22/12/10

I nostri dischi preferiti del 2010



In un anno forse non eccezionale per il livello delle uscite discografiche, ancora una volta ci dilettiamo con le nostre classifiche personali. Vi auguriamo buone feste, ci sentiamo l'anno prossimo.

JACOPO
Eli Paperboy Reed “Come And Get It (Parlophone)
Against Me “White Crosses”(Capitol)
Aloe Blacc “Good Things “(Stones Throw)
Sufjan Stevens “Age Of Adz/All Delighted People" (Asthmatic Kitty)
Black Mountain “Wilderness Heart” (Jagjaguwar)
Surfer Blood “Astro Coast” (Kanine)
Turin Brakes “Outburst” (Cooking Vinyl)
Kings Go Forth “The Outsiders Are Back” (Luaka Bop)
Saluti Da Saturno”Parlare Con Anna”(Goodfellas)
Hjaltalin “Terminal”(Borgin)

LUCA
Emeralds "Does It Looks Like I'm New Here?" (Mego)
Sun City Girls "Funeral Mariachi" (Abduction)
Paul White "And The Purple Brain" (Now Again)
Gonjasufi "A Sufi And A Killer" (Warp)
Budos Band "III" (Daptone)
Chicago Underground Duo "Boca Negra" (Thrill Jockey)
Lloyd Miller/Heliocentrics "Ost" (Strut)
Ex "Catch My Shoe" (Ex Records)
Rangda "False Flag" (Drag City)
Sun Araw "On Patrol" (Not Not Fun)

ROBERTO
Mike Patton “Mondo Cane” (Ipecac)
Gil Scott-Heron "I'm New Here" (XL Recordings)
Janelle Monae "Archandroid" (Wondaland Arts Society)
Flying Lotus "Cosmogramma" (Warp Records)
Caribou "Swim" (City Slang)
Sufjan Stevens "The Age Of Adz" (Asthmatic Kitty)
Danger Mouse And Sparklehorse "Dark Night Of The Soul" (Self-released, Unreleased)
Aloe Blacc "Good Things" (Stones Throw)
Sharon Jones & The Dap-Kings “I Learned The Hard Way” (Daptone Records)
Kanye West "My Beautiful Dark Twisted Fantasy" (Roc-A-Fella Records)

ROSSANA
Sleepy Sun "Fever" (ATP Recordings)
Quest For Fire "Lights From Paradise" (Tee Pee)
Samsara Blues Experiment "Long Distance Trip" (World In Sound)
Calibro 35 "RARE" (autoproduzione)
The Radio Dept. "Clinging To A Scheme" (Labrador)
The Corin Tucker Band "1,000 Years" (Kill Rock Stars)
Sharon Jones & The Dap-Kings "I Learned The Hard Way" (Daptone Records)
Mike Patton "Mondo Cane" (Ipecac)
Janelle Monáe "The ArchAndroid" (Wondaland Arts Society/Bad Boy Records)
Angus & Julia Stone "Down The Way" (Capitol)

20/12/10

Toro Y Moi "Underneath The Pine" (Carpark Records)

Chazwick Bundick – in arte Toro Y Moi – è da considerarsi tra i nomi di punta della Chill Wave, uno dei sottogeneri partoriti ed elaborati nel sempre più fitto e frammentario underground statunitense. A conti fatti la musica del nostro è una piccola alchimia sonora, un miracolo casalingo, che prende in esame le trame dell‘ hip-hop più soulful, intercettando sommesse partiture indie-rock e rievocando addirittura l’agile scatto del french-touch. C’è un minore senso di astrazione in questo suo secondo album, ancora una volta immesso sul mercato da Carpark, con quella cura maniacale che contraddistingue i lavori della casa. Dopo il debutto – Causers Of This - ad il relativo sensazionalismo ad esso seguito, Chaz si re-inventa autore, scelta indicativa per questo ragazzo di appena 23 anni.
Per sua stessa ammissione gli ultimi mesi sono trascorsi con l’ascolto scientifico di compositori quali Ennio Morricone e François de Roubaix, come se una svolta cinematica fosse dietro l’angolo. Concepito in 3 lunghe session nella natia Columbia - South Carolina – Underneath The Pine è disco di contenuti, in cui i brani appaiono più levigati e meno sfuggenti. Tanto che il termine stesso chill wave – così auto-referenziale e poco descrittivo - diviene un simpatico ingombro per l’artista ora di stanza a Brooklyn.

