performance che avuto l’intensità di un vero e proprio parto artistico, aldilà degli steccati musicali. Rimosso il corpo elettronico dalle composizioni, si è avvisato maggior respiro nella proposta, una formula per raggiungere un nuovo e più ampio pubblico. Trascendere i confini del techno-pop e della cultura industriale, puntando verso nuove ed inedite terre di conquista; che sia l’inizio di una nuova ascesa per l’eclettica Danilova?
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