Forgiato dall’ascolto della collezione personale dei suoi genitori e sempre maniacalmente alla ricerca di stimoli inediti, Chaz è la quintessenza del fruitore contemporaneo. E’ tutta una questione di flussi infatti, laddove gli ingranaggi sono sufficientemente oliati e su beats avvolgenti si costruiscono canzoni dal fascino antico. Non è un caso che il quadrilatero di partenza per lui sia costituito da Animal Collective, Sonic Youth, J Dilla e Daft Punk. Tutti nomi che nello studio di registrazione hanno trovato un valido alleato. Underneath The Pine crescerà esponenzialmente tra i vostri ascolti, rivelando un musicista che eccelle nei particolari più minuziosi.

Tracklisting: 1.Intro/Chi Chi 2.New Beat 3.Go With You 4.Divina 5.Before I’m Done 6.Got Blinded 7.How I Know 8.Light Black 9.Still Sound 10.Good Hold 11.Elise

"Underneath The Pine" esce il 21 Febbraio 2011


A Hawk and a Hacksaw "Cervantine"

Sul loro personale marchio LM DUPLI-CATION e dopo una carriera costellata da grandi riconoscimenti - grazie all'impegno promozionale della prestigiosa Leaf Label - A Hawk And A Hacksaw si riaffacciano sul mercato, ed è ancora il vento dell'Est a sostenere la loro creazione artistica. Pur proveniendo da un territorio del sud come Albuquerque, New Mexico, i nostri continuano a porre la fascinazione per il sound dell'Europa orientale al centro delle loro divagazioni sonore. Tanto che la loro label si pone il fine di celebrare i più rappresentativi autori contemporanei di quell'area, per dare un continuum alla loro nobile origine. Cervantine è il frutto di questo nuovo slancio artistico, tutto un fiorire di tradizioni folkloriche e retaggi di gruppi tzigani della Yugoslavia, Grecia e Romania.
Con una scena costituita da nomi di peso internazionale quali Fools Gold, Beirut e Calexico l'area desertica sembra una pianura su cui far planare le musiche del mondo. Gli stessi A Hawk And A Hacksaw sono così portavoci di un sentire world che non teme smentite. I musiscisti sono debitamente documentati ed il lloro esempio brtillante, impiantato nelle radici del vecchio continente e delle sue tradizioni centenarie. Un trapasso emotivo forte per una formazione comunque americana.

Registrato presso il loro studio casalingo ad Albuquerque nel bel mezzo di due tour americani, Cervantine è il suono vibrante di due musicisti - Jeremy Barnes and Heather Trost - che hanno riscritto una propria geografia mentale e musicale.
Gli altri contributi arrivano dai fratelli Hladowski, Stephanie (voce) e Chris (bouzouki), direttamente da Bradford, Inghilterra, attraverso lunghi trascorsi polacchi. Potete ascoltare il loro verbo etnico in Mana Thelo Enan Andra, Cervantine e nel classico turco Uskudar.
Grandi sensazioni per un disco sofisticato e passionale

TRACK LISTING
1. No Rest for the Wicked 2. Mana Thelo Enan Andra 3. Española Kolo 4. Cervantine 5. Üsküdar 6. Lajtha Lassu 7. At the Vulturul Negu 8. The Loser [Xeftílis]

CERVANTINE ESCE IL 15 FEBBRAIO 2011

Asobi Seksu il nuovo album sarà su Polyvinyl, in uscita a Febbraio


Il diktat nello studio di Chris Zane (Passion Pit, The Walkmen) è stato chiaro: non pensateci sù troppo! Pare che gli Asobi Seksu – al secolo la modella nipponica Yuki Chikudate ed il chitarrista e maggior compositore James Hanna – abbiano preso alla lettera le indicazioni del produttore, ottimizzando i tempi della sala d’incisione e facendo sì che "Fluorescence" fosse quanto di più riconducibile ad un’esperienza live. Con il quarto album in studio gli Asobi Seksu sbocciano, rivelando finalmente al mondo la loro complice essenza, fatta di saliscendi armoniosi e canzoni che toccano le corde del cuore. Oltre gli steccati dello shoegaze un suono che attinge parimenti dalla wave barocca e dal guitar pop più prossimo alle indiscrezioni elettroniche. Il sound di questo disco è così la logica prosecuzione di quanto intentato dalla 4AD con Cocteau Twins e This Mortal Coil, perché è bene sottolinearlo questo è il 2010 e le dinamiche di produzione sono di per sé cambiate. I due elementi distintivi sono da ritrovarsi nell’uso regolare dei synth, volutamente analogici, e nell’armoniosa vocalità di Yuki, una cartolina dai sixties più floreali. Sfiorando il caos emotivo, mantenendo comunque una disciplina sonora da fare invidia a qualsiasi combriccola ben assortita, Asobi Seksu sono prossimi a fare il grande salto, forti di un campionario di canzoni che lascia trasparire il loro stato di grazia.

I Deerhoof contro Il Male


Se l’abbondanza è un pregio allora questi quattro ragazzi californiani la devono saper lunga… A 16 anni dalla loro nascita i Deerhoof della pimpante Satomi Matsuzaki non si perdono certo d’animo e forti di un nuovo deal discografico – con Polyvinyl – decidono di fare le cose in grande ed affrontare direttamente… il male! Che potrebbe tradursi nella noia o nell’agonizzante mondo dell’indie-pop, dove spesso trovate tre riff in croce all’interno di album che viaggiano sui 40 minuti. Ipercinetici, matematici, per loro si sono sempre utilizzati aggettivi stratosferici. Non cambia l’equilibrio ora, dopo che in formazione sono entrati stabilmente due pesi massimi del più avveniristico guitar sound americano. Ed Rodriguez e John Dieterich facevano già coppia nei Colossamite, poi negli impressionisti strumentali Gorge Trio, ora provvedono a ridefinire con cura la musica dei Deerhoof che altro non è se non un quadro post-moderno. Dal brano Qui Dorm, Només Somia (con la scelta del cantato in catalano) capirete che i limiti concettuali non sono affatto un problema per i nostri, che anzi inanellano una serie di numeri stravaganti anche in questo disco. Passando per l’appunto da passi flamenco a sinfonie guitar-rock, sempre mantenendo un gusto per la melodia, a volte assordante a volte estremamente poppish. Misuratamente progressivi, consci che il noise-rock è stata comunque una tappa fondamentale per l’underground a stelle e strisce, sicuri di avere un gusto stravagante per gli arrangiamenti, i Deerhoof sono quel tipo di band cui non piacciono le minestre riscaldate, un forsennato combo che sa ancora spadroneggiare tra gli spesso risoluti ambienti indie.

"Passive Aggressive": doppio CD coi singoli dei Radio Dept



Divenuti negli ultimi anni dettaglio importante alla voce export - nei conti pubblici del paese d'origine - gli svedesi Radio Dept. hanno valicato i confini nazionali ponendo in primo piano il loro sguardo malinconico alla musica inglese. Appassionati di dream pop, come del più crepuscolare rock indipendente anni '80 - ancora i nomi riccorrenti di etichette quali Factory, Creation e Sarah - i nostri si riaffacciano sul mercato con un doppio disco antologico in uscita all'inizio del nuovo anno per Labrador, che mette in fila un numero sostanzioso di b-sides, rarità e alternative version. Il battesimo ideale per i novizi, un elemento di estrema curiosità per tutti gli appassionati distribuiti tra nuovo e vecchio continente. La raccolta di singoli - che gioca anche con lo yin e lo yang dicendosi appunto passiva/aggressiva - copre il periodo 2002-2010 divenendo così la fotografia di un gruppo che pur mantenendo un equilibrio compositivo interno, ha fatto sì che il suono dell'elettronica lo-fi e della dance underground si facesse largo tra le sue maglie chitarristiche. Se etichette come Slumberland hanno riportato in auge quel suono oltreoceano, in Europa i Radio Dept. hanno spesso rubato lo scettro dei comprimari inglesi, per rilasciare una voce autorevole sulle sorti del più gentile indie-rock. Nell'aprile del 2010 il loro ultimo parto da studio "Clinging to a Scheme" fu eletto dalla bibbia PITCHFORK nell'apposita sezione Best New Music. Commercialmente parlando il disco entro nella speciale classifica di Billboard Heatseeker Chart direttamente nella Top 20. In questa preziosa raccolta troverete due dei Single of the week per NME, oltre a tre tracce dalla colonna sonora del celebre Marie Antoinette diretto da Sophia Coppola. Fiore all'occhiello di Labrador e di tutta la musica nordica, i Radio Dept ci scalderanno con la loro chiaroscurale presa musicale.

Glamour Of The Kill: l'atteso debutto esce a fine Gennaio


Ci sono poche band che possono pubblicare un disco di debutto accompagnate da così ampie aspettative. I Glamour Of The Kill sono dei predestinati e la loro musica è destinata a mettere a ferro e fuoco il Regno Unito; prendendo le mosse da una delle correnti più funamboliche del rock estremo: l’emo-metal. Sul solco di gruppi come Bullet For My Valentine e Avenged Sevenfold – saranno opening act per ambo le band - i quattro salgono alla ribalta della locale scena di York nel 2007, raccogliendo in tempi rapidissimi anche i consensi della stampa specializzata. Sono demo del mese per il prestigioso periodico Metal Hammer, un’imbeccata che gli consentirà di mettere la prima bandierina sul territorio nazionale. Con il primo ep del 2008 – pubblicato dalla label culto Siege Of Amida – il gruppo spiega le ali, liberando il suo devastante impatto, confortato anche dalle apparizioni dal vivo al Download Festival. Seguiranno date con Black Tide, As I Lay Dying, Escape The Fate, DragonForce e Wednesday 13, in Inghilterra e nel resto d’Europa. Il loro approccio muscolare tocca così livelli di perfezione assoluta, gli automatismi ed il registro delle loro composizioni si solidificano attorno a figure di hardcore evoluto e nu-metal, per un risultato incompromissorio. Si allarga il numero dei loro sostenitori, grazie ad un tiro capace di stuzzicare audience così diverse, anche in termini anagrafici. "The Summoning" è così il disco che scuoterà dalle fondamenta la verde scena alternative metal europea, grazie ad una performance al fulmicotone, definita da un numero di canzoni anthemiche.

Glamour Of The Kill Are One Of The Uk’s Brightest Young Hopes (Kerrang!)

The Uk Has a New Crossover Phenomenon In the Making (Metal Hammer)

17/12/10

Beans "End It All" (Anticon Records)

Un nuovo inizio per uno degli mc degli innovativi Anti-Pop Consortium. Abbandonata da tempo la navicella madre ed approntata una carriera solista mai scevra da sorprese, Beans ha incrociato il suo flusso con due luminari del jazz libero come William Parker ed Hamid Drake – nell’omonimo disco pubblicato da Thirsty Ear – oltre ad aver realizzato pagine di avveniristica musica ritmica con il marchio Warp. Il ritorno – End It All - porta il marchio Anticon, etichetta da sempre all’avanguardia nel circuito hip-hop, sin dai tempi in cui i Clouddead sconvolsero letteralmente l’universo indie.
Questo è il quarto album per il rapper di Brooklyn ed è a livello tematico e contenutistico una ventata di novità, nonché una presa di coscienza positiva, rispetto al recente passato. Prestando fede alle variabili della slam poetry e sorretto da un’architettura sonora assolutamente fantasiosa ed imprendibile, Beans ci dice che la collisione stilistica è ancora una volta al centro delle sue attenzioni. Su basi spesso sdrucciolevoli si inerpicano le liriche, quasi esercizi di equilibrismo, per un uomo che cita senza colpo ferire il kraut rock come la techno minimale della Kompakt di Colonia.
Certo che per esprimersi in questo stato di grazia Beans si è circondato di nomi di primissimo piano nel mondo della musica ritmica. Se personalità come Four Tet, Clark, TOBACCO, Son Lux e Sam Fog degli Interpol già stuzzicano le vostre più recondite fantasie, ci sono tutti gli ingredienti per brindare a questa nuova fase artistica. Four Tet rilascia i suoi virtuosismi in Anvil Falling mentre l’immaginario più scuro di TOBACCO segna il passo in Glass Coffins.
E c’è anche un Africa che si fa largo nella poliritmia moderna di Electric Eliminator, col team di produttori Bumps, praticamente le 3 batterie dei Tortoise.
Il quarto re magio – qualora non ve ne foste accorti - porta il verbo.

The Dirtboms "Party Store" (In The Red)

Doveva accadere prima o poi. La personale smania di Mick Collins per il sound techno di Detroit ha ora un nome: Party Store. Un disco del tutto particolare quello con cui si ripresentano sul mercato i Dirtbombs, un lavoro che fa il paio con quell’Ultraglide in Black che a suo modo omaggiava la black music in maniera inusuale, spingendo spesso e volentieri il piede sull’acceleratore. Dopo la sbornia funk soul di quel disco capitale, la sua band rivisita in chiave analogica la musica elettronica di Detroit degli anni ’80, un sound che causò un’autentica rivoluzione culturale, non solo nei meandri della cultura nera. Sembra un trapasso prepotente dall’era garage dei Gories ai giorni nostri; errato, Mick ha sempre coltivato questa passione ed ora è tempo di rivisitare alcuni classici della scena attraverso la lente deformante dei Dirtbombs. E quando parliamo di classici, facciamo riferimento ad autentici riempi pista: dall’electro di Sharevari siglata da A Number of Names (rilanciata non più di 10 anni fa dal dj/produttore Trevor Jackson/Playgroup) ad Alleys of Your Mind, dance robotica firmata dai Cybotron di Juan Atkins, passando per il firmamento house di Strings of Life - Derrick May – e quella meraviglia soul post-moderna che corrispondeva a Good Life (Kevin Saunderson con il progetto Inner City). Con una precisione impressionante, che spesso lascia presagire l’influenza del kraut rock, i Dirtbombs rivisitano quello che è stato il futuro della musica nera, sovrapponendo agli originali sequencers e drum machine chitarre affilate e scolpite ritmiche umane. In Bug in the Bass Bin – originariamente ad appannaggio della Innerzone Orchestra – ritroviamo lo stesso Carl Craig alla programmazione dei synth, in uno squarcio spazio-temporale che supera abbondantemente la soglia dei 20 minuti, algido motorik rock che impressiona per la sua consistenza. Mai una ri-contestualizzazione è suonata più appropriata, e Party Store rischia seriamente di essere uno dei dischi da battere del 2011.

15/12/10

Earth, un nuovo album a Febbraio 2011



Nemmeno il tempo di gioire per la pubblicazione di "A Bureaucratic Desire For Extra Capsular Extraction" – gli Earth di Dylan Carlson nella loro primissima incarnazione, legati al più rigoroso e punitivo drone-rock – che la Southern Lord di Greg Anderson dei Sunn O))) è pronta a licenziare la nuova fatica da studio della compagine di Olympia. Invero fortemente rinnovata. Archiviato il sensazionalismo che vide Carlson legato a Cobain per un celebre fatto di cronaca (il prestito dell’arma utilizzata nel suo suicidio), abbiamo scoperto con il trascorrere degli anni una nuova dimensione umana per il gelido e baffuto rocker del North West, capace di interpretare con spirito inedito i dettami della cosiddetta ‘americana’. Il titolo sposa come buona creanza l’alone esoterico della band: "Angels Of Darkness, Demons of Light 1". Registrato presso l’Avast Studios con l’ausilio del produttore Stuart Hallerman (Soundgarden, Mudhoney, Built To Spill) il disco introduce anche la nuova line-up della band. Dylan e la sodale batterista Adrienne Davies sono oggi raggiunti dalla violoncellista Lori Goldston (collaborazioni altisonanti con Nirvana, David Byrne, Black Cat Orchestra, Laura Veirs) e dal bassista Karl Blau (che incide in solo per K Records, oltre a collaborare con Laura Veirs e Microphones). Il disco spartiacque nella carriera del gruppo – "Hex: Or Printing in the Infernal Method" – ha praticamente dato il là alla seconda fase della loro carriera, impreziosita dal successivo "The Bees Made Honey in the Lion's Skull", in cui si affacciava addirittura un luminare della sei corde come Bill Frisell, tanto per dire della conquistata stima in ambiti altri da parte degli Earth. Un western sound da post-atomica, che dal Deadman di Neil Young si spinge oltre terre desolate con un twang chitarristico che è ora marchio indelebile. Una parabola che si completa con Angels Of Darkness dove la metropoli è un deserto, una disabitato paesaggio all’imbrunire, e lo scorrere lento degli eventi il metro per un sound da romantica oltre tomba. A livello di sensazioni Carlson chiama in causa gli eroi del british-folk, Pentangle e Fairport Convention per intenderci, oltre al blues dei Tuareg Tinariwen. Un universo che si dipana sotto rituali ed immaginifici colpi d’ascia, pellicola in bianco e nero dell’inverno della nostra vita.

09/12/10

I migliori del 2010

01/12/10

Wire: il nuovo album nei negozi a Gennaio

Ci han preso gusto Colin Newman e soci: non solo l'intrepida reunion, ma anche i live al fulmicotone e le apparizioni nei più importanti festival europei, ancora a bacchettare giovani esordienti incapaci di plasmare la materia rock. Sempre sotto l'egida della loro Pink Flag esce "Red Barked Tree", nuova fatica da studio dei Wire, che piuttosto che adagiarsi sul proprio nobile catalogo preferiscono affrontare a testa alta il nuovo millennio. Abituati a stupirci, relativamente ai cambi interni, anche il loro sound è stato spesse volte rivisitato, sposando di volta in volta teorie pop, ispirazioni elettroniche e muri chitarristici. Proprio quest'ultima sembra essere una costante del ritorno in attività, dato anche l'impianto dei loro live, dove lo sferragliare metallico delle chitarre è il collante della performance stessa. Concepito, scritto e registrato nell'arco del 2010 dallo stesso Newman con l'apporto essenziale di Graham Lewis e Robert Grey, il disco non ha alcun tipo di ospite, onde tenere fede ad un severo ordinamento interno. Da "Adapt" all'art-punk di "Two Minutes", l'album appare come un campionario di imprese soniche, giocato sul filo del rasoio di un'attitudine che prevede tanto la dipendenza dalle armonie pop quanto la dedizione per strutture mobili ed avanguardiste. Del resto nel corpo etrogeneo dei Wire ci sono sempre stati molteplici piani di lettura. Attesi in Europa per un esteso tour a cavallo tra febbraio e marzo i nostri sono pronti a rilasciare 11 di quegli indispensabili brani che ne han costituito la leggenda.